Vini dealcolati, cresce il mercato. A Vinitaly il debutto
di Rosaria AmatoUna nuova frontiera del vino o il “tradimento” di una lunga e radicata tradizione? Da quest’anno anche in Italia si potrà produrre vino senz’alcol, o meglio con una percentuale non superiore allo 0,5 per cento. Il via libera del ministero dell’Agricoltura è arrivato il 18 dicembre dell’anno scorso, e Vinitaly, tra le principali fiere di settore, si è subito adeguata, annunciando il debutto dei vini dealcolati per l’edizione 2025, dal 6 al 9 aprile.
Il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini, ha spiegato che «l’obiettivo è di rappresentare un mercato complementare ai vini di denominazione in forte crescita su scala globale». Cosa che fa il paio con l’aumento delle richieste dei macchinari per la dealcolazione, soprattutto da parte di medie aziende e grandi gruppi.
I pri…
Una nuova frontiera del vino o il “tradimento” di una lunga e radicata tradizione? Da quest’anno anche in Italia si potrà produrre vino senz’alcol, o meglio con una percentuale non superiore allo 0,5 per cento. Il via libera del ministero dell’Agricoltura è arrivato il 18 dicembre dell’anno scorso, e Vinitaly, tra le principali fiere di settore, si è subito adeguata, annunciando il debutto dei vini dealcolati per l’edizione 2025, dal 6 al 9 aprile.
Il direttore generale di Veronafiere, Adolfo Rebughini, ha spiegato che «l’obiettivo è di rappresentare un mercato complementare ai vini di denominazione in forte crescita su scala globale». Cosa che fa il paio con l’aumento delle richieste dei macchinari per la dealcolazione, soprattutto da parte di medie aziende e grandi gruppi.
I primi a muoversi
Del resto, i produttori italiani avevano anticipato i tempi della burocrazia: le aziende pioniere, tra le quali Argea, Doppio Passo, Hofstsatter, Mionetto, Schenk, Varvaglione e Zonin, avevano già avviato la produzione, concludendo la procedura di dealcolazione all’estero. Questo perché i vini senza alcol nascono come tradizionali e vengono poi sottoposti a un procedimento di estrazione. Le modalità possibili, indicate dal regolamento Ue 2021/2117 che disciplina la materia sono tre: l’evaporazione sottovuoto, la distillazione sottovuoto e diverse tecniche che prevedono l’uso di membrane, tra cui l’osmosi inversa, la nanofiltrazione, la dialisi, la pervaporazione.
«Non si tratta di un procedimento chimico, se si utilizzano le membrane è quasi un procedimento di filtrazione, non vengono aggiunti additivi», spiega Marzia Varvaglione, presidente di Agivi, l’Associazione dei giovani imprenditori vinicoli dell’Unione italiana vini. Quarta generazione di una famiglia di viticoltori del Tarantino, che negli anni Cinquanta ha dato vita al business del vino sfuso, Marzia, insieme ai fratelli, ha deciso di avviare anche la produzione di vino dealcolato, affidando la lavorazione a un contoterzista che effettuava il procedimento in Spagna e in Germania. Quest’anno potrà farlo utilizzando le proprie cantine: «Puntiamo a una nicchia di mercato giovane, la generazione Z in particolare sta mostrando una grande attenzione verso vini e bevande con una gradazione alcolica più bassa o solo con tracce di alcol».
In effetti da un sondaggio Swg, presentato nel corso del Vinitaly 2024, emerge che la quota di attenzione verso i vini dealcolati è più alta tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni (28 per cento, contro una media del 21).
Non si tratta però di un prodotto a unica destinazione giovanile: Swg identifica una platea di consumatori potenziali di un milione di non bevitori di alcolici e 14 milioni di consumatori di vini. In Germania tra il 2022 e il 2024 i consumi di vino alcol free sono aumentati del 6 per cento in volume e del 17 per cento in valore. Negli Stati Uniti, dove questi prodotti hanno già conquistato una certa popolarità, l’aumento nel biennio è stato del 16 per cento in volume e del 52 per cento in valore.
Bassa gradazione
L’interesse per i vini dealcolati si affianca a una costante diminuzione del consumo di vini tradizionali, soprattutto di quelli con una alta gradazione. «L’approccio al consumo di vino è cambiato negli ultimi dieci anni», spiega Denis Pantini, economista di Nomisma, responsabile di Wine Monitor. «Al netto degli anni del Covid, quando la gente è stata costretta a rimanere a casa e ha bevuto un po’ di più, c’è una maggiore attenzione alla sostenibilità, al legame con il territorio, e alla salute, e si cercano quindi da tempo vini freschi e leggeri, con una minore gradazione alcolica, non oltre gli 11-12 gradi».
I grafici di Wine Monitor mostrano infatti una curva in picchiata per le vendite di vino rosso nella grande distribuzione organizzata, nel 2023 sono calate dell’11 per cento, mentre le bollicine volano (+36). Una macrotendenza che si osserva anche nei consumi totali di vino in Italia: la quota dei rossi “fermi” (senza bollicine) è passata dal 43,9 per cento del 2010 al 37,6 nel 2023, nel mondo dal 51,3 per cento al 48,3. La progressiva disaffezione ai vini ad alta gradazione è stata intercettata negli ultimi vent’anni da bevande come i cocktail a basso contenuto di alcol: per le due tipologie di bevande è stato coniato il termine di “Nolo” (No-Low Alcohol). Secondo le previsioni di?Iwsr Drinks Market Analysis questo segmento di mercato raggiungerà un tasso di crescita annuale del 7 per cento entro il 2026.
«Siamo tra i primi ad aver creduto in questo tipo di prodotti», rivendica Tommaso Canella, terza generazione di viticultori dell’azienda omonima, che tra già alla fine degli anni Ottanta ha creato il Bellini, di cui si prepara adesso a lanciare una versione senz’alcol.
Basta divieti
A favorire le bevande Nolo ci potrebbe essere, in Italia, anche il nuovo codice della strada, con lo spauracchio delle multe. Secondo gli addetti ai lavori, però, vini dealcolati e bevande a bassa gradazione sono destinate a rimanere una nicchia di mercato: «Non arriveranno neanche al 10 per cento», afferma Canella. Anche perché, spiega Varvaglione, «hanno dei costi di produzione superiori di circa il 30 per cento, che si riflettono sul prezzo». Un certo scetticismo si coglie anche nel mondo della distribuzione e della ristorazione: «È chiaramente un settore nascente è plausibile che ci vorrà del tempo per abituarsi al cambiamento» spiegano dal Gruppo Sogegross (Gdo). Al momento, «nel mondo dei bar la tendenza più diffusa è quella di proporre Drinklist che prevedano un abbassamento della gradazione alcolica dei cocktail». Mentre «la ristorazione è invece in una fase perlustrativa, dove la presenza di vini no alcol sulle carte è ancora molto timida». Per favorire una maggiore diffusione dei nuovi vini, i produttori chiedono che cada una importante barriera stabilita dalla normativa italiana, e cioè il divieto di dealcolare Igt, Doc e Docg.?
Sul Venerdì del 21 febbraio 2025