Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara Signora Aspesi, in questa notte di un giorno particolare, mentre la mia solitaria casa sta per addormentarsi, mi viene da pensare a cosa può significare il Natale: per alcuni un grande sfoggio di benessere, recitate manifestazioni di gioia, esasperazioni culinarie. Per un non credente serio è giorno del riconoscimento dei valori umani quali la pace, la solidarietà, la tolleranza, il rispetto per l’altrui opinione, l’attuazione dei comportamentiche permettono il vivere civile. Per un credente è abbastanza scontato: Dio che si manifesta, tramite un bambino, togliendo all’uomo la paura e il mistero del divino. Tutto questo per risponderle su chi è l’Innominabile che citavo nella mia lettera sul numero del 20 dicembre: Salvini, cui si possono aggiungere tutti i suoi sodali. Scusi queste mie intemperanze lessicali e mi permetta di dire ancora che non riesco più a provare rabbia ma …
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara Signora Aspesi, in questa notte di un giorno particolare, mentre la mia solitaria casa sta per addormentarsi, mi viene da pensare a cosa può significare il Natale: per alcuni un grande sfoggio di benessere, recitate manifestazioni di gioia, esasperazioni culinarie. Per un non credente serio è giorno del riconoscimento dei valori umani quali la pace, la solidarietà, la tolleranza, il rispetto per l’altrui opinione, l’attuazione dei comportamentiche permettono il vivere civile. Per un credente è abbastanza scontato: Dio che si manifesta, tramite un bambino, togliendo all’uomo la paura e il mistero del divino. Tutto questo per risponderle su chi è l’Innominabile che citavo nella mia lettera sul numero del 20 dicembre: Salvini, cui si possono aggiungere tutti i suoi sodali. Scusi queste mie intemperanze lessicali e mi permetta di dire ancora che non riesco più a provare rabbia ma solo frustrazione quando una organizzazione come l’Onu chiede due euro per i bambini denutriti, senza vergognarsi dei suoi mega sprechi istituzionali.
Pier Giorgio Ferraris
Gentile signor Ferraris, mi ha molto colpito la sua “solitaria casa che sta per addormentarsi in questa notte di un giorno particolare”. Quella casa solitaria, immagino silenziosa, che si addormenta in quel giorno di speranza anche per chi non crede, è una immagine bellissima che mi ha commosso. Contiene paura e rabbia, un vuoto da cui anche i non credenti, in un orribile insulto di guerre, capiscono di essere ormai accerchiati, prigionieri. Quanto all’”Innominabile” della sua lettera precedente di cui lei mi rivela l’identità: certo, in un maredi mediocrità, in una Italia decaduta, anche io provo questo senso di ingiustizia. Perché proprio a noi doveva capitare Salvini, che persino la Giustizia, temendone la vendetta, ha lasciato a godere della sua libertà?
Un bel pranzo di Natale (nonostante Giorgia)
Carissima Natalia, sai come la pensoa proposito: quando lavoravo era diverso, c’erano giorni di vacanza di cui usufruire e, al di là delle forme, goderne. Ora per me ogni giorno è Festa Nazionale e dentro di me una noia infinita e un fastidio certo perché non tutto è a mia disposizione. Per quanto mi riguarda ho figlie i nipoti in casa a fare un Casino Infinito. Come al solito vengono tutti, da Milano, Roma, Bologna , anche dalla Svizzera (un nipote di nome Matteo, un altro Genio della famiglia Bonelli, avendo grandi capacità, questo povero Paese se n’è sbarazzato e lo ha mandato a fare fortuna all’Estero). Ho letto il tuo articolo sulla Maestra di Cucina (il lettore intende Giorgia Meloni, ndr) che avrebbe la pretesa di comandare e non ci riesce. Non ti stupire, la sua laurea impone questo titolo. Ma oltre la Cultura mostra un carattere che sfiora la psicopatia ogni volta che apre bocca: vomita insulti e bassezze. Lo fa ovunque,in strada e dentro le Camere che una volta godevano di rispetto e qualche formalità. Cosa vuoi, giunti quasi alla fine del nostro percorso terreno dobbiamo farci una cultura anche di questo cambiamento rivolto all’indietro. Le loro teste pensano ancora al secolo scorso, non hanno saputo interpretare nemmeno il calendario. Non mi adeguerò. Spero che tu sia almeno in questodello stesso pensiero. Noi vivremo i tempi moderni! Il giorno di Natale abbiamo fatto un pranzo con ingredienti della nostra tradizione, roba da rimanere stecchiti sulla sediache occupiamo a tavola. Il menu: antipasto con bollicine e olive ascolane; primo: vincisgrassi, una prelibatezza che sfiora l’eccesso (si tratta di una cosa che somiglia alle lasagne come forma, il ripieno, lo stesso delle olive ascolane, gli aromi: infiniti), poi cappelletti in brodo; secondi: vitel tonné, pollo arrostocon patatine rigorosamente “bianche “ delle nostre montagne. Poi i fritti: cotolette di agnello, carciofi; alla fine insalata. Ovvio che dopo questo diluvio veramente nutriente, i dolci tradizionali – croccante ricoperto con foglie di alloro, fichi secchi, crostate – restano intonsi. Sono destinati all’indomani, sempre che si arriviin vita. Non ti far venire l’acquolina in bocca, se vorrai assaggiare dovrai essere nostra ospite l’anno prossimo. Ti abbraccio piano piano, perché potresti non reggere il gesto audace e vigoroso (ancora, pensa). Ciao bella bimba cresciuta.
Serafino, Ascoli Piceno
Che meraviglioso Natale avete avuto con i 30 rimasti dai 65 che erano all’inizio! Parlo di quella festa con il piacere, un po’ invidioso, di aver visto una cosa che come sempre appare meravigliosa. Certo alcuni neonati sono morti per il freddo a Gaza, ma pazienza, ci diciamo noi, il Natale non ce lo toccate, è una bella serata che nessuno è riuscito a rubarci. Caro Serafino, grazie per avermi letto, e intanto penso che la vostra antica capacità di segnare i secoli con lo stesso vitel tonné vi ha reso grandi e forti: almeno così dicono degli ascolani cui aggiungerei, per me, il gesto «audace e vigoroso» che sino a sessant’anni fa avrei gradito audacemente e vigorosamente. Quanto alla Signora, con quell’accento romanesco, mi fa sempre più impressione con la sua capacità di insultare con voce durissimae assurda, e comincio a trovarla inutilmente fastidiosa. E poi anche io, a questo punto, penso che non mi adeguerò.
Parlate con i mariti se non sono dei gorilla
Gentile signora Aspesi, da un po’ mi chiedo se non si è ancora stancata di leggere lettere di coniugi anziani che non hanno più, per vari motivi, rapporti sessuali. Ma cosa vogliono da lei? Ognuno si regoli col coniuge secondo la propria disponibilità e sensibilità. Come si fa ad avere un rapporto con un marito che lo esige dopo quattro giorni dal parto (lettera del 13 dicembre scorso)? Ma una moglie non può spiegare tranquillamente al marito che non se la sente? Cos’è, un gorilla questo marito? Come mai una moglie non è in grado di spiegare e ottenere quello che desidera? Mi viene il dubbio che molte donne abbiano educato sessualmente i mariti al pari di animali provvisti solo di istinti da esaudire. Credo che un uomo normale, sensibile, sia in grado di capire le esigenze di una moglie confrontandosi civilmente. E se un uomo non capisce, perché continuare una vita insieme? Non siamo più nel Medioevo. La saluto con stima.
Mail non pubblicabile
Forse lei esagera, finire un matrimonio perché lui vuole quello che crede suo e non lo è (leggi l’articolo 143 del codice civile che vieta la violenza, cioè: se mi vuoi bene, ma devo essere contenta anche io), forse dimostrerebbe un cattivo carattere. Un matrimonio nasce con l’idea di restare tale, per lo meno il più possibile, e se lui dopo un po’, un po’ molto, fa i capricci perché a quella cosa là ci tiene ancora, i mezzi che una moglie ha per farsi ascoltare o ubbidire sono parecchi. Allora, arriva il momento in cui, di solito, le signore di mille giorni di ginnastica diventata noiosissima (pardon!) non ne possono più. Poi lei dice una cosa giusta: ne abbiamo sentiti alcuni che pur rimpiangendo il loro simpatico e veloce amplesso, dopo anni e anni e belle ragazze viste in giro, ne parlano con la loro signora, si convincono e poi si ritrovano benissimo perché alla fine anche per loro era diventata, con il mal di schiena, un’abitudine quasi noiosa, se non noiosissima.
Sul Venerdì del 10 gennaio 2025