L’ospedale fake che aiuta quelli veri
dal nostro inviato Michele BocciIl paziente è agitato. Piange, suda, muove un braccio come per proteggersi il viso. Nella sala i monitor suonano, i medici trafficano, si scambiano informazioni per salvare la vita del malato, che intanto si guarda intorno impaurito. Vengono controllati i parametri, fatte ecografie, si iniettano i farmaci e ci si prepara ad intubare. La scena è quella tipica di un reparto di urgenza, codice rosso. Cioè adrenalinica, apparentemente caotica, comunque inquietante. La differenza la fa la sala regia, nascosta dietro un vetro, da dove grazie alle telecamere si osserva tutto quello che avviene dentro. Volendo chi è alla consolle può intervenire, dare voce al paziente, produrre rumori, ma anche diffondere odori che aiutino a capire le sue condizioni. Tutto molto realistico, ma falso. Quando il tempo finisce, il “malato” torna ad essere un manichino inanimato (ma molto credibile, dispiace quasi vederlo lacrimare), i medici escono e discutono il caso con chi ha seguito il lavoro del team.
Il paziente è agitato. Piange, suda, muove un braccio come per proteggersi il viso. Nella sala i monitor suonano, i medici trafficano, si scambiano informazioni per salvare la vita del malato, che intanto si guarda intorno impaurito. Vengono controllati i parametri, fatte ecografie, si iniettano i farmaci e ci si prepara ad intubare. La scena è quella tipica di un reparto di urgenza, codice rosso. Cioè adrenalinica, apparentemente caotica, comunque inquietante. La differenza la fa la sala regia, nascosta dietro un vetro, da dove grazie alle telecamere si osserva tutto quello che avviene dentro. Volendo chi è alla consolle può intervenire, dare voce al paziente, produrre rumori, ma anche diffondere odori che aiutino a capire le sue condizioni. Tutto molto realistico, ma falso. Quando il tempo finisce, il “malato” torna ad essere un manichino inanimato (ma molto credibile, dispiace quasi vederlo lacrimare), i medici escono e discutono il caso con chi ha seguito il lavoro del team.
Analizzano gli errori, le scelte azzeccate, si preparano ad intervenire su altri malati.Nella grigia periferia industriale di Parma c’è un ospedale fake, con 1.500 metri quadrati di stanze di degenza, sale chirurgiche e aule. E tanti manichini, di ogni tipo. Da quello prodotto partendo da una ricostruzione con la tac 3D per ottenere un corpo perfettamente uguale per peso e consistenza a quello umano, a uno che partorisce, all’altro con la gamba a brandelli, a causa di un incidente, che può sanguinare buttando fuori litri di liquido rosso. Poi ci sono i pezzi: tronchi per le ecografie, pance per gli interventi in laparoscopia, mammelle da palpare per rilevare tumori, pure una testa per le iniezioni di medicina estetica. La parola chiave è esercitazione. Tutto serve perché allenarsi, ripetere decine di volte l’inserimento del tubo per l’ecografia transesofagea, così quando i medici hanno davanti un paziente reale la manovra la fanno perfettamente. Si punta a fare pratica “per finta”, ma in un contesto il più possibile vicino al vero. Parte da qui la filosofia di Accurate, l’azienda che ha messo in piedi tutto questo, fornendo laboratori ad 88 strutture sanitarie italiane (presto saranno 100): si va da singole stanze per la formazione in una specialità a strutture enormi, come quella dell’Humanitas di Milano, che è di oltre 2 mila metri quadri.
Lo stiamo perdendo
La storia di Accurate ne racconta tante insieme. Una è quella industriale, poi c’è quella umana della sua fondatrice, e infine quella legata alla formazione sanitaria nel nostro Paese. Che non sempre è così sofisticata, anzi, spesso si regge su partecipazioni a congressi ben poco utili ai medici per crescere professionalmente e aggiornarsi. Di certo, non quanto intervenire rapidamente su un neonato (certo, finto) con problemi di salute che deve essere rianimato, intubato, attaccato alle macchine e messo in una culla di terapia intensiva. Per questo ha puntato sulla simulazione Patrizia Angelotti nel 2010, quando ha creato l’azienda di cui oggi è amministratrice delegata. Laureata in Fisica, ha fatto la tesi all’Istituto di radiazioni extraterrestri del Cnr di Bologna dove ha iniziato ad applicare la sua disciplina in ambito medico. A trent’anni la scelta di aprire una sua azienda.
Oggi Accurate, acquistata nel 2023 dal gruppo Digit’Ed, ha un fatturato da otto milioni di euro e impiega 23 persone in ricerca e sviluppo. È quasi monopolista del settore della simulazione medica nel nostro Paese, ed è completamente italiana. Progetta le stanze per la simulazione e fa software per attività a distanza. «Il punto di partenza è l’aviazione. In quel campo i simulatori sono sempre esistiti e soprattutto i piloti si aggiornano continuamente usandoli. Volevamo portare questo modello anche in medicina», ci spiega. Il suo slogan è “Mai la prima volta sul paziente”. Insomma: per proteggere la persona in cura da errori medici. «Il 17 settembre sarà la Giornata mondiale dell’Oms per la sicurezza del paziente, e la missione della nostra azienda è esattamente quella di usare la formazione come strumento preventivo dell’errore. Vorremmo che la simulazione entrasse nella didattica universitaria e nella formazione dei medici strutturali. Consentirà alla generazione di nuovi medici di iniziare l’attività clinica senza fare la formazione sul paziente».
Un tempo per esercitarsi c’erano i cadaveri, poi fantocci di plastica un po’ dozzinali. Oggi da Accurate si può osservare come sia andata avanti la tecnologia. Sono circa 400 i manichini prodotti, spesso negli Usa, dall’azienda. A Parma ce ne sono alcuni. Con quello che partorisce, ad esempio, si possono simulare complicazioni come il podalico, la distocia di spalla, il prolasso del funicolo. La testa usata per le iniezioni di botulino o filler sembra vera: riproduce perfettamente la consistenza della pelle e della carne, così il medico estetico che si esercita trova la giusta resistenza quando fa una punturina. Chi fa pratica può vedere i risultati del suo lavoro su uno schermo, dove è riprodotto un volto prima e dopo il trattamento. Alla prova dimostrativa, uno dei dipendenti Accurate ha lasciato la paziente virtuale con le sopracciglia asimmetriche e un occhio più grande dell’altro. Roba da prendersi una denuncia. Ma, scherzi a parte, acquisire manualità per procedure che nell’immaginario collettivo sembrano banali e invece hanno effetti collaterali importanti e non rari, aiuta il medico a non sbagliare.
Avanti con la realtà virtuale
L’integrazione tra il reale e il virtuale è importante anche quando si fanno le ecografie all’addome. Il radiologo fa scorrere il rullo dell’ecografo sul ventre di un manichino e sullo schermo passano le immagini di casi reali caricati per riprodurre le varie patologie. È come fare una vera eco, un po’ la stessa utilizata per le operazioni in laparoscopia, dove vengono inseriti telecamera e strumenti chirurgici in un addome finto e poi si lavora (come nella realtà) osservando i movimenti degli strumenti sullo schermo.Ma anche se i manichini sono sempre più sofisticati, il futuro potrebbe non essere loro. «Dopo il Covid la realtà virtuale ha dimostrato di essere la nuova frontiera della formazione medica», ci dice Angelotti.
Nel centro di Parma già oggi gli esempi che vanno in questa direzione sono tanti. Si può fare l’anamnesi al paziente, grazie all’Intelligenza artificiale, facendosi raccontare i sintomi di un’emicrania e successivamente stabilendo la cura. Oppure si naviga con i visori nella stanza di un ospedale, sempre per risolvere un caso clinico. Poi ci sono gli scenari di emergenza, dove il medico deve indicare, una volta a bordo di un elicottero del 118, che procedure vanno fatte a una persona precipitata in montagna prima dell’arrivo in ospedale. Il tutto può essere valutato successivamente con gli esperti, per verificare la correttezza della strada intrapresa. Insomma, tecnologie sempre più raffinate al servizio della crescita professionale dei medici. Visti da questo capannone della periferia emiliana, gran parte dei congressi nelle sale conferenze dei grand hotel, con le loro assemblee plenarie, i loro seminari, i banchetti offerti dagli sponsor, sembrano sempre più polverosi di quanto già non lo siano.
Sul Venerdì del 21 marzo 2025