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Quanti batteri circolano, perfino nel cervello

Cryptococcus neoformans, fungo trovato nel cervello (Getty images) 
Uno studio internazionale ipotizza che alcuni patogeni, come la Borrelia, possano essere all’origine di demenza e Alzheimer. E contrastarli, in alcuni casi, potrebbe ridurre il deficit cognitivo
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Anche il cervello, l’organo più protetto del corpo, può essere invaso da batteri e altri patogeni.E liberarsi da queste infezioni può, almeno in certi casi, fermare l’avanzata dell’Alzheimer. Lo suggeriscono le ricerche dell’Alzheimer Pathobiome Initiative, gruppo formato da microbiologi, immunologi, neurologi e gerontologi. «Usiamo il termine “patobioma dell’Alzheimer” perché studiamo le infezioni cerebrali che possono intaccare le funzionalità cognitive» spiega Nikki Schultek, direttrice dell’iniziativa internazionale.

«Uno degli elementi che supportano la nostra tesi è il fatto che certe reazioni immunitarie del cervello alle infezioni hanno un ruolo nell’Alzheimer: ad esempio una proteina (il peptide A?) serve come trappola per i patogeni,…

Anche il cervello, l’organo più protetto del corpo, può essere invaso da batteri e altri patogeni.E liberarsi da queste infezioni può, almeno in certi casi, fermare l’avanzata dell’Alzheimer. Lo suggeriscono le ricerche dell’Alzheimer Pathobiome Initiative, gruppo formato da microbiologi, immunologi, neurologi e gerontologi. «Usiamo il termine “patobioma dell’Alzheimer” perché studiamo le infezioni cerebrali che possono intaccare le funzionalità cognitive» spiega Nikki Schultek, direttrice dell’iniziativa internazionale.

«Uno degli elementi che supportano la nostra tesi è il fatto che certe reazioni immunitarie del cervello alle infezioni hanno un ruolo nell’Alzheimer: ad esempio una proteina (il peptide A?) serve come trappola per i patogeni, ma al tempo stesso la sua abbondanza è uno dei segni dell’Alzheimer. Nello studio che abbiamo pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia identifichiamo 86 casi nella letteratura scientifica in cui le infezioni cerebrali sono state il fattore predominante nell’insorgere di demenza: in molti di questi casi debellare le infezioni ha portato a miglioramenti cognitivi. Il nostro auspicio è che si indaghi di più su questa “demenza reversibile”».

Nei cervelli delle persone decedute e affette da demenza i ricercatori hanno trovato batteri come la Borrelia, funghi come il Cryptococcus neoformans e virus come l’herpes simplex e zoster. «È vero che queste infezioni possono accadere a qualsiasi età, ma gli anziani hanno avuto più occasioni, negli anni, di essere esposti a questi patogeni e hanno un sistema immunitario meno funzionale: questo spiegherebbe come mai i sintomi dell’Alzheimer compaiano solo durante la vecchiaia» osserva Schultek, la cui ricerca ora verte su due fronti. «Da un lato cerchiamo sistemi diagnostici più efficienti e veloci per cogliere in tempo queste infezioni al cervello – visto che ad oggi l’unico modo, l’esame del fluido cerebrospinale tramite puntura lombare, è poco pratico – e dall’altro facciamo esperimenti sugli organoidi, ammassi di cellule staminali convertite in neuroni, infettandoli con batteri e funghi per identificare con più precisione il meccanismo con cui possono causare demenza».

Sul Venerdì del 10 gennaio 2025

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