Ma certo, quanto è comodo mettere in croce persino chi viene in Italia non a delinquere ma a lavorare e, oltre a questo, aspira – ohibò – a non essere invisibile, a passeggiare, andare al mare, pregare, far giocare i bambini e portare al cinema le mogli. Quanto è politicamente redditizio prendersela con loro, senza mettere in discussione il sistema economico che rende indispensabile il loro arrivo in un sistema di salari minimi e in un’Italia che ha perso l’uso delle mani. Quanto è conveniente gridare alla sostituzione etnica senza affrontare il problema alla radice, con l’effetto di tenere gli immigrati sotto pressione e quindi abbassare le loro pretese salariali a vantaggio dei padroni del vapore.
Il tutto con un pizzico di sadismo mascherato da tutela dell’ordine pubblico che attira il voto dei tanti spaesati e soprattutto dei rancorosi leoni da tastiera, annidati nella società civile.Il caso di Monfalcone dice però, a questo punto, che la narrativa razzista vincerà sempre, se i su…
Ma certo, quanto è comodo mettere in croce persino chi viene in Italia non a delinquere ma a lavorare e, oltre a questo, aspira – ohibò – a non essere invisibile, a passeggiare, andare al mare, pregare, far giocare i bambini e portare al cinema le mogli. Quanto è politicamente redditizio prendersela con loro, senza mettere in discussione il sistema economico che rende indispensabile il loro arrivo in un sistema di salari minimi e in un’Italia che ha perso l’uso delle mani. Quanto è conveniente gridare alla sostituzione etnica senza affrontare il problema alla radice, con l’effetto di tenere gli immigrati sotto pressione e quindi abbassare le loro pretese salariali a vantaggio dei padroni del vapore.
Il tutto con un pizzico di sadismo mascherato da tutela dell’ordine pubblico che attira il voto dei tanti spaesati e soprattutto dei rancorosi leoni da tastiera, annidati nella società civile.Il caso di Monfalcone dice però, a questo punto, che la narrativa razzista vincerà sempre, se i suoi antagonisti non snobberanno, come avvenuto finora, la voce dei tanti “indigeni” che non si riconoscono più nella loro città e non prenderanno atto che, comunque sia, la presenza in massa di stranieri – anche in assenza di crimini – genera dei problemi identitari che non possono essere elusi e lasciati in monopolio ai reazionari. È anche su questo vuoto di ascolto da parte delle “anime belle” di sinistra che si basa il consenso di populisti come Anna Maria Cisint. È una realtà, questa, comune a tutti i progressisti dell’Unione, e che non potrà essere elusa se vogliamo che il grande raduno “L’Europa siamo noi” in programma domani, dia una risposta onesta e completa alle ansie della gente in questo momento turbolento per il mondo.