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Michele Serra: l’utopia della cittadinanza

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PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. La devozione del popolo per le maniere forti, per l’uomo della Provvidenza non è certo una novità della nostra epoca.
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Caro Serra, un sondaggio fatto in Inghilterra segnala che più del 50 per cento degli intervistati vorrebbe un capo forte al governo, praticamente un dittatore. Questo significa che i vari Trump, Musk, Milei e altri figuri in giro per il mondo non sono il problema. Il problema di difficile soluzione è dato dal popolo stupido che li vota.

Franco Bagni

Caro Bagni, la devozione del popolo (non tutto, ma una parte significativa e spesso prevaricante) per le maniere forti, per l’uomo della Provvidenza, per il Capo o il Re che mette a posto le cose, magari nel nome di Dio, non è certo una novità della nostra epoca. È antico come la storia umana, e discende in larga parte dalla paura e dalla debolezza, e dunque dal bisogno di infeudarsi al potente di turno; in altra parte dall’ignoranza, che è una piaga dell’umanità tanto quanto la povertà. L’idea otto-novecentesca di organizzare il popolo, magma indeterminato, in Classe cosciente, protagonista della Storia e in grado di cambiarla, fu una pro…

Caro Serra, un sondaggio fatto in Inghilterra segnala che più del 50 per cento degli intervistati vorrebbe un capo forte al governo, praticamente un dittatore. Questo significa che i vari Trump, Musk, Milei e altri figuri in giro per il mondo non sono il problema. Il problema di difficile soluzione è dato dal popolo stupido che li vota.

Franco Bagni

Caro Bagni, la devozione del popolo (non tutto, ma una parte significativa e spesso prevaricante) per le maniere forti, per l’uomo della Provvidenza, per il Capo o il Re che mette a posto le cose, magari nel nome di Dio, non è certo una novità della nostra epoca. È antico come la storia umana, e discende in larga parte dalla paura e dalla debolezza, e dunque dal bisogno di infeudarsi al potente di turno; in altra parte dall’ignoranza, che è una piaga dell’umanità tanto quanto la povertà. L’idea otto-novecentesca di organizzare il popolo, magma indeterminato, in Classe cosciente, protagonista della Storia e in grado di cambiarla, fu una prodigiosa eresia. Fummo socialisti o comunisti perché ci sembrò che solo l’emancipazione del popolo, il suo assumere dignità e responsabilità, potesse cambiare il mondo per davvero. Quell’eresia è morta, in parte per i suoi eccessi dogmatici, i crimini staliniani, il naufragio indecoroso dell’economia pianificata sovietica; in parte perché, banalmente, hanno vinto i ricchi e ha vinto il privilegio. Da dove si riparte? Direi dalla dignità delle persone, una per una, come punto non negoziabile (e basterebbe questo per battersi contro Trump con intransigenza). E poi da quella che mi sembra una nuova e appassionante utopia, che non è più la Classe ma la Cittadinanza. L’essere, uno per uno, cittadini coscienti dei propri diritti, dei propri doveri, e dei diritti e dei doveri altrui. Estesa all’umanità intera, non è un’utopia meno ambiziosa della rivoluzione proletaria. Forse lo è addirittura di più, perché dice non genericamente alle masse, ma a ciascuno di noi, che il destino è nelle nostre mani. La lettera che segue dice quanto sia lungo questo cammino.

Niente illuminismo
per i due volti di Napoli

Gentile Serra, sono napoletano e la mia famiglia è originaria di Santa Lucia, uno dei pochi quartieri di chiara e dichiarata cultura marinara. La vicenda dell’invasione di Roccaraso da parte di orde di gitanti istigati da una influencer che io, cultore appassionato del mio dialetto, non so se definire vrenzola, zandraglia o vajassa (tutti termini che si riferiscono a donne volgari e aggressive ma senza nessuna connotazione sessuale) mi ha fatto pensare che il problema non è solo una condizione di deprivazione culturale, il loro essere plebeio lazzari, secondo la tradizione napoletana, ma il loro compiacersi, il rivendicare la loro ignoranza. Ho sentito il bisogno di andare a rileggere un bellissimo libro di Raffaele La Capria, L’armonia perduta, dove si racconta di questa spaccatura fra la Napoli lazzara e quella civile, colta, illuminista, due mondi assolutamente estranei fra loro e impossibilitati a comprendersi anche perché parlavano due lingue diverse, spesso il francese le classi superiori, una lingua aspra e barbara la plebe, che poi fu edulcorata nel dialetto delle canzoni famose nel mondo, per arrivare a Eduardo.Questa divisione antropologica fu all’origine della Santa Fede, versus i giacobini martiri del 1799. Non credo sia un caso che oggi ci sia un rumoroso revanscismo sanfedista, o neoborbonico che dir si voglia. E nella memoria storica, nonostante lo sforzo mostruoso del compianto avvocato Marotta, erede della tradizione illuminista con il suo Istituto per gli studi Filosofici, l’assenza più rilevante è proprio quella dell’illuminismo. La Rai ha appena messo in onda una fiction su Mario Merola, un altro esponente del mondo plebeo contento di essere tale (al di là della sua straordinaria vitalità sul palcoscenico). Mentre di La Capria, Rosi, Patroni Griffi, Ghirelli eccetera, per arrivare a Fabrizia Remondino e Annamaria Ortese, si parla sempre meno. E De Simone, che dedicò la vita a cercare di ricostruire i rapporti bidirezionali fra i due mondi, è il silenzioso e quasi centenario reduce superstite di una battaglia che nessuno vuole più combattere.
Rosario Frattini

Caro Frattini, al nome di De Simone ho avuto un sussulto di nostalgia per i tempi nei quali, come lei scrive, «si cercò di ricostruire i rapporti tra due mondi». Intellettuali e popolo legati dalla stessa, magnifica “fatica”. Chissà se mai ritornerà una stagione altrettanto generosa, e fantasiosa.

Riprendiamoci la libertà
di criticare Emilia Pérez

Gentile Michele, mi è capitato di vedere il film Emilia Pérez. Ho esitato a mettere due righe in fila sul mio profilo (senza nessuna ambizione, solo per suggerire o meno una pellicola) perché temo rappresaglie. Magari le sembrerà una questione assai piccina, ma non mi sento libera di scrivere che l’attrice protagonista, Karla Sofía Gascón, secondo me, ha un’unica espressione bovina in tutto il film, senza temere il probabilissimo linciaggio social. Questa cultura woke non mi piace, la trovo prepotente e aggressiva, non pretende libertà e rispetto per tutti, bensì di essere migliore di tutti. L’altra faccia della medaglia degli estremismi destroidi. Mi colpii qualche anno fa come nella serie Sex&The City avessero fatto diventare gay una delle protagoniste, senza nessuna coerenza per il personaggio e suscitando le proteste degli spettatori. Azzardo una previsione: Emilia Pérez vincerà agli Oscar non perché sia un bel film ma perché la protagonista è una transessuale e perché Hollywood risponderà così ai deliri trumpiani. Valentina

Capisco il suo timore di affrontare l’argomento. Si consoli, è molto complicato affrontarlo anche per le cosiddette “firme” dei giornali e dei media in genere. Ci si sente stretti in una tenaglia malefica: il ricatto morale del politicamente corretto, lo sbraco volgare e violento del politicamente scorretto. Se ne esce facendosi coraggio e cercando di articolare il proprio pensiero con serenità e forza. Senza farsi arruolare, senza farsi intimidire. Il che, sia ben chiaro, non basta a evitare gli insulti social, l’indignazione woke da un lato, la vecchia e consunta volgarità della destra dall’altro. Voglio dire: bisogna sentirsi in pace con le proprie parole e i propri giudizi, e non prestare orecchio alle urla di sottofondo. Valentina, scriva sulla protagonista di Emilia Pérez ciò che crede, lo scriva con misura e con garbo, e se ne infischi di eventuali tumulti digitali. Non c’è altro modo di sopravvivere all’epoca.

Per rimpatriare Almasri
era meglio un gommone


Caro Serra, il metodo migliore per rimandare il ricercato Almasri al suo Paese era imbarcarlo su un gommone con uno scafista amico suo. Scortati da una nave della marina italiana perché non gli venisse in mente di fermarsi al primo aeroporto incontrato sulla via.
Maria Zauli

Concordo. Purtroppo io e lei non siamo al governo.

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