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La seconda vita delle colonie

La Torre Fiat di Massa (1933), oggi Torre Marina, dove si terrà il festival Post Colonia (6-13 aprile). (Courtesy Museo Nazionale dell’Automobile) 
Quella di Massa ospita ancora i campi estivi. Ad Alassio è una pensione. A Cattolica ci hanno fatto un acquario e nel Pisano un resort. Ma, eccezioni a parte, un patrimonio architettonico (e non solo) va in in rovina. Idee? In Toscana qualcuno ci prova
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La Torre Marina a Marina di Massa è un centro per campi estivi. Svetta sul litorale toscano come un grattacielo bianco di stampo razionalista, con i suoi sedici piani che racchiudono all’interno un’avveniristica rampa elicoidale. Segna il paesaggio, così come, più a nord lungo la costa, il Grand Hotel Torre Fara di Chiavari si impone con la sua architettura futurista. Sull’Adriatico invece, l’Acquario di Cattolica gestito da Costa Parchi è nato nel duemila su un preesistente complesso la cui pianta ricorda una flotta navale.

Ad accomunare questi luoghi è l’origine: erano tutte ex colonie marine, nate negli anni Trenta per ospitare le vacanze dei bambini delle famiglie con meno possibilità economi…

La Torre Marina a Marina di Massa è un centro per campi estivi. Svetta sul litorale toscano come un grattacielo bianco di stampo razionalista, con i suoi sedici piani che racchiudono all’interno un’avveniristica rampa elicoidale. Segna il paesaggio, così come, più a nord lungo la costa, il Grand Hotel Torre Fara di Chiavari si impone con la sua architettura futurista. Sull’Adriatico invece, l’Acquario di Cattolica gestito da Costa Parchi è nato nel duemila su un preesistente complesso la cui pianta ricorda una flotta navale.

Ad accomunare questi luoghi è l’origine: erano tutte ex colonie marine, nate negli anni Trenta per ospitare le vacanze dei bambini delle famiglie con meno possibilità economiche.

Eredità monumentali

Le prime colonie, nate già nell’Ottocento, proliferarono sotto il fascismo che incanalò la nuova sensibilità sociale verso il mondo del fanciullo in una gigantesca operazione di nazionalizzazione dell’infanzia. Obiettivo a cui fu funzionale un’architettura monumentale, la cui progettazione venne affidata agli archistar dell’epoca. Come Vittorio Bonadè Bottino che nel ’33 firmò la colonia Edoardo Agnelli di Marina di Massa per i figli dei dipendenti Fiat, chiamata Torre Fiat e oggi, appunto, Torre Marina. È proprio qui che, dal 6 al 13 aprile, si terrà Post colonia. Festival di architetture e immaginari in transizione, una riflessione sull’eredità delle ex colonie proposta da Martina Angelotti e Emanuele Guidi insieme a Francesca Mazzocchi, presidente di Lama Impresa Sociale, che si occupa di rigenerazione urbana.«Lo scopo» spiega Guidi «è attivare una nuova sensibilità sul vuoto di progettualità che riguarda le ex colonie». E, prosegue Mazzocchi, «capire come potrebbero tornare alla cittadinanza, magari con idee culturali». Perché quella delle ex colonie, dismesse a partire dagli anni 60, è un’eredità difficile da gestire: due milioni di metri cubi, distribuiti in particolare lungo le coste di Toscana ed Emilia Romagna, edifici enormi ma anche di pregio architettonico, di cui spesso non si sa che fare. Il focus del festival sarà sulla manciata di chilometri di costa toscana stretta tra le Alpi Apuane e il mare, nella quale si affollano numerose ex colonie. Massa, con 27 edifici, è il comune italiano con la più alta concentrazione.

Prima ostello, poi chissà

Non tutte hanno avuto lo stesso destino dell’ex Torre Fiat. La colonia Torino, ad esempio, progettata da Ettore Sottsass senior e da Alfio Guaitoli, riconosciuta come una delle grandi architetture razionaliste italiane, è stata un ostello della gioventù ma ora, abbandonata, è all’asta. Era finita all’asta anche la Edison Motta, poi acquistata da un privato che ha bonificato l’area circostante (era diventata una zona di spaccio e bivacco), ma ancora non si sa quale sarà la nuova destinazione. Spesso a rallentare la riqualificazione è la proprietà disomogenea. Sull’Adriatico, la Novarese di Rimini è in parte del Comune e in parte del Demanio: un ostacolo per poter progettare un pieno recupero. Qualche volta le ex colonie hanno mantenuto la vocazione originaria, come la Agip di Cesenatico, un lingotto di calcestruzzo lungo 270 metri costruito negli anni Trenta per i figli dell’omonima azienda, e ancora oggi in funzione. Altre sono diventate resort di lusso: a Calambrone (Pisa) si trova l’ex complesso d’epoca fascista inserito nel parco di Migliarino San Rossore. Ad Alassio, sulla Riviera Ligure, la Sorriso dei Bimbi di proprietà del Comune di Busto Arsizio conserva i suoi scopi sociali ma funziona anche come pensione per famiglie.

Tra vincoli e rovine

Ma in generale le ex colonie sono un dilemma. Anche se di recente l’interesse sulle loro sorti sembra essersi riacceso. Lo studio di Paolo Camaiora Le colonie marine del littorio sulla costa apuo-versiliese (Circolo La Sprugola, 2020) si concentra sugli esempi toscani, mentre lo storico Stefano Pivato con Andar per colonie estive (Il Mulino, 2023) ha compiuto una ricognizione estesa a tutta Italia di queste architetture che, in realtà, per la maggior parte risalgono al secondo Dopoguerra. «Molte sono in stato di abbandono» spiega lo studioso, che il 13 aprile sarà ospite di Post Colonia. «La ristrutturazione richiede notevoli investimenti, senza la garanzia di rientrare, specialmente sulla costa romagnola dove il turismo è familiare. Inoltre molte di queste strutture sono sottoposte al vincolo delle soprintendenze». È questo il caso della colonia di Santo Stefano d’Aveto (Genova) disegnata nel ’36 da Luigi Carlo Daneri, allievo di Piacentini. Il suo sviluppo ad arco addossato alla montagna, con una vetrata che consente la vista in ogni direzione, si trova riprodotto al MoMa di New York. Ha ospitato d’estate i figli dei lavoratori della Piaggio fino all’84, quindi la società che l’aveva acquistata è fallita. Un gruppo di ex ospiti, cittadini di Pontedera, si è mobilitato facendo appello agli imprenditori della zona per rilevare l’immobile in rovina, che nel 2026 sarà battuto all’asta per circa 700 mila euro. In Emilia Romagna, dove si trova il più alto numero di ex colonie, la Regione si sta muovendo per trovare sinergie per il rilancio degli immobili abbandonati. «Cerchiamo soluzioni replicabili in più contesti, ma non è pensabile una soluzione unitaria, perché ogni caso è diverso. Sia dal punto di vista del vincolo monumentale che della proprietà» spiega l’assessora a Turismo, sport e commercio Roberta Frisoni. Intanto a Rimini sembra essersi sbloccato lo stallo della Enel di Marebello, che diventerà una piazza sul fronte mare per sport ed eventi culturali, e dell’imponente Bolognese che, dopo ben nove aste fallite, nel 2022 è stata aggiudicata a una cordata di imprenditori. Ancora però nessun progetto ufficiale.

Un convitto in arrivo

Tornando sul Tirreno, procedono invece spediti i lavori alla Ugo Pisa di Marina di Massa, dove i fabbricati originali degli anni Trenta e la pineta circostante sono stati demoliti e al termine dei lavori, tra circa un anno, sorgeranno un convitto per studenti, il Museo del mare, un centro anziani e campi sportivi, per una spesa di quasi 20 milioni di euro. C’è chi l’ha definito uno “scempio paesaggistico”. «Gli edifici erano fatiscenti, la soprintendenza ha dato parere favorevole» è la risposta del sindaco di Massa Francesco Persiani «e anche le piante erano infestate da un parassita. Nessuno le aveva curate per anni».

Sul Venerdì del 4 aprile 2025

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