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Massimo Giannini: a Sanremo vinca il migliore

Diversi stili di canto: Fedez, Francesco De Gregori e la segretaria del Pd Elly Schlein. Fotogramma x 3 

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È la settimana di Sanremo. Dai, passerà anche questa. Il Paese ha il fiato corto, ma soprattutto sospeso: più che sul destino dei palestinesi a Gaza o degli ucraini a Kiev, dei trumpisti in America o dei neonazisti in Germania, si interroga sul belcanto di Fedez. E sono interrogativi esistenziali di vasta portata. Ce la farà questo gioviale gentiluomo, col cuore a pezzi per l’amore incorrotto ma interrotto con la pia Ferragni in Balocco? Supererà i traumi della sua fugace jeunesse dorée, trascorsa a buttare banconote dai finestrini della sua Lamborghini o a fare a botte tra discoteche e curve ultrà? Lo scopriremo solo vivendo, come ormai dicono in troppi, riempiendosi a sproposito la boccaCon il nastro rosa dell’immenso Lucio. Parliamo di musica. Stavolta non ce lo chiede l’Europa ma la Patria, bramosa di nascondere le sue povertà economiche e le sue mediocrità politiche sotto l’indistruttibile tappeto rosso del teatro Ariston. Meglio Giorgia cantante che Giorgia premier. Meglio Modà …

È la settimana di Sanremo. Dai, passerà anche questa. Il Paese ha il fiato corto, ma soprattutto sospeso: più che sul destino dei palestinesi a Gaza o degli ucraini a Kiev, dei trumpisti in America o dei neonazisti in Germania, si interroga sul belcanto di Fedez. E sono interrogativi esistenziali di vasta portata. Ce la farà questo gioviale gentiluomo, col cuore a pezzi per l’amore incorrotto ma interrotto con la pia Ferragni in Balocco? Supererà i traumi della sua fugace jeunesse dorée, trascorsa a buttare banconote dai finestrini della sua Lamborghini o a fare a botte tra discoteche e curve ultrà? Lo scopriremo solo vivendo, come ormai dicono in troppi, riempiendosi a sproposito la boccaCon il nastro rosa dell’immenso Lucio. Parliamo di musica. Stavolta non ce lo chiede l’Europa ma la Patria, bramosa di nascondere le sue povertà economiche e le sue mediocrità politiche sotto l’indistruttibile tappeto rosso del teatro Ariston. Meglio Giorgia cantante che Giorgia premier. Meglio Modà che Santanché. Meglio Gabbani che Tajani. Meglio Rkomi che Salvini. Meglio Marcella che Roccella. Meglio Michielin che Pichetto Fratin. Meglio Gaia che Zaia. Meglio Rose Villain che Elly Schlein. Potrei continuare, ma per il vostro bene mi fermo qui. Due giorni prima che iniziasse il Festival mi sono divertito a leggere quali sono stati gli artisti più ascoltati e scaricati su Spotify nel 2024. Lo confesso, mi sono assai depresso. Sarà sicuramente una questione anagrafica. Ma la top ten – dal primo al decimo, in ordine decrescente – è questa: Geolier, Sfera Ebbasta, Lazza, Tedua, Anna, Guè, Kid Yugi, Capo Plaza, Shiva, Tony Effe. Ora, a parte gli Sfera Ebbasta e i Tony Effe, noti per ragioni extra-canore, mi sono chiesto (e scusate il francesismo): ma chi minchia sono, questi nuovi “grandi della musica italiana”? Veramente i giovani ascoltano questa roba? Lo so, sono un ferrovecchio da rottamare. Ma dei miei anni ruggenti (una volta ruggivo anch’io) a me restano in testa, che so Rimmel di De Gregori o La canzone di Piero di De André, 4 marzo 1943 di Dalla o Auschwitz di Guccini, La libertà di Gaber o Compagno di scuola di Venditti, Luci a San Siro di Vecchioni o Mille giorni di te e di me di Baglioni. Non moda, musica eterna. A tratti poesia, che non passerà mai perché è oggettivamente bella. Ho letto anche che il singolo più ascoltato dell’anno è I p’me, tu p’te. Massimo rispetto per il rap napoletano: ma benedetti ragazzi, perché vi volete così male? Avete mai provato, una sera, a spegnere il fottuto cellulare e poi la luce, a sdraiarvi sull’amato divano e a far partire che so, The Great Gig in the Sky dei Pink Floyd, Firth of Fifth dei Genesis, o One degli U2? Provateci, una volta: a occhi chiusi, scoprirete geometrie celesti. Ci sono universi, oltre Sanremo e Geolier. Esplorateli, e poi chiedetevi, scimmiottando Raf: “cosa resterà/ di questi anni Venti…”.

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