Alessandra Locatelli, chi l’ha vista? Inchiesta sulla ministra per le Disabilità
di Francesco BeiRoma. C’è una ministra a Palazzo Chigi, ma nessuno lo sa. Non c’è anche quando c’è. Il suo nome è Alessandra Locatelli, leghista della prima ora, titolare del dicastero per le Disabilità. Alzi la mano chi ne ricorda il volto. Indicata da Matteo Salvini con l’obiettivo di presidiare un segmento elettorale – per l’Istat i disabili sono oltre tre milioni di persone, senza considerare i familiari – che da anni il leader leghista sta provando a coltivare. Finora senza successo. Colpa della ministra fantasma? Molti leghisti, a taccuini chiusi, pensano di sì.
Il fatto è che Locatelli, fedelissima del Capitano, da quando è stata chiamata al governo è come se avesse perso la voce. Poche attività social, limitati post di comparsate a iniziative nel Comasco, ovvero a casa sua, in Parlamento non si vede quasi mai. Non è parlamentare e in Aula appare solo se comandata, come per esempio capita quando a dover parlare è il suo capo, Matteo Salvini. Per la verità, a sentire gli altri ministri, nemmeno…
Roma. C’è una ministra a Palazzo Chigi, ma nessuno lo sa. Non c’è anche quando c’è. Il suo nome è Alessandra Locatelli, leghista della prima ora, titolare del dicastero per le Disabilità. Alzi la mano chi ne ricorda il volto. Indicata da Matteo Salvini con l’obiettivo di presidiare un segmento elettorale – per l’Istat i disabili sono oltre tre milioni di persone, senza considerare i familiari – che da anni il leader leghista sta provando a coltivare. Finora senza successo. Colpa della ministra fantasma? Molti leghisti, a taccuini chiusi, pensano di sì.
Il fatto è che Locatelli, fedelissima del Capitano, da quando è stata chiamata al governo è come se avesse perso la voce. Poche attività social, limitati post di comparsate a iniziative nel Comasco, ovvero a casa sua, in Parlamento non si vede quasi mai. Non è parlamentare e in Aula appare solo se comandata, come per esempio capita quando a dover parlare è il suo capo, Matteo Salvini. Per la verità, a sentire gli altri ministri, nemmeno a Palazzo Chigi ha finora lasciato traccia del suo passaggio. Da oltre due anni in carica, al tavolone del Consiglio dei ministri, dove siede tra Elisabetta Casellati e Andrea Abodi, non prende quasi mai la parola. «Gentile ed educata ma… non pervenuta», confida un collega di Fratelli d’Italia.
"Non ricordo suoi interventi...”
Anche l’altra volta che era diventata ministra, sempre alla Famiglia e Disabilità con il governo giallo-verde, non aveva lasciato grandi memorie di sé. Ma aveva una scusante: l’essere stata in carica appena quattro settimane. Nominata a luglio del 2019 al posto di Lorenzo Fontana, Locatelli sogna in grande ma il suo capo ha la bella pensata di provocare la crisi di governo ad agosto (la famosa estate del Papeete). E addio a tanti bei progetti, coltivati fin da quando la giovane Alessandra lavorava in una comunità alloggio per disabili a Como: la meteora Locatelli non rischiara a lungo il cielo della politica. Giuseppe Conte la incontra una sola volta: «La ricevetti a Palazzo Chigi» ricorda oggi «e la pregai di una cosa, di restare nei “binari istituzionali”. Sa, dopo le polemiche seguite alla partecipazione di Lorenzo Fontana al Congresso mondiale delle famiglie (un evento organizzato dalla galassia pro-life e anti Lgbtq+, ndr), non volevo altri problemi. E la cosa finì lì. Sinceramente non ho serbato memoria di suoi interventi in Consiglio dei ministri».
Tanti tavoli, e poi niente…
Le associazioni per i diritti dei disabili hanno nei suoi confronti un atteggiamento ambivalente. Le viene riconosciuto di aver condotto bene il G7 sulla disabilità, anche se non ha avuto ricadute pratiche. Ma è stato notato il suo silenzio quando gli amici di Salvini – dal generale Vannacci a Donald Trump fino ai tedeschi dell’AfD – hanno pronunciato frasi vergognose sui disabili, chiedendo persino la fine delle politiche di inclusione. Eppure le è stato dato credito quando il ministero dell’Economia ha tagliato i 350 milioni di euro destinati alla disabilità nella legge di bilancio del 2023 per spostarli sui bonus edilizi e la ministra ha promesso che sarebbero stati ripristinati dal 2026.
Ma la vera sfida su cui sarà giudicata è l’attuazione della riforma della disabilità fatta dal governo Draghi nel 2021. Una legge delega che deve essere “messa a terra” dal suo ministero. Se le intenzioni sono lodevoli, la pratica non è stata altrettanto fortunata. Si va a rilento sui decreti attuativi ed è stata lanciata al momento solo una «sperimentazione» limitata a nove province. Ma l’esperimento non sta andando benissimo. Come ha testimoniato un’inchiesta di Valentina Conte su Repubblica, la prova si è risolta in un blocco quasi totale delle domande di invalidità nel mese di gennaio: «Troppa burocrazia a carico dei medici. Patronati estromessi. Certificati impossibili da caricare sul sistema informatico che va a singhiozzo. Persone in bisogno, anche malati oncologici, lasciati senza sostegni». Locatelli ha preso atto delle «criticità» e ha risposto come fa sempre quando si trova di fronte a un problema: ha annunciato l’apertura di un tavolo. «Fa sempre così» racconta una dirigente di un’associazione «e, per carità, è vero che si confronta e parla con tutti. Ma poi non succede niente».
Qualcosa, per la verità, è successo. È stata istituita, con la riforma, la figura del Garante dei diritti delle persone con disabilità e Locatelli ha convinto i presidenti delle Camere a nominarne a capo l’avvocato dello Stato Maurizio Borgo. Che, guarda caso, è anche il suo capo di gabinetto al ministero. Il controllore e il controllato sono la stessa persona.
Siamo gli unici al mondo
Su un fronte, tuttavia, la ministra fantasma ha avuto successo. Anzi, si è spesa talmente tanto da stupire molti per l’eccesso di ingerenza. È stato quando il Parlamento, nonostante perplessità nella stessa maggioranza, ha varato la legge più stravagante della legislatura, quella sulla “moto-terapia”, che consiste nel far divertire i bambini ricoverati portandoli su e giù in corsia su delle moto elettriche. In un Paese dove nemmeno terapie riconosciute e applicate da decenni come l’ippoterapia o la musicoterapia hanno mai ottenuto un riconoscimento legislativo, Locatelli ha gettato tutto il suo peso per far approvare un disegno di legge di iniziativa di un suo amico, il deputato della Lega Massimiliano Panizzut, che non è medico ma nel curriculum della Camera vanta un diploma di istituto tecnico industriale.
La pressione della ministra per far approvare questa legge è stata davvero notevole, eppure i deputati e i senatori della maggioranza non ne volevano sapere. Soprattutto dentro Forza Italia e Fratelli d’Italia, in molti – i medici soprattutto – storcevano il naso e facevano melina. E così si andava avanti stancamente, per settimane e settimane, di rinvio in rinvio. Raccontano che in particolare fossero due senatori di FdI, Giovanni Satta e Ignazio Zullo – uno dirigente ospedaliero e l’altro medico – a far mancare spesso il numero legale. Casualmente, ogni volta che in commissione si doveva votare la “moto-terapia”, quei due figuravano assenti.
Finché una sera, sovvertendo ogni prassi, è stata Locatelli in prima persona a presentarsi nell’auletta della commissione Sanità di Palazzo Madama, per costringere i neghittosi al voto favorevole. «È stata una scena grottesca» rivela uno dei presenti «e persino i commessi erano stupiti. Non era mai accaduto che un ministro venisse in commissione per imporre l’approvazione di un disegno di legge di un parlamentare». Sia come sia, alla fine Locatelli l’ha spuntata e la moto-terapia in Italia – unico Paese al mondo, e qualcosa vorrà dire – è diventata legge.
È stata forse la sola occasione in cui la ministra , come dicono nella sua Como, ha “tirà fö i ball”. E dire che agli esordi, quando si faceva le ossa nell’amministrazione lariana, Alessandra Locatelli aveva fama di dura. Altro che ministra fantasma, l’allora assessora e vicesindaca leghista era soprannominata in città “la sceriffa”. Cattivissima, la sua ossessione erano i migranti e i senzatetto. I ragazzi migranti si attaccavano al wi-fi gratuito cittadino e l’assessora glielo spegneva «per evitare assembramenti». I clochard si addormentavano al riparo dalle intemperie sotto il colonnato di San Francesco, e “la sceriffa” li faceva sloggiare nel cuore della notte con i getti delle idropulitrici. E c’era sempre lei dietro il divieto di chiedere l’elemosina in città o nella decisione di chiudere la stazione di notte affinché non divenisse rifugio dei senza tetto.
Mattarella, no grazie
Fino all’apoteosi. Un ordine del giorno contro l’accoglienza dei minori non accompagnati (che è obbligatoria per legge e imposta dalle convenzioni sui diritti umani). Una presa di posizione talmente eccessiva da essere respinta dalla stessa maggioranza di centrodestra di Como con 27 voti contrari su 28. Inutile dire di chi fosse l’unico voto favorevole.Una linea che piaceva tuttavia a Salvini, tanto da farla arrivare a Palazzo Chigi come ministra dopo aver giurato al Quirinale nelle mani del Capo dello Stato. Una convocazione solenne a cui Locatelli si presentò con qualche imbarazzo, visto che nel 2018 aveva ingiunto su Facebook a tutti gli amministratori della Lega di «rimuovere immediatamente dai loro uffici pubblici la foto di Mattarella, che non rappresenta più un garante imparziale dei cittadini». Non le era piaciuto che il Presidente avesse rifiutato la nomina a ministro dell’Economia del no-Euro Paolo Savona. Ma era Mrs. Hyde a parlare, non la Dottoressa Jekyll che ha poi preso il suo posto a Palazzo Chigi.
Sul Venerdì del 21 febbraio 2025