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Se Internet dà una mano a monitorare i terremoti

Effetti del terremoto a Sant’Angelo dei Lombardi, 25 novembre 1980. (Ansa) (ansa)
Le fibre ottiche interrate su tutto il territorio possono rilevare i movimenti del suolo in modo più capillare dei sismografi. Dopo Etna e Campi flegrei, i test in Irpinia
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Dire Irpinia significa pensare al terremoto. Il sisma del 1980 che fece quasi tremila morti sorprese una regione arretrata in un Paese incapace di reagire alle emergenze. Oggi Irpinia vuol dire invece sguardo in avanti. Qui infatti si sta sperimentando una tecnologia capace di cambiare il modo in cui osserviamo i terremoti.La faglia irpina che ha generato il terremoto del 1980 viene monitorata non solo dai tradizionali sismometri – apparecchi che costano alcune decine di migliaia di euro e sono posizionati a qualche decina di chilometri l’uno dall’altro – ma anche dalle fibre ottiche di cui è intessuta ogni strada di ogni città o paese.

Dieci scosse in un mese

I cavi interrati portano internet nelle nostre case, ma possono anche rilevare i movi…

Dire Irpinia significa pensare al terremoto. Il sisma del 1980 che fece quasi tremila morti sorprese una regione arretrata in un Paese incapace di reagire alle emergenze. Oggi Irpinia vuol dire invece sguardo in avanti. Qui infatti si sta sperimentando una tecnologia capace di cambiare il modo in cui osserviamo i terremoti.La faglia irpina che ha generato il terremoto del 1980 viene monitorata non solo dai tradizionali sismometri – apparecchi che costano alcune decine di migliaia di euro e sono posizionati a qualche decina di chilometri l’uno dall’altro – ma anche dalle fibre ottiche di cui è intessuta ogni strada di ogni città o paese.

Dieci scosse in un mese

I cavi interrati portano internet nelle nostre case, ma possono anche rilevare i movimenti, anche minimi, del terreno. I sismologi, scoperta questa potenzialità, hanno iniziato a chiedere alle società di telecomunicazioni un “passaggio” sulle loro fibre ottiche. Dopo una serie di test su Etna, Vulcano e Campi Flegrei, oggi l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e il dipartimento di fisica dell’Università di Napoli Federico II hanno iniziato una sperimentazione su 20 chilometri di cavo gestiti dalla società Metis a Tito Scalo, in provincia di Potenza.«Fare questa sperimentazione in Irpinia ha un forte significato simbolico», spiega Gilberto Saccorotti, sismologo dell’Ingv. «Il sistema di faglie che ha causato il sisma dell’80 è uno dei più monitorati d’Italia. Abbiamo installato un sismometro ogni dieci chilometri. Per quanto alta sia la densità di questi strumenti, però, non riusciremmo mai a coprire ogni punto lungo le faglie».Le fibre ottiche offrono un monitoraggio continuo lungo tutto il percorso. «Le eventuali deformazioni del cavo dovute a una scossa vengono rilevate ogni dieci metri. In 20 chilometri abbiamo duemila punti di misura che controlliamo 200 volte al secondo», dice ancora l’esperto. «In un mese abbiamo già rilevato una decina di terremoti locali, fra cui uno di magnitudo 3 nella notte tra il 12 e il 13 ottobre. Le immagini fornite dalla fibra ottica sono state molto nitide. Con un po’ di deformazione professionale direi addirittura emozionanti».

Anche sui fondali

La fibra ottica viene di norma interrata lungo le strade, ma anche in luoghi inaccessibili ai sismometri come i fondali marini profondi. Le compagnie di telecomunicazione installano sempre più cavi del necessario, lasciandone alcuni inutilizzati, cioè “oscuri”.I sismologi collegano a un’estremità di una fibra oscura un apparecchio che si chiama interrogatore e invia impulsi laser lungo il cavo, anche per 150 o 200 chilometri di lunghezza. Ogni fibra, per sua natura, ha delle imperfezioni che si comportano come specchi: fanno rimbalzare una piccola quota dell’impulso laser verso il punto di partenza. Poiché questo impulso viaggia alla velocità della luce, gli scienziati sanno esattamente a quale distanza si trova ciascun punto “di rimbalzo”. Se, in seguito a una scossa, il cavo si deforma e la distanza fra questi punti si modifica, la rilevazione è immediata.«La fibra ottica può essere usata anche nelle emergenze. Collegare l’interrogatore a un cavo è semplice. In caso di scossa forte si possono ottenere i primi dati in meno di un’ora», aggiunge Gilda Currenti, la ricercatrice dell’Ingv di Catania che ha supervisionato i test sull’Etna, su Vulcano e dall’ottobre scorso anche ai Campi Flegrei, per monitorare l’attuale crisi bradisismica.«Sull’Etna abbiamo posizionato delle fibre ad hoc. In Irpinia e ai Campi Flegrei invece abbiamo sfruttato i cavi per internet di compagnie private», spiega. Da Vulcano, in particolare, sembravano arrivare segnali di risveglio nel 2021. «Abbiamo subito contattato Telecom per collegarci con la fibra ottica che da Milazzo si getta in mare e raggiunge l’isola».In ognuno di questi test «la fibra si è comportata bene quanto i sismometri. In più ha rilevato scosse flebili troppo lontane dai sismometri per essere rilevate da questi strumenti», dice Saccorotti.

Allarme tsunami

Anche se un interrogatore costa intorno ai 150 mila euro (quello dell’Irpinia è stato acquistato con i fondi del Pnrr), l’enorme quantità di rilevazioni della fibra la rende nel complesso più economica rispetto ai sismometri.«Non credo comunque che gli strumenti tradizionali andranno in pensione», continua sempre Saccorotti. «Sono capaci di rilevare qualunque onda sismica che attraversi il terreno nelle tre dimensioni dello spazio. Un’onda perfettamente perpendicolare potrebbe invece non essere rilevata da una fibra ottica. Il nuovo metodo poi fornisce una quantità talmente grande di dati da sfidare la nostra capacità di selezionare quelli importanti».L’Italia non è l’unica a sperimentare le fibre ottiche, che cominciano a interessare i geologi tutti i Paesi esposti a rischio sismico. Ogni anno d’altra parte le compagnie di telecomunicazioni stendono 50 mila chilometri di fibre ottiche attorno al mondo. Questo tessuto nervoso avvolge anche le zone meno accessibili come i fondali profondi, dove i sismometri sono estremamente rari. L’8 ottobre dell’anno scorso ad esempio le fibre ottiche sono riuscite a rilevare un terremoto avvenuto in mare, a 60 chilometri dalle coste del Giappone meridionale, e a dare l’allarme prima dell’arrivo a terra dell’onda di tsunami.

Sul Venerdì del 10 gennaio 2025

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