La fine del mondo è struggente con James Blake
di Giuseppe VidettiQuesta è nata dall’urgenza. James Blake è così: se gli viene un’idea, deve metterla in musica, immediatamente. E il risultato è sempre eccellente. Qualche volta eccezionale, ed è il nostro caso. Like the End, pubblicata prima di Natale, è una di quelle sue canzoni che si appiccicano addosso, come The Wilhelm Scream, Retrograde e Overgrown; o le cover: Limit to Your Love (Feist), Never Dreamed You’d Leave in Summer (Stevie Wonder), Vincent (Don McLean), A Case of You (Joni Mitchell).
Nessuna delle collaborazioni eccellenti dell’artista inglese (36 anni, figlio di James Litherland dei gloriosi Colosseum, residente in California con la compagna Jameela Jamil, influencer, attrice e attivista) – con Kendrick Lamar, Travis Scott, Frank Ocean, Beyoncé, Jay Z, Rosalía – raggiunge le vette di Like the End. Non avevo ancora sentito, negli ultimi anni, una canzone che raccontasse con una rassegnata, flemmatica e poetica ferocia lo sconcerto dell’uomo e dell’artista di fronte al mondo che s…
Questa è nata dall’urgenza. James Blake è così: se gli viene un’idea, deve metterla in musica, immediatamente. E il risultato è sempre eccellente. Qualche volta eccezionale, ed è il nostro caso. Like the End, pubblicata prima di Natale, è una di quelle sue canzoni che si appiccicano addosso, come The Wilhelm Scream, Retrograde e Overgrown; o le cover: Limit to Your Love (Feist), Never Dreamed You’d Leave in Summer (Stevie Wonder), Vincent (Don McLean), A Case of You (Joni Mitchell).
Nessuna delle collaborazioni eccellenti dell’artista inglese (36 anni, figlio di James Litherland dei gloriosi Colosseum, residente in California con la compagna Jameela Jamil, influencer, attrice e attivista) – con Kendrick Lamar, Travis Scott, Frank Ocean, Beyoncé, Jay Z, Rosalía – raggiunge le vette di Like the End. Non avevo ancora sentito, negli ultimi anni, una canzone che raccontasse con una rassegnata, flemmatica e poetica ferocia lo sconcerto dell’uomo e dell’artista di fronte al mondo che sta facendo harakiri – visto dagli Usa è ancora più spaventoso (“Quanto delle mie tasse serve a finanziare un’altra guerra?”).
Guardate il video, una ridda di messaggi devastanti diretti a noi: indifferenti, manipolati, impotenti. Ma poi guardate anche l’altro video, registrato dal vivo negli studi Real World, e godetevi la canzone. Perché questa va oltre le etichette (elettronica, post-dubstep, ambiente), è solo un’allarmante, seducente ballata acustica interpretata da una magnifica voce (“Non sembra che siamo alla fine? / Sta arrivando qualcosa / E penso che non siamo preparati / Al fatto che questo potrebbe essere solo il primo giorno”).
Ci sono solo poche voci maschili, oggi, in grado di esprimersi all’altezza del Van Morrison di Astral Weeks o del Neil Young di After the Gold Rush. In ordine di uscita: Thom Yorke, Matt Berninger (The National), James Blake, Hozier e Tamino.