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Massimo Giannini: carpe diem (oggi pesce)

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Ragazzi, siamo onesti: anche all’orologio rotto capita di segnare l’ora giusta due volte al giorno. Quindi – come può capitare a Salvini di lavorare una mezza mattinata e a Lollobrigida di azzeccare un congiuntivo, alla Rai di indovinare un programma o alla Juve di vincere una partita – può capitare persino che una cosa buona la faccia Giuseppe Valditara. Certo è un evento, perché il ministro dell’Istruzione finora ci ha portato solo sciagure, dall’apologia dell’umiliazione come strumento di pedagogia per i giovani alla migrazione come fonte primaria di violenza conto le donne. Ma io lo voglio celebrare, stavolta, perché mi è piaciuta la revisione dei programmi per le scuole elementari e medie che il nostro eroe ha appena presentato al Paese. La musica da studiare già da piccoli, innanzitutto, e trallallero trallallà. Poi le poesie da tornare a imparare a memoria, “e il naufragar m’è dolce in questo mare”. E ancora, basta con la ridicola “geostoria”, ricominciamo a studiare separatame…

Ragazzi, siamo onesti: anche all’orologio rotto capita di segnare l’ora giusta due volte al giorno. Quindi – come può capitare a Salvini di lavorare una mezza mattinata e a Lollobrigida di azzeccare un congiuntivo, alla Rai di indovinare un programma o alla Juve di vincere una partita – può capitare persino che una cosa buona la faccia Giuseppe Valditara. Certo è un evento, perché il ministro dell’Istruzione finora ci ha portato solo sciagure, dall’apologia dell’umiliazione come strumento di pedagogia per i giovani alla migrazione come fonte primaria di violenza conto le donne. Ma io lo voglio celebrare, stavolta, perché mi è piaciuta la revisione dei programmi per le scuole elementari e medie che il nostro eroe ha appena presentato al Paese. La musica da studiare già da piccoli, innanzitutto, e trallallero trallallà. Poi le poesie da tornare a imparare a memoria, “e il naufragar m’è dolce in questo mare”. E ancora, basta con la ridicola “geostoria”, ricominciamo a studiare separatamente la Geografia e la Storia, anche se qui si annida un po’ di Zeitgeist delle destre più codine, visto che gli studenti si dovranno concentrare sui “popoli italici, l’Antica Grecia e Roma, i primi secoli del Cristianesimo, il Rinascimento e il processo di unificazione nazionale”.

Ma suvvia, siamo patrioti o marsupiali? Però la novità che apprezzo di più è che si riprende lo studio del Latino dalla seconda media. Valditara lo prevede facoltativo, io lo avrei messo obbligatorio. Non mi spingo all’iperbole dell’ex docente e narratrice Paola Mastrocola, secondo la quale l’idioma dei Padri va insegnato anche ai migranti e ci salverà dall’Intelligenza Artificiale. Ma credo anch’io che sia sommamente utile, lingua vivissima e mai morta: a me ha insegnato la scrittura e il pensiero logico, sfiorando quasi le vette della matematica. Certo, come per qualunque materia, servono professori all’altezza: preparati e ben pagati. E qui cominciano i guai, in questa nostra povera scuola, svilita e degradata. Conservo un quaderno del liceo, dove ai bei tempi riportavamo le “perle” pescate dalle traduzioni dei compiti in classe, quando al “de gustibus non ad libitum SPUTAZZELLAM!” di Totò rispondevamo con un “errare humanum est, perseverare ovest”. Si faticava sui libri nella Capitale, e dunque “Roma ventus est” poteva essere “a Roma c’è vento”. Cominciavano i primi amori in classe, e anche se “Silvia vasta erat”, cioè “Silvia era grassa”, spuntavano già le fantasie del bondage, tipo “Extraxit vagina gladium” che diventava “estrasse la spada dalla vagina”. E quando il compito di Latino cadeva all’ultima ora, i morsi della fame annebbiavano anche le menti più raffinate. “Tu quoque, Brute, fili mi” era “sei un brutto cuoco, figlio mio”, mentre “Magna Cum Prudentia”, fatalmente si traduceva in “Mangia con prudenza”. Per questo, caro ministro Valditara, adesso noi la festeggiamo con lo spirito di Orazio: “Carpe diem”. Cioè, “oggi pesce”.

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