Massimiliano Festa, il “Vannacci al contrario” che indaga sui misteri delle Forze armate
Pino NicotriPioggia salata è il titolo del romanzo di 576 pagine che il ministero della Difesa non voleva venisse pubblicato perché destinato a mettere in imbarazzo, se non a far tremare, la politica e più d’una intelligence. Diventato rapidamente un best seller di Amazon, nei bookstore della Mondadori lo affiancano ai premi Strega, a John Grisham, a Ken Follett, e si profila all’orizzonte la realizzazione di un film destinato a fare rumore. L’autore di questo thriller mozzafiato dal ritmo incalzante è Massimiliano Festa, ex parà e tiratore scelto della Folgore.Il suo romanzo è stato rifiutato da varie case editrici preoccupate per il contenuto e infine ha deciso di autopubblicarselo.
Di che parla per suscitare così tanti timori?
«Degli omicidi di Ilaria Alpi, dei parà Lorenzo D’Auria e Marco Mandolini, dei vertici della Cia e del Kgb e di un politico di caratura internazionale».
Putin?
«Passiamo alla prossima domanda».
Pioggia salata è il titolo del romanzo di 576 pagine che il ministero della Difesa non voleva venisse pubblicato perché destinato a mettere in imbarazzo, se non a far tremare, la politica e più d’una intelligence. Diventato rapidamente un best seller di Amazon, nei bookstore della Mondadori lo affiancano ai premi Strega, a John Grisham, a Ken Follett, e si profila all’orizzonte la realizzazione di un film destinato a fare rumore. L’autore di questo thriller mozzafiato dal ritmo incalzante è Massimiliano Festa, ex parà e tiratore scelto della Folgore.Il suo romanzo è stato rifiutato da varie case editrici preoccupate per il contenuto e infine ha deciso di autopubblicarselo.
Di che parla per suscitare così tanti timori?
«Degli omicidi di Ilaria Alpi, dei parà Lorenzo D’Auria e Marco Mandolini, dei vertici della Cia e del Kgb e di un politico di caratura internazionale».
Putin?
«Passiamo alla prossima domanda».
La sua amica Ilaria Alpi era una giornalista ed è stata uccisa in Somalia nel 1994, non si sa ancora da chi e perché. Gli altri due chi erano?
«Erano miei colleghi alla Folgore. Marco Mandolini in Somalia ha ricoperto un incarico delicatissimo: capo scorta sia di Ilaria Alpi sia del generale Bruno Loi (comandante del contingente italiano). Lo hanno ucciso nel 1995 a Livorno. Nel 2023 Il Giornale pubblica un articolo nel quale si sostiene che la Cia il giorno prima aveva saputo che sarebbe stato ucciso».
E Lorenzo D’Auria?
«Lorenzo è stato rapito dai talebani nel 2007 in Afghanistan ed è morto in circostante misteriose. Aveva compiti di intelligence per conto dei servizi segreti militari».
Perché Mario D’Auria, il padre di Lorenzo, non ha mai creduto alla versione ufficiale sulla morte del figlio? Il giornale Modena in diretta ha scritto che ha passato anni a cercare di scoprire la verità. E nel 2019 a quel giornale Mario D’Auria ha detto: «Ancora non so come è morto Lorenzo».
«Perché dall’autopsia risulta ucciso da proiettili Nato, quindi fuoco amico dei SAS, le forze speciali inglesi».
Nel 2021, dopo il repentino abbandono dell’Afghanistan da parte degli Usa e della Nato, Mario D’Auria allo stesso giornale ha chiesto: «Mio figlio morto in Afghanistan, a che è servito?». Lo chiedo a lei: a cosa è servito?
«A nulla. Siamo solo pedine, spostate sulla scacchiera per fini meschini: affari di Stato mascherati da strategie geopolitiche».
Chi è il «politico di caratura internazionale» che preoccupava le case editrici? Lei nomina anche «i vertici della Cia e del Kgb». Perché?
«Cia e Kgb sono protagonisti... di una vicenda agghiacciante. Il nome del politico, attualmente leader mondiale, lo troverà nel libro».
Lavora per un ministero della Difesa?
«Di nuovo: passiamo alla domanda successiva».
Non insisto. Per lei dev’essere stata una bella soddisfazione che il suo romanzo ora sia un best seller di Amazon.
«Anche perché Amazon è stato un trampolino di lancio che ha permesso al romanzo di finire nel mirino di produttori cinematografici».
Quindi potremmo vedere Pioggia salata sul grande schermo?
«Sembrerebbero più intenzionati ad una serie televisiva».
Si vocifera che sarà protagonista di un docufilm prodotto e sceneggiato da personaggi di spicco.
«Soprattutto un docufilm dove si metteranno a nudo verità scottanti».
Quale sarà il suo ruolo?
«Analista di intelligence».
Per quale motivo ha deciso di scrivere il romanzo?
«Sono stato scosso da un sms inviatomi dalla vedova di Lorenzo. E per amore, un amore inquieto».
Che sms era?
«“I miei tre bambini vorrebbero tanto sentir parlare del loro papà”. Parole che si sono trasformate in un detonatore, facendo esplodere la sete di giustizia per le morti di Ilaria, Marco e Lorenzo».
C’è un nesso?
«Sì, la Somalia, con i suoi loschi retroscena».
Romanzo almeno in parte autobiografico?
«Sì».
Anche l’“amore inquieto” è autobiografico?
«Purtroppo sì. Nel romanzo è Zoya».
Avverto un velo di tristezza nelle sue parole.
«Eh… sì. “Il cuore è un guazzabuglio” diceva Manzoni. Io dico che l’amore è paradiso e inferno».
Un altro parà, il generale Vannacci, ha scritto e si è autopubblicato un libro. Si intitola Il mondo al contrario. Il suo invece che mondo è?
«È un mondo inclusivo, non divisivo. L’Italia ha superato con enorme fatica la tragedia che ha visto contrapposti fascisti e partigiani. È una ferita non rimarginata del tutto, e le ferite non vanno curate con il sale».
Lei il libro di Vannacci lo ha letto?
«No. Preferisco Dostoevskij».
Nella sua quarta di copertina c’è scritto: «2024. Decido di combattere impugnando un’arma micidiale: l’inchiostro». Lei quindi ha scritto il romanzo per combattere? Per cosa? E perché lo ha deciso quest’anno?
«Combatto per chi è stato dimenticato dallo Stato. E per Zoya che è ancora in vita, e non so se lo sarà ancora per molto. Per scriverlo ho aspettato che i miei figli fossero grandicelli. Ho atteso il loro nullaosta. Il libro avrebbe potuto comprometterli».
Comprometterli?
«Il libro è scomodo. Mi hanno chiesto di non pubblicarlo. E non lo hanno chiesto gentilmente».
Perché ha deciso di fare il tiratore scelto e il paracadutista?
«Casualità. La mia domanda come obiettore di coscienza era stata inoltrata in ritardo dal distretto militare».
Due scelte estreme.
«A quanto pare gli estremi mi attraggono».
Cosa si prova prima che si apra il paracadute quando ci si lancia e si cade nel vuoto?
«L’emozione di volteggiare nel cielo come gli uccelli: è adrenalina mista a terrore».
E quando si apre il paracadute?
«Si riprende a respirare regolarmente».
Mai provata paura che il paracadute non si aprisse?
«Sempre».
Scrivere Pioggia salata è stato come lanciarsi col paracadute?
«No, ricordare amici che non ci sono più è un’emozione più forte».
L’esperienza più positiva e quella più negativa maturata nella Folgore?
«La fratellanza e l’omertà sull’assassinio di Marco… ma se aprono quella tomba ci saranno sorprese».
Marco è stato un parà alle dipendenze di Vannacci, come mai il generale non ha mai menzionato questo omicidio irrisolto?
«Va chiesto a lui, credo che risponderebbe in politichese, per lui il cameratismo ha un significato diverso da quello riportato dai dizionari».
Perché nella quarta di copertina c’è scritto anche questo? «1998 Kuwait. Lì conobbi Zoya, una ragazza vicina alla Cia, un’anima tormentata e complessa. La presentai a Lorenzo D’Auria – agente segreto del Sismi – che mi gelò: “Stai attento, quella donna è l’incarnazione dell’inganno, un enigma vivente”. Zoya, divenuta petalo e lama sul mio cuore, una notte mi sussurrò un segreto inconfessabile».
«Perché il segreto di Zoya mi ha sconvolto la vita. Lo leggerà in Pioggia salata».
Lei è impegnato nel sociale, mette la sua casa a disposizione dei rifugiati dalle guerre. Questa sensibilità è figlia delle sue esperienze nei campi di battaglia, dove ha respirato la sofferenza degli indifesi?
«Non lo so; le sensibilità, come i traumi, hanno natali incerti».
Saremo trascinati in guerra contro la Russia?
«Contractor e forze speciali di Paesi Nato sono già in Ucraina. Quindi: siamo già in guerra».
Sul Venerdì del 17 gennaio 2025