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Cold case: arrestato l’ultimo killer della regina del Ruanda

La regina Gicanda con suo marito, re Mutara III in uno scatto degli anni Cinquanta (Corbis/VCG via Getty Images) 

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Rosalie Gicanda, l’ultima regina del Paese segnato dal genocidio degli Hutu contro i Tutsi, fu uccisa il 20 aprile 1994. Soltanto ora il suo assassino è stato arrestato. Che riposi finalmente in pace, almeno lei
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Rosalie Gicanda diventò regina del Ruanda nel 1942, l’anno del suo quattordicesimo compleanno. Re Mutara III Rudahigwa, di quasi vent’anni maggiore di lei, aveva divorziato ed era in cerca di una nuova sposa che gli potesse dare un erede. Le più belle ragazze del regno furono accolte nel palazzo della regina madre e sottoposte a una serie di prove. Rosalie risultò la prescelta. Era molto bella, austera, silenziosa. Per diciassette anni fu al fianco del consorte, presenza forte ma discreta, lontana dalle trame politiche di quel piccolo regno incastonato nel cuore dell’Africa. Incarnava le usanze secolari del Ruanda, la dignità dell’aristocrazia Tutsi, l’eleganza di un portamento e di tradizioni apparentemente senza tempo. Ma quel mondo stava crollando, stravolto dall’arbitrio dei colonizzatori belgi.Nel 1959 il re fu ricoverato per dei banali controlli. La sua morte improvvisa, mentre era affidato alle cure dei sanitari belgi, sollevò sospetti mai chiariti. E poiché neanche da Gicanda …

Rosalie Gicanda diventò regina del Ruanda nel 1942, l’anno del suo quattordicesimo compleanno. Re Mutara III Rudahigwa, di quasi vent’anni maggiore di lei, aveva divorziato ed era in cerca di una nuova sposa che gli potesse dare un erede. Le più belle ragazze del regno furono accolte nel palazzo della regina madre e sottoposte a una serie di prove. Rosalie risultò la prescelta. Era molto bella, austera, silenziosa. Per diciassette anni fu al fianco del consorte, presenza forte ma discreta, lontana dalle trame politiche di quel piccolo regno incastonato nel cuore dell’Africa. Incarnava le usanze secolari del Ruanda, la dignità dell’aristocrazia Tutsi, l’eleganza di un portamento e di tradizioni apparentemente senza tempo. Ma quel mondo stava crollando, stravolto dall’arbitrio dei colonizzatori belgi.Nel 1959 il re fu ricoverato per dei banali controlli. La sua morte improvvisa, mentre era affidato alle cure dei sanitari belgi, sollevò sospetti mai chiariti. E poiché neanche da Gicanda aveva avuto figli, a succedergli fu il fratello minore con il nome di Kigeli V.

Il nuovo sovrano non avrà il tempo di trovare una regina: due anni dopo, è il 1961, il regno del Ruanda scompare, travolto dalla “rivoluzione Hutu” con la quale l’etnia maggioritaria – fomentata dai belgi e dalla gerarchia cattolica – proclama la Repubblica, che diventa indipendente l’anno successivo. Nel clima violento di quei giorni, la regina si prodiga per offrire rifugio ai perseguitati. Tra questi un bambino di quattro anni, suo nipote, figlio di sua sorella. Gli Hutu stanno per dare l’assalto alla proprietà in cui abita la famiglia. Gicanda manda qualcuno a salvare i suoi, poi li aiuta a fuggire in Uganda. Il bambino si chiama Paul Kagame. Ne sentiremo ancora parlare.

Segnatevi questo nome

Re Kigeli morirà in esilio negli Stati Uniti nel 2016, senza aver mai rivisto il suo Paese. La regina resta in Ruanda. Ma, lasciata la Corte reale, si trasferisce poco più a Sud, a Butare (oggi chiamata Huye), in una casa modesta, con l’anziana madre, qualche dama di compagnia e pochi domestici. Sotto il nuovo potere Hutu, i Tutsi sono perseguitati: a migliaia vengono costretti ad abbandonare il Paese. Gicanda tuttavia è ancora rispettata: conduce una vita ritirata, sostenuta da una fervente fede cattolica e dedita alle opere pie.Passano i decenni. Le condizioni di vita dei Tutsi non fanno che peggiorare. Finché, sul finire del secolo, l’ordine della Guerra fredda crolla in tutto il mondo, Africa compresa. Gli esiliati capiscono che il loro momento è arrivato ed entrano in armi in Ruanda dal vicino Uganda. Il loro comandante si chiama Paul Kagame.I Tutsi rimasti nel Paese vengono subito considerati dagli Hutu al potere complici degli insorti, additati come serpi, spie, traditori. L’intolleranza cresce, diventa progetto di sterminio. Il 7 aprile 1994 iniziano i massacri: è il genocidio dei Tutsi, un milione di morti. Il prefetto di Butare si rifiuta di organizzare le bande degli assassini. Per un paio di settimane, mentre altrove scorre il sangue, in città tutto sembra tranquillo. I preparativi però cominciano presto: si formano gruppi armati, si compilano liste delle persone da eliminare. Il prefetto viene esautorato.

Sepolta in un giardino

La mattina del 20 aprile i soldati entrano in casa della regina, che ormai va per i 70 anni. A mandarli è il capitano Ildephonse Nizeyimana, istruttore all’Eso, la scuola sottufficiali che si trova in città. A guidarli è il tenente Pierre Bizimana, detto Rwatsi, insieme a un altro tenente. La regina e altre sei persone vengono portate via e trascinate nel cortile posteriore del Museo nazionale: qui sono fucilati. Sarà un’adolescente del gruppo, creduta morta ma in realtà sopravvissuta, a raccontare quanto accaduto. Grazie alla sua testimonianza, il corpo di Gicanda verrà recuperato e sepolto in un giardino, prima di essere poi trasferito aNyanza, l’antica capitale, dove si trova ancora oggi.La Storia racconta quel che è successo poi.Nel luglio del ‘94 i combattenti guidati da Kagame misero fine al genocidio e al regime Hutu che lo aveva voluto. Dal 2000, dopo essere stato vicepresidente per sei anni, il nipote della mwamikazi è oggi il presidente del Ruanda. I colpevoli dell’uccisione di Gicanda sono stati giudicati, alcuni dal Tribunale penale internazionale (tra questi Nizeyimana: 35 anni di prigione), altri dai tribunali militari ruandesi.Uno degli assassini era però sfuggito alla giustizia: negli ultimi giorni del genocidio, il tenente Ezéchiel Gakwerere aveva varcato la frontiera con la Repubblica democratica del Congo, scomparendo poi nel nulla.La sua fuga è finita pochi giorni fa: trentun anni dopo l’assassinio della regina, Gakwerere, oggi generale di brigata, è stato arrestato in Congo e consegnato alle autorità ruandesi.Ed è così che le cronache attuali, che riferiscono di cruenti combattimenti nell’Est della Repubblica democratica del Congo, ci rimanda alla tragedia del genocidio dei Tutsi. Che cosa ci faceva un sospetto genocida in libertà? E come ha fatto a diventare generale? E perché indossava una tuta mimetica con lo stemma della Repubblica del Congo?

Ultime notizie

Nei giorni finali del genocidio, milioni di ruandesi in fuga davanti all’avanzata delle forze guidate da Paul Kagame si rifugiarono in Congo. La maggior parte gente comune, Hutu convinti dalla propaganda di regime che i Tutsi erano venuti per trucidarli. Ma molti erano assassini, membri delle squadre della morte, militari e miliziani accecati dall’odio che dal Congo avrebbero continuato a fare il possibile per “finire il lavoro”. Diedero infatti vita a un’organizzazione armata, le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, o Fdlr. E il tenente Gakwerere era uno di loro. Nel vasto mosaico etnico che compone la popolazione dell’Est del Congo, c’è anche una minoranza Tutsi. Le Fdlr ne fecero il proprio bersaglio, e quelli a loro volta organizzarono la propria autodifesa, chiedendo e ottenendo aiuto dal Ruanda.Ed è proprio qui che sta l’origine del conflitto che in queste settimane devasta le province orientali del Congo.Di qui la tensione tra i due Stati: il Ruanda che accusa il Congo di non fare nulla per neutralizzare le Fdlr; il Congo che accusa il Ruanda di sconfinare in armi all’interno dei suoi confini. Protagonista del conflitto è il movimento chiamato M23, l’organizzazione armata dei Tutsi congolesi, aiutata dal Ruanda: sono stati loro a catturare Gakwerere. Secondo alcune fonti, l’ex tenente era diventato il comandante in capo dell’Fdlr. E proprio in lui appare confermata la continuità tra l’ecatombe del 1994 e la crisi attuale.È probabile che la giustizia ruandese organizzi in tempi brevi il processo a Gakwerere, per chiedergli conto dei suoi crimini. E dare così finalmente pace all’ultima regina del Ruanda.

Sul Venerdì del 21 marzo 2025

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