Ti chiedono di svolgere un compito in un determinato modo. Tu esegui e il tuo responsabile, o lei, ti rimprovera, facendoti credere di aver capito male, perché avrebbe voluto che quel documento fosse steso in un’altra maniera. Sembrerebbe solo un gioco di potere manipolatorio, ma in realtà è un fenomeno tremendamente diffuso in tutti i contesti sociali, lavoro in primis. Ha un nome: gaslighting. L’origine del termine ne svela il significato meglio di qualunque dizionario. Gaslight è un’opera teatrale britannica del 1938, adattata al cinema negli anni successivi: un marito cerca di portare la moglie alla follia con una serie di manipolazioni ambientali, arrivando anche ad affievolire le luci delle lampade a gas. Lei nota i cambiamenti, ma lui nega: «Hai le visioni, mia cara», è la sostanza del messaggio. E lei finirà per dubitare di se stessa. Quest’anno è uscito un saggio che ne parla ampiamente, soprattutto quando le vittime sono donne (Hélène Frappat, Gaslighting. Contro la manipola…
Ti chiedono di svolgere un compito in un determinato modo. Tu esegui e il tuo responsabile, o lei, ti rimprovera, facendoti credere di aver capito male, perché avrebbe voluto che quel documento fosse steso in un’altra maniera. Sembrerebbe solo un gioco di potere manipolatorio, ma in realtà è un fenomeno tremendamente diffuso in tutti i contesti sociali, lavoro in primis. Ha un nome: gaslighting. L’origine del termine ne svela il significato meglio di qualunque dizionario. Gaslight è un’opera teatrale britannica del 1938, adattata al cinema negli anni successivi: un marito cerca di portare la moglie alla follia con una serie di manipolazioni ambientali, arrivando anche ad affievolire le luci delle lampade a gas. Lei nota i cambiamenti, ma lui nega: «Hai le visioni, mia cara», è la sostanza del messaggio. E lei finirà per dubitare di se stessa. Quest’anno è uscito un saggio che ne parla ampiamente, soprattutto quando le vittime sono donne (Hélène Frappat, Gaslighting. Contro la manipolazione, Neri Pozza).
«È un fenomeno che si colloca nel contesto delle relazioni interpersonali caratterizzate da dinamiche di potere, laddove esistono asimmetrie», spiega Annalisa Dordoni, sociologa dell’università Bicocca di Milano. Sui luoghi di lavoro, c’è un’attenzione crescente da parte di sindacati e aziende che «hanno compreso come le modalità in cui ci si relaziona in ufficio hanno profonde ripercussioni sul benessere organizzativo, sulla qualità dei servizi offerti, quindi anche sui profitti». Un tema praticamente economico. «Queste dinamiche si riscontrano, ad esempio, nei rapporti tra chi occupa ruoli apicali o di management e chi ricopre posizioni subordinate». La vittima, persona vulnerabile, vede annullata «la sua capacità di agire sulla realtà». Risultato: assoggettamento nei confronti del più forte. Sembrerebbe un tunnel senza uscita, ma gli strumenti per tutelarsi iniziano ad esserci: «Un esempio positivo», spiega Dordoni, «è l’obbligatorietà per le pubbliche amministrazioni della costituzione di un Comitato unico di garanzia che adotta strategie per contrastare e prevenire gli abusi all’interno dell’ente, prendendo provvedimenti in diversi casi». Anche le aziende più virtuose hanno simili organismi interni. Anche se il gaslighting, come il mobbing, dal punto di vista legale non ha una disciplina dedicata, ma rientra in quella degli atti persecutori, come lo stalking.