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Amalia Grè suona bene anche come sottofondo

La copertina di Amalia Grè, primo album della cantautrice salentina, che contiene Cuore pallido (2003) 

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Senti questa: la canzone della settimana è “Cuore pallido” della cantante pugliese
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Questa l’ho (ri)scoperta in un ristorante italiano al Cairo, si chiamava Bella, ora ha cambiato nome «in uno meno… volgare», dicono loro. La vera piaga dei ristoranti italiani all’estero è la musica. Toto Cutugno c’è sempre, come il parmigiano. In buona compagnia di Al Bano, Pupo e Ricchi e Poveri (in Egitto Sarà perché ti amo è, ciclicamente, un tormentone).

Uno a un certo punto si aspetterebbe almeno un Modugno o un Jimmy Fontana o un Massimo Ranieri. Una Pausini, tiè. Invece no, al massimo Montagne verdi. Il Bella (l’accostamento con Marcella è puramente casuale) faceva eccezione. Il sottofondo musicale era piacevole, forse ci aveva messo lo zampino il giovane chef emiliano, Gianluca Visani (no, non quel Vissani) – oggi, se non sbaglio, dirige la supercucina di un superalbergone in Cina: Ramazzotti, Giorgia, Elisa, Jovanotti, Mannoia, Mina, Vanoni, Patty, Bocelli.

Questa l’ho (ri)scoperta in un ristorante italiano al Cairo, si chiamava Bella, ora ha cambiato nome «in uno meno… volgare», dicono loro. La vera piaga dei ristoranti italiani all’estero è la musica. Toto Cutugno c’è sempre, come il parmigiano. In buona compagnia di Al Bano, Pupo e Ricchi e Poveri (in Egitto Sarà perché ti amo è, ciclicamente, un tormentone).

Uno a un certo punto si aspetterebbe almeno un Modugno o un Jimmy Fontana o un Massimo Ranieri. Una Pausini, tiè. Invece no, al massimo Montagne verdi. Il Bella (l’accostamento con Marcella è puramente casuale) faceva eccezione. Il sottofondo musicale era piacevole, forse ci aveva messo lo zampino il giovane chef emiliano, Gianluca Visani (no, non quel Vissani) – oggi, se non sbaglio, dirige la supercucina di un superalbergone in Cina: Ramazzotti, Giorgia, Elisa, Jovanotti, Mannoia, Mina, Vanoni, Patty, Bocelli.

Poi spunta questa voce, bella, ricca, stranissima e gonfia di jazz – una che si fa notare tra rumori di stoviglie, ciance e cin cin. Non canta ritornelli a vanvera: “Ricordo di strette al cuore che facevano male / Adesso non ne voglio più sapere / Subissata di paure ora io voglio nuove avventure / Se le cerco di sicuro poi le trovo / Per tentar di rinunciare a questo vizio di soffrire / Di cui mi dovrei soltanto vergognare” – insomma, una con le palle che di fronte alla relazione tossica se la dà a gambe.

Per fortuna c’è Shazam! È Amalia Grè con Cuore pallido. Tra un risotto e un ossobuco ricordo tutto: cantante jazz (ma anche pittrice e scultrice) di origine pugliese, amica della grande Betty Carter, album d’esordio a quasi quarant’anni (quello che contiene Cuore Pallido, del 2003). Se non ricordo male, entusiasmò la stampa (molto più della improvvida apparizione Sanremese nel 2007).

Finì in un articolo intitolato “Mine Vaganti” (prima del film di Ozpetek; c’era dentro anche Nicky Nicolai se non sbaglio; in realtà nessuna delle due aveva granché di minesco). A me Cuore pallido (senza strette al cuore) piace ancora.

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