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A Venezia Mapplethorpe, le seduzioni di un classico con brio

Robert Mapplethorpe, Isabella Rossellini, 1988 (© Robert Mapplethorpe Foundation) 
SPECIALE ARTE Sull’isola di San Giorgio Maggiore la mostra del grande fotografo, tra nudi e ritratti di celebrità
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Isabella Rossellini è stupenda. Ma, dentro l’obiettivo di Robert Mapplethorpe, è divina. Principe tormentato della fotografia in bianco e nero e dei corpi scolpiti, dell’eros e del desiderio, il maestro nato a New York nel 1946 e morto di Aids a Boston dell’89 è protagonista di una grande retrospettiva a Le stanze della fotografia di Venezia, dal 10 aprile al 6 gennaio ‘26 sull’isola di San Giorgio Maggiore.

Le forme del classico è il titolo di un percorso curato da Denis Curti che conta oltre 200 scatti fra i suoi celebri nudi michelangioleschi e i ritratti penetranti, più nudi del nudo, di figure come Truman Capote, Andy Warhol, Glenn Close, Keith Haring o Yoko Ono. Mentre negli stessi spazi deputati alla fotografia inaugura anche un inedito dialogo fra le celebri Polaroid di Maurizio Galimberti e le Lezioni americane di Italo Calvino per il gioco combinatorio di una visione sfaccettata e molteplice, il resto della città è punteggiata di altri opening primaverili.

A partire dalle Ga…

Isabella Rossellini è stupenda. Ma, dentro l’obiettivo di Robert Mapplethorpe, è divina. Principe tormentato della fotografia in bianco e nero e dei corpi scolpiti, dell’eros e del desiderio, il maestro nato a New York nel 1946 e morto di Aids a Boston dell’89 è protagonista di una grande retrospettiva a Le stanze della fotografia di Venezia, dal 10 aprile al 6 gennaio ‘26 sull’isola di San Giorgio Maggiore.

Le forme del classico è il titolo di un percorso curato da Denis Curti che conta oltre 200 scatti fra i suoi celebri nudi michelangioleschi e i ritratti penetranti, più nudi del nudo, di figure come Truman Capote, Andy Warhol, Glenn Close, Keith Haring o Yoko Ono. Mentre negli stessi spazi deputati alla fotografia inaugura anche un inedito dialogo fra le celebri Polaroid di Maurizio Galimberti e le Lezioni americane di Italo Calvino per il gioco combinatorio di una visione sfaccettata e molteplice, il resto della città è punteggiata di altri opening primaverili.

A partire dalle Gallerie dell’Accademia che ospitano (dal 4 aprile al 27 luglio) Corpi moderni. La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione, dove i capolavori dei maestri ruotano attorno all’Uomo vitruviano di Leonardo e aprono un’indagine sugli studi anatomici e relativa fisiognomica. A Palazzo Grassi approda, invece, l’artista italiana attiva a Parigi Tatiana Trouvé con La strana vita delle cose, riflessione su un orizzonte pre e post umano, in cui il tempo stravolge la percezione degli elementi. Temi analoghi, ma più distopici e popolati di figure in bilico fra inferno e teatro, nella personale del tedesco Thomas Schütte (classe 1954) a Punta della Dogana. A pochi passi, la Collezione Guggenheim ospita Maria Helena Vieira da Silva, Anatomia di uno spazio, omaggio dell’autrice di Lisbona (1908-1992) al dinamismo futurista e alla scomposizione cubista in frullare di forme in libertà.

Sul Venerdì del 21 marzo 2025

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