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Michele Serra: avere fiducia, nonostante tutto

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Egregio Serra, forse stiamo assistendo, consapevoli o meno, a una mutazione genetica della specie Homo sapiens sapiens in Homo sapiens malvagius, per dirla in latino, secondo la denominazione sulla quale anche il grande botanico Carlo Linneo sarebbe d’accordo. Se si guarda a chi viene eletto presidente di certi Stati, oppure a certi autocrati guerrafondai, o come votano intere masse di cittadini, non escluderei la mia ipotesi linneana. Sarò forse pessimista, ma le lezioni della Storia malvagia sono penetrate nel Dna di milioni di individui.
Walter Merzagora (Milano)

Caro Merzagora, non so se dirlo sia una consolazione o un’aggravante: ma guardi che è sempre stato così. Pensi alle folle che osannavano quel mostro paranoico di Hitler; agli italianuzzi in adorazione di Mussolini; alla smisurata massa inerte che nei secoli ha garantito devozione e obbedienza a tiranni e despoti di ogni risma, e ha chinato il capo al totalitarismo, o per convenienza o per pavidità. Pensi alle credenze assur…

Egregio Serra, forse stiamo assistendo, consapevoli o meno, a una mutazione genetica della specie Homo sapiens sapiens in Homo sapiens malvagius, per dirla in latino, secondo la denominazione sulla quale anche il grande botanico Carlo Linneo sarebbe d’accordo. Se si guarda a chi viene eletto presidente di certi Stati, oppure a certi autocrati guerrafondai, o come votano intere masse di cittadini, non escluderei la mia ipotesi linneana. Sarò forse pessimista, ma le lezioni della Storia malvagia sono penetrate nel Dna di milioni di individui.
Walter Merzagora (Milano)

Caro Merzagora, non so se dirlo sia una consolazione o un’aggravante: ma guardi che è sempre stato così. Pensi alle folle che osannavano quel mostro paranoico di Hitler; agli italianuzzi in adorazione di Mussolini; alla smisurata massa inerte che nei secoli ha garantito devozione e obbedienza a tiranni e despoti di ogni risma, e ha chinato il capo al totalitarismo, o per convenienza o per pavidità. Pensi alle credenze assurde, alle superstizioni, al conformismo pavido, all’odio per i differenti. Pensi alle devote fanterie che si sono consegnate al massacro per decisione di pochissimi capi di governo e generali; allo stato di esaltazione delle folle che applaudivano i roghi delle streghe e degli eretici… Abbiamo cercato per secoli, per merito di minoranze virtuose e di utopisti generosi, ma anche di movimenti di massa impetuosi, di emanciparci dalla cultura tribale originaria, e tutto sommato, se ci pensa, ci siamo anche riusciti. Non del tutto, ma in buona misura. La democrazia, il diritto internazionale, l’habeas corpus, l’idea, ormai abbastanza accettata, che la legge sia meglio del linciaggio, che le donne siano uguali agli uomini, che le tasse siano un prelievo legittimo per stare in società, che chi lavora abbia diritti e non solamente doveri, e chi comanda abbia doveri e non solo diritti: tutto questo è recente, è una conquista dell’altro ieri, ed è il frutto di una innegabile evoluzione. È fragile, è precario, è alla mercè dei prepotenti, dei bulli, dei troppo ricchi, ma c’è, esiste. Esiste e va difeso. Il fatto che l’uomo sia una merda (una merdaccia, diceva Fantozzi) rende il progresso e la libertà, se ci pensa, ancora più preziosi e sorprendenti. Bisogna vivere come se l’umanità fosse degna di fiducia, non abbiamo altra via. Mi capita, da quando campo, di incontrare persone che smentiscono questa fiducia; e persone che invece la confermano. Ne basta una sola, a volte, per ridare energia a chi spera che si possa uscire, prima o poi, dalle spelonche dalle quali proveniamo.

Applausi per i ricchi, odio per i poveri

Caro Serra, alla veneranda età di 88 anni e alla luce degli ultimi avvenimenti, mi vien da pensare che questo sia l’ultimo “stadio evolutivo” dell’uomo: aver capito che il suo malessere non dipende dall’immorale, scandaloso e lievitante arricchimento di pochi, ma da chi sta peggio di lui. I primi bisogna eleggerli comandanti del gregge umano, i secondi bisogna eliminarli.
Pietro Capuzzimati (Torino)

Acclamare i più ricchi di te e odiare i più poveri di te: in fondo, pensandoci bene, è il trionfo definitivo del capitalismo. E questa, dunque, sarebbe la “missione finale” della destra populista, levare ai poveri il conforto della solidarietà e della fratellanza, regalare ai ricchi, oltre al potere, la venerazione delle masse. Ma non è detta l’ultima parola, perché se questa condizione portasse serenità e benessere, ci sarebbe solo da rassegnarsi. Ma porta invidia, frustrazione, malessere, squilibrio sociale. Non può stabilizzarsi; non può durare in eterno. Chissà se camperemo abbastanza per vedere le prime crepe…

Siamo un popolo di conservatori

Caro Serra, nella sua rubrica su Repubblica Concita De Gregorio conclude: il consenso e la ragione non sono la stessa cosa. La considerazione è ovvia ma... se gli italiani hanno preferito alla sinistra nelle sue varie espressioni dapprima la Dc, quindi Berlusconi, poi il duo Grillo-Salvini, infine Meloni e il suo movimento le cui radici non recise affondano dove ben sappiamo, non sarebbe il caso di farsene una ragione? Gli italiani sono un popolo che definirei conservatore in senso lato, istintivamente ostile a cambiamenti anche non particolarmente radicali dell’assetto sociale e del costume.Francesco Scarlata (Palermo)

Vecchia questione. Gli italiani sono in prevalenza conservatori? E magari, come hanno spesso pensato i laici, devono questo spirito di diffidenza per il nuovo al secolare dominio della Chiesa? Credo sia abbastanza vero per il passato, ma credo anche che le carte si siano rimescolate, e non di poco. Oggi il Papa è molto, ma molto più “di sinistra” degli italiani, e già questa novità scompiglia i vecchi schemi. Non è più la Chiesa, la cattiva maestra. Più probabilmente è la pigrizia. E il menefreghismo. E il cinismo: tirare a campare senza essere troppo disturbati. La pancia piena non aiuta a preoccuparsi del futuro.

Facciamoci restituire i soldi da Santanchè

Gentile Serra, sono una pensionata di 86 anni. Vorrei dire due parole sulla (dis)onorevole Santanchè, perché mi brucia sapere che una parte delle tasse che annualmente pago vadano a formare i compensi da lei indegnamente percepiti; e credo che la pensino così anche altri italiani. Non basta essere eletti per diventare servitori dello Stato ma occorre operare “con disciplina e onore”, come impone la nostra stupenda Costituzione. Non penso sia possibile che mi venga restituita dall’Inps quella parte di tasse da me pagata, ma spero che, allorquando la signora Santanchè fosse condannata, sia obbligata a restituire le somme a lei corrisposte dallo Stato, almeno dal momento in cui si sono verificati i reati ascrittile. E vorrei che tali importi venissero assegnati ai due settori: Sanità e Istruzione pubblica, che questo governo vergognosamente trascura. Lei pensa che sarà possibile?

Marta Scheggi

No, temo che non accadrà. Ma penso che sia giusto sperare che possa accadere. Il concetto stesso di “servitore dello Stato” (“civil servant” nella cultura anglosassone) è uno dei più disattesi in buona parte della nostra classe dirigente – non tutta, per fortuna. Non per questo bisogna disperare. La disciplina e l’onore richiesti dalla nostra Costituzione per chi ricopre ruoli pubblici è uno dei princìpi più disattesi, e forse più ignorati, della Carta. Bisognerebbe ricordarsene ogni giorno, e ricordarlo a chi lo dimentica. Non mi piace l’uso inflazionato e troppo facile della parola “dimissioni”: ma è clamoroso che la signora Santanchè non capisca che sarebbe la sola maniera di riconquistare dignità. Liberando noi e se stessa con una sola mossa.

Sul Venerdì del 21 febbraio 2025

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