48° 52' 36" di latitudine Sud; 123° 23' 36" di longitudine Ovest: sono le coordinate che corrispondono al segno rosso sulla mappa. Si chiama Punto Nemo, dal nome del capitano di Ventimila leghe sotto i mari, si trova nel Pacifico meridionale ed è il punto dell'oceano più lontano dalle terre emerse. Circa 2.700 chilometri lo separano dalle isole più vicine: Ducie, nelle Pitcairn, Motu Nui, a sud dell'isola di Pasqua, e Maher, nell'Antartide, tutte comunque disabitate. La lontananza e la profondità – 3.700 metri – lo rendono il luogo ideale per farvi precipitare satelliti e altri veicoli spaziali diventati inservibili: ce ne sono già 300 sepolti sul fondale. Ed è lì che, come spiega Remo Guerrini nel servizio che pubblichiamo tra le pagine di Scienze del Venerdì di oggi, 21 febbraio, finirà anche la Stazione Spaziale internazionale, l'oggetto più grande mai messo in orbita, quando, entro il 2030, dovrà essere dismessa (ma potrebbe essere anche molto prima, visto che per Elon Musk la ISS non serve più, lui vuole andare su Marte).
Speculare al Punto Nemo, spiega la solerte Wikipedia, c'è il punto delle terre emerse più lontano dalle coste: le sue coordinate sono 46°17'00.0"Nord 86°40'00.0"Est e si trova nello Xinjang, nord-ovest della Cina, in mezzo a un deserto che a seconda delle fonti si chiama Gurbantünggüt o Dzoosotoyn Elisen. La costa più vicina è a 2.645 chilometri. Questi punti remoti sono detti poli dell'inaccessibilità, e ovviamente si possono identificare per ciascun continente, per ciascun oceano e anche per ciascun Paese. Come fa questa mappa d'Europa che ho trovato sul sito Landgeist.com: il polo dell'inaccessibilità italiano è il villaggio di Montespluga, frazione di Madesimo, in val Chiavenna (Sondrio), che dista 233 chilometri dal mare più vicino.
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