Ho fatto bene a fidarmi. È stato giusto rinunciare all’espatrio in Svizzera, sulla scia di quel Provinciale anti-italiano di Giorgio Bocca, per restare qui ed ascoltare il messaggio di fine d’anno del Capo dello Stato. Il Picconatore Gentile Sergio Mattarella, almeno lui, mi ha dato valide ragioni per scommettere su un 2025 migliore. Così ho raccolto l’invito di Internazionale, che sull’ultimo numero pubblica l’elenco dei buoni propositi per l’anno nuovo raccolti tra i redattori, e invita i lettori a formulare i propri. Quelli proposti dalla redazione sono molto stimolanti. C’è la tendenza Bauman-Latouche, ispirata al consumo responsabile dei cervelli e alla decrescita felice: tipo “domare l’intelligenza artificiale” o “riparare le cose invece di comprarne di nuove”. C’è il filone Feuerbach-Vissani, imperniato su un rigoroso materialismo alimentare: tipo “prendermi cura del mio microbiota intestinale” o “meno ansia, più tagliatelle”. In mezzo, i grandi ideali dell’umanità (da “abbatte…
Ho fatto bene a fidarmi. È stato giusto rinunciare all’espatrio in Svizzera, sulla scia di quel Provinciale anti-italiano di Giorgio Bocca, per restare qui ed ascoltare il messaggio di fine d’anno del Capo dello Stato. Il Picconatore Gentile Sergio Mattarella, almeno lui, mi ha dato valide ragioni per scommettere su un 2025 migliore. Così ho raccolto l’invito di Internazionale, che sull’ultimo numero pubblica l’elenco dei buoni propositi per l’anno nuovo raccolti tra i redattori, e invita i lettori a formulare i propri. Quelli proposti dalla redazione sono molto stimolanti. C’è la tendenza Bauman-Latouche, ispirata al consumo responsabile dei cervelli e alla decrescita felice: tipo “domare l’intelligenza artificiale” o “riparare le cose invece di comprarne di nuove”. C’è il filone Feuerbach-Vissani, imperniato su un rigoroso materialismo alimentare: tipo “prendermi cura del mio microbiota intestinale” o “meno ansia, più tagliatelle”. In mezzo, i grandi ideali dell’umanità (da “abbattere il patriarcato” a “provare a dire qualche no in più”) e i piccoli bisogni della quotidianità (da “girare il materasso” a “mettere in ordine la libreria”). A questa lista sintetica, adesso, vorrei aggiungere la mia. E dunque. Chiamare più spesso i miei figli. Ascoltare sempre mia moglie. Frequentare gli amici. Ignorare i nemici. Trascurare i social. Resuscitare il vecchio Nokia.
Trattenere il respiro prima che parli Meloni. Fare un bel respiro dopo che ha parlato La Russa. Non ridere guardando le foto di Vannacci in costumino che fa il bagno di Capodanno. Non piangere leggendo le dichiarazioni di Salvini sui migranti. Sforzarsi di capire Conte quando interviene nei talk. Non fare sforzi inutili per capire Grillo quando posta sul blog. Rallegrarsi con Renzi per conti correnti e assoluzioni frequenti. Ricordare a Calenda la scommessa persa sulle Europee. Contenere l’entusiasmo per le avventure del “cantiere centrista”. Manifestare l’ansia per le sventure dell’Europa sovranista. Temere Putin, accusare Netanyahu. Condannare Hamas, disprezzare Khamenei. Rileggere Lolita a Teheran. Non leggere i libri di Vespa. Più medici, meno soldati. Più ospedali, meno galere. Fare volontariato. Chiedere sempre la fattura, quando l’artigiano ti propone un prezzo con Iva e un altro senza. Non sopportare gli spot delle automobili e dei profumi. Andare sempre più spesso al cinema. Restare sempre meno a casa a guardare serie tv. Più nuoto, meno calcio. Più Dalla De André De Gregori Guccini Venditti, meno Toni Effe Fedez Sfera Ebbasta Lazza DrefGold. Provare a non vedere Sanremo, per evitare crisi depressive. Vedere sempre il Tg1, nei momenti di depressione acuta. Continuare a detestare Musk, che ora si fa chiamare Kekius Maximus (da “Kek”, dio delle Tenebre nell’antico Egitto). Cominciare a detestare Trump, che tra dieci giorni si insedia alla Casa Bianca. Allacciare le cinture di sicurezza.