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Massimo Giannini: fumiamoci sopra

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CIRCO MASSIMO Sempre più persone abbandonano la sigaretta, e per fortuna. Ma chi non riesce a lasciare il vizio merita un po’ di comprensione...
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Tante cose ci hanno emozionato, nel ritorno a casa di Cecilia Sala. Il suo dramma iraniano a lieto fine, inno al giornalismo libero. Il suo abbraccio struggente al compagno e ai genitori, canto all’amore ritrovato. Ma poi – ripensandoci col cuore sgravato dall’angoscia di quei giorni – mi torna in mente un dettaglio curioso. Appena sbarcata a Ciampino, prima di incontrare Meloni, Cecilia chiede: «Rompo il protocollo se fumo?». Sorridono tutti, familiari e agenti, la accompagnano fuori dalla saletta degli arrivi e lei si concede la prima sigaretta dopo venti giorni d’inferno nelle galere di Evin. Immagino il suo stato d’animo: il gusto irripetibile di quelle benedette boccate di nicotina e monossido di carbonio, la grata voluttà con la quale ha guardato le spire di fumo che uscivano dalla sua bocca. Solo un tabagista può capire il subdolo fascino della sigaretta, ultimo capriccio del condannato a morte e primo desiderio di una ragazza appena tornata alla vita. Io fumavo, una volta. Poi…

Tante cose ci hanno emozionato, nel ritorno a casa di Cecilia Sala. Il suo dramma iraniano a lieto fine, inno al giornalismo libero. Il suo abbraccio struggente al compagno e ai genitori, canto all’amore ritrovato. Ma poi – ripensandoci col cuore sgravato dall’angoscia di quei giorni – mi torna in mente un dettaglio curioso. Appena sbarcata a Ciampino, prima di incontrare Meloni, Cecilia chiede: «Rompo il protocollo se fumo?». Sorridono tutti, familiari e agenti, la accompagnano fuori dalla saletta degli arrivi e lei si concede la prima sigaretta dopo venti giorni d’inferno nelle galere di Evin. Immagino il suo stato d’animo: il gusto irripetibile di quelle benedette boccate di nicotina e monossido di carbonio, la grata voluttà con la quale ha guardato le spire di fumo che uscivano dalla sua bocca. Solo un tabagista può capire il subdolo fascino della sigaretta, ultimo capriccio del condannato a morte e primo desiderio di una ragazza appena tornata alla vita. Io fumavo, una volta. Poi ho smesso, felicemente.

Che il fumo uccide te lo scrivono sui pacchetti, con tanto di foto di polmoni marciti e cancri che suppurano catrame. Sembra impossibile che un tempo si fumasse al cinema, in aereo, ovunque. Tutto cambiò il 10 gennaio 2005, vent’anni fa, con l’entrata in vigore della coraggiosa legge Sirchia di cui Umberto Veronesi fu strenuo sostenitore. Fu una vera benedizione. Oggi i divieti si moltiplicano ovunque. Il Comune di Milano ha appena bloccato il fumo nei luoghi pubblici, anche all’aperto, con multe da 40 a 240 euro per i trasgressori. La Svezia è appena diventato il primo Paese smoke-free d’Europa: negli ultimi 15 anni ha vietato le sigarette nei bar e nei ristoranti, poi anche a meno di venti metri da stazioni di treni, metro, bus, impianti sportivi. Il Belgio ha bandito la vendita delle e-cig. Nella Ue fuma il 24 per cento della popolazione, in media 14 sigarette al giorno. In Italia siamo al 17,6 per cento. La gente comincia a capire il prezzo che paga a quel vizio sublime: per la scienza ogni sigaretta accorcia la vita di venti minuti.

L’allenatore del Milan Sérgio Conceição fuma un sigaro dopo la vittoria nella Supercoppa ontro l’Inter. AC Milan via Getty Images 

Eppure, io provo umana comprensione per i poveri schiavi della cicca, che vedo esalare miasmi nelle smoking area delle città, rinchiusi dentro cubi di vetro come appestati. La Storia è piena di angeli con la sigaretta. Dal divino Thierry Vigneron, saltatore con l’asta che al Golden Gala di Roma del 1984 si pippa la sua “bionda” durante il riscaldamento, prima di volare in cielo a 5 metri e 91. All’euforico Sérgio Conceição, allenatore del Milan, che dopo la Supercoppa vinta con l’Inter si spara un cubano negli spogliatoi. Il marito di mia figlia, 33enne supersportivo e sciatore provetto, sostiene che la fumata più gratificante è quella in seggiovia, tra una discesa e l’altra. Ora, con Cecilia Sala, la mia lista di “stimati negletti” si allunga. Forse aveva ragione Emil Cioran: nelle prove cruciali una sigaretta è un aiuto più efficace dei Vangeli.

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