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Le invenzioni migliori sono un gioco da ragazzi. Letteralmente

Claude Shannon girava per i laboratori Bell col suo monociclo 
La ruota? Fu ideata per trascinare animaletti di terracotta, la polvere da sparo per i fuochi d’artificio e l’aereo deve molto all’aquilone. In un saggio le grandi idee nate per divertimento
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Dai pacchi regalo che i bambini aprono a ogni festa non escono solo bambole, costruzioni e automobiline, ma anche – probabilmente – le tecnologie del futuro, perché storicamente c’è sempre stato un forte legame tra giocattoli e innovazione. Un esempio per tutti: in diverse culture la ruota è apparsa prima come divertimento e solo in seguito come mezzo per facilitare il trasporto di cose e persone. «È successo per esempio negli imperi degli Aztechi e degli Inca: esistevano giocattoli a rotelle, ad esempio cani di ceramica, mentre l’uso pratico della ruota non si affermò vista la mancanza di grossi animali da soma come i buoi che avrebbero potuto trainare carri, ma anche la particolare conformazione montuosa del territorio Inca sulle Ande che prevedeva molti ponti di corda e rendeva più pratici i lama capaci di inerpicarsi» spiega Seth Giddings, docente di Ludologia all’Università di Southampton. Giddings affronta il tema nel nuovo saggio Toy theory: technology and imagination in play (…

Dai pacchi regalo che i bambini aprono a ogni festa non escono solo bambole, costruzioni e automobiline, ma anche – probabilmente – le tecnologie del futuro, perché storicamente c’è sempre stato un forte legame tra giocattoli e innovazione. Un esempio per tutti: in diverse culture la ruota è apparsa prima come divertimento e solo in seguito come mezzo per facilitare il trasporto di cose e persone. «È successo per esempio negli imperi degli Aztechi e degli Inca: esistevano giocattoli a rotelle, ad esempio cani di ceramica, mentre l’uso pratico della ruota non si affermò vista la mancanza di grossi animali da soma come i buoi che avrebbero potuto trainare carri, ma anche la particolare conformazione montuosa del territorio Inca sulle Ande che prevedeva molti ponti di corda e rendeva più pratici i lama capaci di inerpicarsi» spiega Seth Giddings, docente di Ludologia all’Università di Southampton. Giddings affronta il tema nel nuovo saggio Toy theory: technology and imagination in play (Teoria del giocattolo: tecnologia e immaginazione nel gioco, Mit Press).

«Come suggerisce l’archeologo Gordon Ekholm, questi oggetti prodotti in Centroamerica dal 300 fino all’arrivo degli europei servivano solo per intrattenere i più piccoli ed erano privi di significati rituali». Gli animali a rotelle sono un gioco comparso più volte nella Storia: tra i primi di cui si ha traccia quelli trovati a Susa, nell’attuale Iran: un porcospino e un leone di oltre tremila anni fa, oggi conservati al Louvre.«Un’ipotesi suggestiva è che i nostri antenati preistorici inventarono anche i primi utensili, come asce, lance e aghi per cucire, in momenti di tregua dall’esigenza immediata di difendersi e proteggersi dal freddo: queste scoperte furono il prodotto di una manipolazione svagata e giocosa di materiali – pietre, rami, pelli e ossa di animali – che generò nuove idee» spiega lo studioso. «È improbabile, per esempio, che la prima lancia emerse come risposta pratica al pensiero cosciente “Quale estensione del mio braccio posso escogitare per colpire con più efficacia quell’animale?”. È più facile che fu durante il lancio di oggetti a scopo di puro svago ed esplorazione delle proprie capacità, come vediamo oggi nelle scimmie, che all’uomo venne l’intuizione astratta per le primissime armi da caccia. Un’intuizione resa del resto possibile dalla dimestichezza acquisita giocando con il peso e le proprietà di pietre e bastoni e dalle relazioni tra i movimenti del corpo e gli effetti a distanza che si possono provocare». Aggiunge Katriina Heljakka, ricercatrice in giochi e culture digitali all’università di Turku, in Finlandia: «I giochi possono dare corpo a un’illuminazione innovativa ed esplorativa, che può trasformarsi in applicazione pratica anche molto tempo dopo: l’idea dell’aereo, ovvero del volo artificiale, è stata seminata già migliaia di anni fa grazie ai primi aquiloni» spiega. «Anche un oggetto utilissimo come la bussola è nato come un trastullo – in Cina nel secondo secolo avanti Cristo – e molto prima di diventare strumento di navigazione la si usò per uno scopo per nulla tecnologico: quello divinatorio. Anche un’altra invenzione cinese, la polvere da sparo, ha un’origine ludica: fu utilizzata inizialmente per i fuochi d’artificio».

Il gioco precede anche l’ideazione dell’oggetto futuristico per eccellenza: il computer. «Nel Libro dei congegni ingegnosi dei fratelli matematici Banu Musa, pubblicato a Baghdad intorno all’850 d.C., si descrive uno “strumento che si suona da solo”, una specie di organo che poteva produrre diverse musiche scritte su cilindri rotanti intercambiabili: è in nuce l’idea della distinzione tra hardware, ovvero il marchingegno, e software, i cilindri. Nasce così, per gioco, l’idea di una macchina programmabile» dice Steven Johnson, che ha toccato l’argomento nel saggio Wonderland. «I cilindri vennero ripresi anche dall’inventore francese Jacques de Vaucanson nell’800. Inventore di automi con il puro scopo di divertire e meravigliare – tra cui un’anatra meccanica capace di starnazzare, mangiare e digerire – de Vaucanson inventò il primo telaio meccanico, che poi fu ripreso cinquant’anni dopo da Joseph-Marie Jacquard e diede il via alla Rivoluzione industriale».

La macchina definitiva

Eppure si tende a sottovalutare il ruolo dei giocattoli nello sviluppo della tecnologia. «Perché vengono considerati culturalmente insignificanti, e filosoficamente ambigui, capaci di assumere allo stesso tempo significati molto diversi» commenta ancora Heljakka. «Per un genitore l’orsacchiotto di peluche che regala al figlio è solo un oggetto utile a tenerlo occupato e divertirlo, mentre per il bambino l’orsetto diventa un compagno di gioco su cui riversare affetto».

E qui si evidenzia un altro paradosso: «Sono al tempo stesso le cose più care, quando siamo piccoli, e anche gli oggetti più effimeri e transitori, quelli che finiscono con più frequenza nelle discariche», osserva invece Giddings. «Un’altra ambiguità è che da un lato rappresentano in piccolo il mondo degli adulti – basta pensare alle casette che i bimbi realizzano con i mattoncini, e che fungono anche da modello per comprendere le città in cui vivono – e dall’altro offrono ai bambini il modo di parodizzare e sovvertire il mondo esterno, inventando palazzi dalle forme impossibili o inusitate nella realtà». Ma è proprio questo rapporto di fedeltà e infedeltà al reale tipico dei giocattoli che permette di scatenare la fantasia trovando sì tante idee implausibili e divertenti, ma magari anche qualcuna che può avere applicazioni utili. «È stato così per gli automi, realizzati per meravigliare, con la loro verosimiglianza, grandi e piccini molti secoli prima degli attuali e straordinariamente utili robot» dice la ricercatrice.

«Ma» continua «per convincersi del valore del giocattolo come motore d’innovazione basta un esempio famoso, quello del padre dell’informatica Claude Shannon. Il quale per trovare idee, negli anni 50 amava girare per i laboratori Bell – una delle maggiori fucine d’innovazione di sempre – in monociclo, facendo numeri con le clave da giocoliere. Un giorno realizzò un congegno particolare: una scatola dotata di un solo grande interruttore. Premendolo, si apriva uno sportello e ne usciva una manina che rimetteva l’interruttore su “off”, per poi ritirarsi. La chiamò: “La macchina definitiva”».

Sul Venerdì del 24 gennaio 2025

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