Vittorio Lingiardi: Carcerieri di se stessi
di Vittorio LingiardiSoltanto dopo un’ora, un’ora di silenzi e violenze inspiegabili, iniziamo a capire che cosa succede nella testa di Eve. Dopo un’ora e mezza, cioèa pochi minuti dalla fine del film, crediamo di averlo capito. Lo abbiamo capito? La personalità di Eve (prova notevole di Sidse Babett Knudsen) è un abisso di segreti, un percorso a ostacoli che darebbe filo da torcere al più consumato degli psichiatri. Al quale purtroppo, da quel poco che sappiamo di lei, non si è mai rivolta. Eve è una guardia carceraria taciturna, premurosa con i detenuti. Finché arriva il recluso 017 e lei si trasforma in una belva, lo perseguita e lo umilia. Perché? Si conoscono? Gli ricorda qualcuno? Nemmeno lui, che si chiama Mikkel e ha poco più di vent’anni, il viso infantile di un bambino furente, il corpo coperto di tatuaggi e una lunga cicatrice sull’addome, riesce a capire cosa sta succedendo. Thriller psicologico e tragedia della maternità, Sons,del regista danese Gustav Möller, è un film claustrofobico interam…
Soltanto dopo un’ora, un’ora di silenzi e violenze inspiegabili, iniziamo a capire che cosa succede nella testa di Eve. Dopo un’ora e mezza, cioèa pochi minuti dalla fine del film, crediamo di averlo capito. Lo abbiamo capito? La personalità di Eve (prova notevole di Sidse Babett Knudsen) è un abisso di segreti, un percorso a ostacoli che darebbe filo da torcere al più consumato degli psichiatri. Al quale purtroppo, da quel poco che sappiamo di lei, non si è mai rivolta. Eve è una guardia carceraria taciturna, premurosa con i detenuti. Finché arriva il recluso 017 e lei si trasforma in una belva, lo perseguita e lo umilia. Perché? Si conoscono? Gli ricorda qualcuno? Nemmeno lui, che si chiama Mikkel e ha poco più di vent’anni, il viso infantile di un bambino furente, il corpo coperto di tatuaggi e una lunga cicatrice sull’addome, riesce a capire cosa sta succedendo. Thriller psicologico e tragedia della maternità, Sons,del regista danese Gustav Möller, è un film claustrofobico interamente carcerario.Che racconta come la custodia possa trasformarsi in sopraffazione. Succede nelle famiglie, figurarsi in un carcere. Möller, regista di un altro film claustrofobico,
Il colpevole, due stanze e il corridoio di un centralino, usa l’ordine degli spazi chiusi per costringere gli inconsci all’esplosione.Sons, che nella versione originale si intitola Vogter (in danese significa guardia), fin dal titolo della distribuzione internazionale tradisce il tema archetipico del legame materno quando dà vita e la toglie, nutre e abbandona, perdona e si vendica. Carceriera soprattutto di se stessa, Eve si punisce punendo. Sembra osservare il mondo,ma è sempre in un altrove dissociato. Laconica e dura,vive un inferno interiore nel quale, renitenti, trascina anche noi. Che in un film pieno d’odio non riusciamo ad odiare nemmeno i più odiosi.