Dodici anni fa esatti, il 28 febbraio 2013, Joseph Ratzinger non era più Papa. Aveva annunciato le sue clamorose dimissioni pochi giorni prima, dopo l’ultima rinuncia di Gregorio XII nel 1417. Difficile dimenticare la formula latina di Benedetto XVI: «Ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum». Anche la Chiesa produce ormai più Storia di quanta ne consuma. In Occidente la scristianizzazione avanza: in Francia va a messa tutte le domeniche il 4 per cento della popolazione. In Italia andiamo solo un po’ meglio, con il 17 per cento. Eppure due cose sono stupefacenti. La prima è l’enorme attenzione che le vicende della Santa Sede continuano a suscitare presso l’opinione pubblica. La seconda è la coincidenza temporale dei fatti d’Oltretevere. Gli ultimi giorni in clinica di papa Francesco, proprio nello stesso periodo in cui si dimise il suo predecessore, sembrano molto più che una musica del caso. All’apparenza,…
Dodici anni fa esatti, il 28 febbraio 2013, Joseph Ratzinger non era più Papa. Aveva annunciato le sue clamorose dimissioni pochi giorni prima, dopo l’ultima rinuncia di Gregorio XII nel 1417. Difficile dimenticare la formula latina di Benedetto XVI: «Ad cognitionem certam perveni vires meas ingravescente aetate non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum». Anche la Chiesa produce ormai più Storia di quanta ne consuma. In Occidente la scristianizzazione avanza: in Francia va a messa tutte le domeniche il 4 per cento della popolazione. In Italia andiamo solo un po’ meglio, con il 17 per cento. Eppure due cose sono stupefacenti. La prima è l’enorme attenzione che le vicende della Santa Sede continuano a suscitare presso l’opinione pubblica. La seconda è la coincidenza temporale dei fatti d’Oltretevere. Gli ultimi giorni in clinica di papa Francesco, proprio nello stesso periodo in cui si dimise il suo predecessore, sembrano molto più che una musica del caso. All’apparenza, tutto sembra portare nuova acqua al mulino dell’Istituzione ecclesiastica. Trump posta le sue foto alla Casa Bianca insieme ai pastori riuniti in preghiera con la beatitudine di Matteo, “beati i portatori di pace, perché di essi è il regno dei cieli”. La destra sovranista sfonda in Europa e quella a-fascista governa a Roma, entrambe predicano la sacra triade Dio-Patria-Famiglia (pur non praticandola affatto). Nonostante la diffusa rimonta degli atei devoti al potere, la vera domanda è: quanto resisterà ancora, la Chiesa, agli assalti della modernità? In Conclave, splendido fanta-romanzo di Robert Harris (Mondadori) ora anche al cinema, trovate indizi interessanti. Il Pontefice muore all’improvviso. Dalle segrete stanze della Curia si odono rumori lontani: la realtà. “Sostenitori dei matrimoni gay e oppositori delle unioni civili, donne che chiedevano di essere ordinate sacerdoti e donne che rivendicavano aborto e contraccezione, musulmani e anti-musulmani, immigrati e anti-immigrati”. Tutto si fonde in “un’unica, indifferenziata cacofonia di rabbia”.
Il vecchio Papa, prima di restituire l’anima a Dio, aveva detto «voglio una Chiesa che sia povera, voglio una Chiesa che sia più vicina alla gente». Ma scomparso lui, alla vigilia del conclave,tutto sembra precipitare. Tocca al Decano riunire i cardinali per l’elezione del nuovo vicario di Cristo, e tenere l’omelia ai funerali di quello appena defunto. Lui parla, e dice «non dovremmo avere paura delle diversità… Per lavorare insieme e crescere insieme noi dovremmo essere tolleranti… Il peccato che sono arrivato a temere più di ogni altro è la certezza, la certezza è la nemica mortale della tolleranza… La nostra fede è una cosa vivente proprio perché cammina mano nella mano con il dubbio…». E conclude: «Preghiamo perché il Signore ci conceda un papa che dubiti… Un papa che pecca, domanda perdono e procede nel suo cammino». Non ho fede. Non credo in dio (“diciamo che lo stimo”, come dichiarava Woody Allen). Ma in futuro un Papa così mi piacerebbe assai. E forse salverebbe pure la Chiesa.