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Michele Serra: quelli che “se l’è cercata”

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Il caso di Cecilia Sala denigrata sui social (e da certi giornali che gli vanno dietro)
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Caro Serra, nonostante siano stati pubblicati centinaia di saggi sul tema della polarizzazione dell’opinione pubblica e la tendenza all’estremismo della politica, la gran parte dei giornalisti sembra non aver capito in quale società ci ritroviamo. Se non fosse così non ci sarebbe tanta sorpresa per l’ostilità dell’opinione pubblica nei confronti della giornalista ingiustamente detenuta in Iran. Pochi mesi fa abbiamo assistito a un fenomeno simile con altri giornalisti perseguiti e incriminati in Russia soltanto perché stavano svolgendo il loro mestiere. Accertato che i giornalisti sono sotto attacco, è bene fare chiarezza e capire da chi proviene questa aggressione: quei regimi autoritari che vogliono sopprimere la libertà di informazione. Il pericolo è grande, perché questi regimi, fra i quali spiccano Russia, Cina e Iran, stanno abilmente manipolando l’opinione pubblica nelle democrazie. Lo fanno attraverso i loro influencer schierati, le pagine dei social media e la stampa accondis…

Caro Serra, nonostante siano stati pubblicati centinaia di saggi sul tema della polarizzazione dell’opinione pubblica e la tendenza all’estremismo della politica, la gran parte dei giornalisti sembra non aver capito in quale società ci ritroviamo. Se non fosse così non ci sarebbe tanta sorpresa per l’ostilità dell’opinione pubblica nei confronti della giornalista ingiustamente detenuta in Iran. Pochi mesi fa abbiamo assistito a un fenomeno simile con altri giornalisti perseguiti e incriminati in Russia soltanto perché stavano svolgendo il loro mestiere. Accertato che i giornalisti sono sotto attacco, è bene fare chiarezza e capire da chi proviene questa aggressione: quei regimi autoritari che vogliono sopprimere la libertà di informazione. Il pericolo è grande, perché questi regimi, fra i quali spiccano Russia, Cina e Iran, stanno abilmente manipolando l’opinione pubblica nelle democrazie. Lo fanno attraverso i loro influencer schierati, le pagine dei social media e la stampa accondiscendente. Oggi possiamo leggere sui social una quantità straordinaria di commenti che inneggiano all’Iran e insultano una giornalista ingiustamente detenuta. Questo può avvenire soltanto perché l’opinione pubblica è manipolata e controllata dai regimi autoritari, ed è schierata faziosamente contro la democrazia e la libertà. Non capirlo significa avere già perso la guerra contro queste dittature.
Cristiano Martorella

Caro Martorella, al suo allarme aggiungerei un’aggravante: un numero considerevole di abitanti delle democrazie era molto ben predisposto alla manipolazione che lei descrive. Direi che non aspettava altro. Ben prima che l’influenza dei siti bugiardi russi e apparentati si facesse largo, un sacco di gente già odiava o disprezzava più di un aspetto della vita democratica. In diverse occasioni, negli scorsi anni, specie quando a essere in pericolo era una donna, fossero di ordine umanitario o giornalistico le ragioni che l’avevano spinta a rischiare in giro per il mondo la sua incolumità, dai social si è sempre levato un coro di sghignazzi, per la serie “se l’è andata a cercare, se rimaneva a casa sua a fare la calza non le succedeva nulla”. Bestioni e bestione di quel genere, che ragionano sulla base di una morale gretta e di un cervello piccino, ce ne sono sempre stati, ma non avevano l’amplificazione dei social, alla quale si è aggiunto quasi al completo l’armamentario mediatico della destra populista, con i suoi titoli violenti e misogini. È un fenomeno che si chiama “codismo”, giornali che sperano di sopravvivere (problema comune a tutti i media tradizionali) imitando il linguaggio rozzo e incivile dei peggiori siti social. Vedono le folle urlanti e si mettono in coda, sperando di essere ammessi alla festa. Robaccia. Alla quale si può reagire in un solo modo: cercando di alzare il livello, di ignorare la rissa, di conservare lo sguardo chiaro in mezzo alle situazioni più torbide. Contando sul fatto che qualcosa resterà, qualche seme attecchirà. La lotta tra la democrazia e i suoi nemici può sembrare improba, e falsata: la democrazia considera importante che i suoi nemici interni parlino, scrivano, dicano la loro. La dittatura no, i nemici interni li zittisce e li incarcera. La democrazia è costretta, per sua natura, a rispettare le regole, la dittatura no. Ma se non abbiamo fiducia nella libertà, e nella qualità del dibattito, abbiamo già perso. Meglio combattere, sapendo che sarà molto dura.

Magari Delmastro ascoltasse Mattarella

Gentile Michele Serra, ascoltando il discorso di fine anno del presidente Mattarella, fra i tanti temi da lui toccati, ho notato che ha espressamente detto che i detenuti devono respirare un’altra aria rispetto a quella che li ha portati a delinquere. Mi chiedo se di ciò è stato informato tempestivamente l’onorevole Delmastro il quale, sul respiro dei detenuti, mi risulta avere tutt’altra opinione.
Stefano Devescovi

Mattarella ha detto anche altre cose che, alle mie orecchie, suonavano non molto in sintonia con gli orientamenti di questo governo. Ma ha prevalso l’applauso unanime, e tutti i Delmastri hanno fatto finta di essere entusiasti del discorso di San Silvestro. Le faccio solo un esempio: il patriottismo, così come l’ha declinato il Capo dello Stato, non c’entra un bel nulla con il nazionalismo, tanto meno con il sovranismo. È un sentimento civico, di appartenenza a una comunità. Ma non troverà nessuno, a destra, che abbia voglia di notare la differenza. È un bel segno: vuol dire che, fino a che il Quirinale ha il ruolo che gli è stato assegnato dalla Costituzione, e parla con la voce pacata e alta di Mattarella, nessuno osa metterlo in discussione.

Due visioni opposte su Israele e Palestina

Gentile Michele Serra, mi sono sempre chiesto come fosse stato possibile radere al suolo il Ghetto di Varsavia nell’impotenza del mondo civile. Mi sono sempre risposto che c’era la guerra, e che nessuno poteva fare davvero qualcosa. Ma ora, con Gaza? Sotto i nostri occhi oltre 40 mila persone sono state uccise in poco più di un anno, i neonati muoiono per il freddo, la gran parte degli edifici è stata rasa al suolo, spesso con dentro donne e bambini. Grazie a Papa Francesco che ce lo ha ricordato a Natale, ma gli occhi del mondo restano serrati, e i palestinesi, da quando sono nato ormai troppi decenni fa, vengono trattati come bestie da macello.
Ludovico Pagani – Milano

Caro Serra, rispondendo alla propal Sabrina Costa hai rivendicato la tua posizione equidistante tra Hamas e Israele, che con autoironia hai chiamato “cerchiobottista”. Non sono fondamentalista e neanche ebreo, ma non credo che si possa mettere sullo stesso piano “l’intenzione ormai settantennale di cancellare Israele” e la dolorosa difesa di Israele costretto a uccidere i civili usati da Hamas come scudi umani. Israele separa i civili dalle sue installazioni militari, quindi l’obiettivo dei terroristi sono sempre stati i civili e solo i civili, per pura intenzione di sterminio antisemita. Israele invece fa di tutto per risparmiare le vite dei civili palestinesi avvertendo prima dove bombarderà. Se Hamas li obbliga a restare, Israele non può rinunciare a colpire miliziani, depositi di armi e rampe missilistiche nemiche perché Hamas li ha circondati di civili. Lo stesso vale per le vittime civili libanesi e siriane. No, qualche colono fanatico che assale i villaggi palestinesi, seppur tollerato dal governo israeliano, non può essere messo sullo stesso piano dell’Iran e delle sue propaggini terroristiche, strutturate, finanziate e organizzate per distruggere Israele. No, Israele non è “divenuto persecutore”, difende soltanto la sua sopravvivenza.
Luciano Roffi

Era impossibile non cominciare l’anno nello stesso punto nel quale si era concluso il ’24. Le lettere di Pagani e Roffi sono scritte da lettori dello stesso giornale, eppure dicono cose diametralmente opposte su quel macello ormai settantennale. Ringrazio entrambi. Continuerò a leggere gli uni e gli altri, cercando, fino a dove si riesce, di non perdere la speranza che un punto di sopportazione reciproca esista.

Sul Venerdì del 10 gennaio 2025

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