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Il flamenco di Morente val bene una preghiera

La copertina dell’album di Enrique Morente Sueña la Alhambra (2005) 

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La canzone della settimana è “La última carta”
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Questa è una storia appassionante. Amore, vita, carriera. La storia di una scelta. Fu l’amore per Federico García Lorca ad avvicinare Leonard Cohen (sua figlia si chiama Lorca) a Enrique Morente (1942-2010) – il loro incontro (a Madrid, nel 1993) e la vicinanza dell’artista canadese alla Spagna ha qualcosa di mistico (Leonard scrisse di getto Homage to Morente, una poesia magnifica; Enrique gli dedicò l’album Omega, superbo).

Enrique Morente era un payo – così i gitani iberici chiamano quelli che non appartengono alla loro etnia – ma ha abbracciato la comunità e soprattutto la sua arte sublime, il flamenco. Non ce la farò in poche righe a raccontare tutto, ma la passione di Morente per il cante jondo fu precoce e irreversibile. A sedici anni, già infiammato dal flamenco, s’innamorò di Aurora Carbonell: lui era un payo di Granada, lei una ballerina gitana; la fuitina, poi il matrimonio (Estrella Morente è una dei tre figli) – non furono gli unici Giulietta e Romeo del cante: Lola Flor…

Questa è una storia appassionante. Amore, vita, carriera. La storia di una scelta. Fu l’amore per Federico García Lorca ad avvicinare Leonard Cohen (sua figlia si chiama Lorca) a Enrique Morente (1942-2010) – il loro incontro (a Madrid, nel 1993) e la vicinanza dell’artista canadese alla Spagna ha qualcosa di mistico (Leonard scrisse di getto Homage to Morente, una poesia magnifica; Enrique gli dedicò l’album Omega, superbo).

Enrique Morente era un payo – così i gitani iberici chiamano quelli che non appartengono alla loro etnia – ma ha abbracciato la comunità e soprattutto la sua arte sublime, il flamenco. Non ce la farò in poche righe a raccontare tutto, ma la passione di Morente per il cante jondo fu precoce e irreversibile. A sedici anni, già infiammato dal flamenco, s’innamorò di Aurora Carbonell: lui era un payo di Granada, lei una ballerina gitana; la fuitina, poi il matrimonio (Estrella Morente è una dei tre figli) – non furono gli unici Giulietta e Romeo del cante: Lola Flores, paya, aveva sposato Manolo Caracol, gitano, per legittimare il suo irrefrenabile impeto flamenco.

Se il flamenco oggi è un’arte viva, il merito è di rivoluzionari come Enrique Morente e Camarón de la Isla, un payo e un gitano. Morente è il Léo Ferré della musica spagnola, perché ha messo in musica i grandi poeti come Ferréha fatto con Rimbaud, Verlaine, Aragon, Apollinaire e Baudelaire: poco incline al compromesso, per niente interessato al folclore, fermamente convinto che il flamenco fosse l’unica musica in grado di esprimere la poesia dei grandi; senza confini (si esibì con Pat Metheny e i Sonic Youth, oltre che con Tomatito, il chitarrista di Camarón): Giovanni della Croce, Rafael Alberti, Lorca, Lope de Vega, Antonio Machado, Cohen.

Sentite questa, ad esempio: La última carta (dall’album Sueña la Alhambra, 2005), con le ultime parole scritte (il 19 aprile 1616) da Miguel de Cervantes prima di morire. Martinete (stile del cante) + organo: in questi casi non si ascolta soltanto, si prega.

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