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La voce dell’anima

Angelina Jolie è la protagonista di Maria, il film dedicato dal regista cileno Pablo Larraín a Maria Callas (1923-1977) nella sua ultima settimana di vita a Parigi 
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Molti hanno storto il naso vedendo Maria, molti lo storceranno oggi leggendo che non infierisco su una Callas con labbra Jolie, ma anzi mi complimento con Jolie che è riuscita a farci toccare, commuovendoci, fosse solo per un minuto, l’anima della voce più immensa di sempre, prodigio di talento, disciplina e disperazione. Dopo Jackie e Spencer, Maria è l’ultimo e il migliore della triade di Pablo Larraín sulle donne-icona del ‘900 schiacciate dai loro destini.

Il regista cileno ci racconta l’ultima settimana di Maria, prima della morte nel lussuoso appartamento in Avenue Mandel 36. Una settimana abitata da ricordi sempre più intensi (l’infanzia ateniese, la madre avida, i trionfi, Onassis) e da una voce sempre più fragile. Ero sicuro che Jolie non ce l’avre…

Molti hanno storto il naso vedendo Maria, molti lo storceranno oggi leggendo che non infierisco su una Callas con labbra Jolie, ma anzi mi complimento con Jolie che è riuscita a farci toccare, commuovendoci, fosse solo per un minuto, l’anima della voce più immensa di sempre, prodigio di talento, disciplina e disperazione. Dopo Jackie e Spencer, Maria è l’ultimo e il migliore della triade di Pablo Larraín sulle donne-icona del ‘900 schiacciate dai loro destini.

Il regista cileno ci racconta l’ultima settimana di Maria, prima della morte nel lussuoso appartamento in Avenue Mandel 36. Una settimana abitata da ricordi sempre più intensi (l’infanzia ateniese, la madre avida, i trionfi, Onassis) e da una voce sempre più fragile. Ero sicuro che Jolie non ce l’avrebbe fatta, la immaginavo ridicola nelle vesti e nei gesti eterni di Medea, Tosca, Bolena secondo Callas. Tantomeno capace di prestare un inizio di voce alle arie che nel film proseguono con quella vera della soprano. Invece Jolie stupisce e rapisce, perché non imita, ma assorbe e promana. È la Callas che dice di sé: «Mi piacerebbe essere Maria, ma devo vivere all’altezza della Callas» (vedi anche il bel documentario di Tom Volf Maria by Callas). Quella che scrive (nel 1958, quando una bronchite la costringe a interrompere Norma all’Opera di Roma): «la tigre entrò in teatro, splendida e spaventosa, mentre nel camerino,già pronta e truccata, ero quasi senza voce».

Jolie è l’esatto contrario di Bradley Cooper, naso finto e parrucca, nel patetico Maestro su Leonard Bernstein. A Larraín non mancano difetti, ma riesce a donarci la donna e la primadonna: l’incedere tragico e regale in una Parigi col fiato sospeso, la solitudine radiosa e funebre custodita dalle premure adoranti di Ferruccio e di Bruna, maggiordomo e governante, Favino e Rohrwacher al loro meglio.

Sul Venerdì del 24 gennaio 2025

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