Heard e McDonald, perché Trump mette i dazi ai pinguini
di Michele Gravino
Sono soddisfazioni. Da ieri il mondo sta scoprendo l'esistenza delle isole Heard e McDonald, piccolo arcipelago nell'Oceano Indiano meridionale, a 1.630 chilometri dall'Antartide e a più di 3.800 dall'Australia, alla quale pure appartengono politicamente. Il motivo è che, nella sua furia protezionistica, l'amministrazione Trump le ha inserite nell'elenco di Stati e territori a cui d'ora in poi saranno imposti i suoi famosi dazi, anche se alla quota minima, il 10 per cento. Solo che, come spiega anche Repubblica, l'arcipelago è completamente deserto: un tempo, è vero, produceva ed esportava olio di elefante marino e pelli di foca, ma tale commercio si è interrotto già nel 1877, quando gli ultimi cacciatori lasciarono quelle isole ghiacciate. Naturalmente la rete si è subito riempita di meme con i pinguini che protestano contro i dazi trumpiani e altre amenità.
Per i Viaggi da fermo, dicevo, sono soddisfazioni. Perché questa rubrica aveva "scoperto" le isole Heard e McDonald già quasi tre anni fa. Notando un dettaglio che potrebbe spiegare come mai siano finite sotto la scure daziaria trumpiana, insieme ad altri territori di scarsa o nulla popolazione e scarsa o nulla attività economica come l'isola Norfolk, 1.700 abitanti a 3.400 chilometri dall'Australia, colpita da una tariffa al 29 per cento (più della madrepatria), o l'isolotto norvegese di Jan Mayen, a due passi dall'ambitissima Groenlandia ma del tutto disabitato. Il fatto è che queste remote isole compaiono comunque, per motivi misteriosi, negli elenchi completi di Paesi e territori del mondo, come ad esempio quelli usati nei menu a tendina dei siti di linee aeree (vedi qui sopra) o prenotazioni di hotel. Insomma a Washington hanno trovato la lista e per non saper né leggere né scrivere hanno spalmato i loro dazi su tutti. E pazienza per i pinguini.
Sulla newsletter Finalmente è Venerdì del 4 aprile 2025. Clicca per leggere e iscriverti, è gratis