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Massimo Giannini: Ai miei tempi

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Forse è vero che molti giovani sono scollegati dalle forme basiche di civiltà. Ma che dire degli adulti?
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Caro Giannini, sono un vecchio di 84 anni, vedo in buona parte delle nuove generazioni poca propensione alle buone maniere, e vorrei suggerire al ministro Valditara: non sarebbe opportuno introdurre nei programmi scolastici tre materie importanti, come l’educazione, il rispetto e l’amore? È sotto gli occhi di tutti il degrado sociale e morale, pane quotidiano per molti giovani e meno giovani, la volgarità nell’esprimersi e nei comportamenti. Il divertimento più di moda: insozzare, vandalizzare, distruggere. Le virtù vincenti: l’arroganza, la prepotenza e la scurrilità. Forse sono i risultati dei “confusi comportamenti” di noi figli del dopoguerra che non abbiamo saputo gestire i passaggi generazionali; forse sono le conseguenze dei cattivi esempi della società “che conta”, come la corruzione e l’immoralità. Ma solo studiando queste tre “materie” potremo sperare in una società migliore. Affianco alla scuola la televisione, il cui compito dovrebbe essere principalmente educativo: un ama…

Caro Giannini, sono un vecchio di 84 anni, vedo in buona parte delle nuove generazioni poca propensione alle buone maniere, e vorrei suggerire al ministro Valditara: non sarebbe opportuno introdurre nei programmi scolastici tre materie importanti, come l’educazione, il rispetto e l’amore? È sotto gli occhi di tutti il degrado sociale e morale, pane quotidiano per molti giovani e meno giovani, la volgarità nell’esprimersi e nei comportamenti. Il divertimento più di moda: insozzare, vandalizzare, distruggere. Le virtù vincenti: l’arroganza, la prepotenza e la scurrilità. Forse sono i risultati dei “confusi comportamenti” di noi figli del dopoguerra che non abbiamo saputo gestire i passaggi generazionali; forse sono le conseguenze dei cattivi esempi della società “che conta”, come la corruzione e l’immoralità. Ma solo studiando queste tre “materie” potremo sperare in una società migliore. Affianco alla scuola la televisione, il cui compito dovrebbe essere principalmente educativo: un amalgama di divertimento e cultura, leggerezza ed eleganza, spettacolo e istruzione.
Raffaele Pisani – Napoli

Caro Raffaele, io ho 63 anni, 21 meno di lei. Sono comunque tanti, per non cadere in una tentazione diffusa tra le persone più anziane: considerare il presente più involuto del passato. O tempora, o mores, scriveva già Cicerone nella Prima orazione contro Catilina. Mi sforzo sempre di resistere alle derive disfattiste e decliniste, ma non al punto di non vedere quello che vede lei. La sensazione che troppi giovani si siano disconnessi dalle forme basiche della civiltà e della comunità è oggettivamente forte. Non li aiuta la crisi delle istituzioni che trasformano la collettività in una comunità: la famiglia, la scuola, le reti associative. Non li salva il web, che li risucchia in una rete astiosa di solitudini interconnesse. Una delle serie tv del momento si intitola Adolescence: l’episodio più realistico è girato in un istituto scolastico, racconta una giornata di ordinario caos generazionale, tra insulti ai prof e bullismi tra studenti. Capisco il suo invito al ministro Valditara sulle tre “materie” da introdurre nei programmi. Ma temo che non basterebbe: se parliamo di educazione, amore, e rispetto – non a caso parola dell’anno secondo la Treccani – temo che gli adulti non siano purtroppo migliori dei giovani. nI

Profitti delle banche
alle spalle di chi è povero

Gentile Giannini, per quasi tutte le assicurazioni e banche è tempo di bilanci. Utili record, dividendi a nove cifre. Lei dirà: niente di nuovo sotto questo cielo. Ma io dico, da boomer classe 1951: non si può far niente per limitare questi “eccessi”? Sono un anziano socialista riformista liberale, che crede nel libero mercato, nella meritocrazia e nella solidarietà. Ma banche e assicurazioni accumulano straordinarie ricchezze alle spalle dei ceti più deboli e del ceto medio: aumenti costanti di polizze su casa e auto. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri… Io ho un conto corrente che è la metà del valore della Tesla del segretario di Avs e non ricevo alcunché, anzi pago… .

Magrin Giordano

Gentile Magrin, non serve Marx per sapere che il profitto è il “motore” del capitalismo. Necessario, se coniugato con l’etica e la responsabilità sociale dell’impresa, valori che latitano nel mercato. Nel 2024 le banche italiane hanno macinato profitti per 31 miliardi, le prime 25 compagnie di assicurazione hanno gestito patrimoni per 70 miliardi. Un “tetto” agli utili è impensabile: nessuno rimpiange i Piani Quinquennali di Stalin. E neanche l’“anche i ricchi piangano” di Rifondazione. Ma resto convinto che un “contributo di solidarietà” - da chiedere a questi due settori più floridi - sarebbe doveroso. Quanto alla Tesla di Fratoianni e Piccolotti, è la solita “macchina del fango” contro le sinistre! n

Il manifesto di Ventotene
tra tricolore e Beethoven

Gentile Giannini, ho letto il Manifesto di Ventotene, e il primo sentimento che mi pervade è di stupore riguardo alle tesi di Spinelli, Rossi e Colorni. Per la preveggenza e l’illuminata concezione di valori umani, civili, politici ed economici che questi illustri concittadini hanno saputo regalarci… Ai politici che siedono in Parlamento chiedo: l’hanno mai letto, questo sprofondo di saggezza e visione? Il Salvini si è mai accostato a tanta speme? E la Signora Meloni, ci si è mai accostata? E, per guidare l’Italia, vi ha tratto qualche spunto? Sul balcone di casa mia, da qualche giorno, garrisce al vento il tricolore e la bandiera dell’Unione Europea. Dal mio stereo suona a tutto volume la Nona di Beethoven.

Ennio Tritapepe

Caro Ennio, scelgo la sua, tra le tantissime lettere sulla splendida “Piazza Europa” del 15 marzo. Condivido il suo stupore: il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da tre confinati, in guerra e sotto la dittatura mussoliniana, è balsamo per il cuore. Meloni ha già risposto alla sua domanda: quel testo lo ha condannato in Parlamento, perché inneggia al socialismo e alla fine della proprietà privata. Solo ai tempi del Duce si era assistito a un simile “stupro” della Storia e della memoria: secondo la premier, aveva torto chi combatteva per la libertà e l’Europa unita, e aveva ragione il regime, che quegli eroi li sbatteva in galera, li torturava, li fucilava. Ma non mi meraviglio: la destra al comando, un po’ alla volta, si rivela al mondo per quello che è: a-fascista, nazional-populista e anti-europeista. n

Troppa evasione
sotto l’ombrellone

Caro Giannini, a proposito di concessioni balneari, sono indignata: di questa categoria fanno parte grandi evasori e proprietari di immobili. I pagamenti avvengono sempre in nero e nessuno controlla. Questo, come utente di ombrellone e lettino sulla riviera romagnola. Non oso immaginare cosa succede lungo le altre coste.
Carmen Tassinari

Carmen, i 7.244 stabilimenti balneari dichiarano un fatturato medio di 260 mila euro e pagano al Demanio un canone medio di 7.603 euro. È chiaro che i conti non tornano. Ma chi è senza peccato scagli la prima pietra: restiamo un Paese di santi, poeti ed evasori. n

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