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Annalisa Cuzzocrea: Maschi, tocca a voi

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A CASA TUTTI BENE Ripetiamo insieme: essere aggressivi non è virilità, essere oppressivi o gelosi non è amore, essere persecutori non è passione
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Quando il corpo di Giulia Cecchettin è stato ritrovato e le ragazze di tutt’Italia hanno cominciato a fare rumore, e a urlare basta, mia figlia aveva 9 anni e mi ha chiesto: «Perché adesso? Perché per Giulia manifestano e per chi è stata uccisa prima di lei non è successo?». Era una domanda scomoda, specialità dei bambini. Non ero certo disposta ad accettare, io che avevo scritto a più riprese di quella vicenda, che ci fosse una forma di “discriminazione” nella nostra reazione. Le avevo invece detto che ci sono vite e volti e sorrisi che hanno la forza di diventare simboli, e di parlare così anche di tutte le altre. Di chi è venuta prima, nel lunghissimo e atroce elenco di donne uccise da uomini che dicono di amarle. E di chi è venuta dopo, come Sara Campanella e Ilaria Sula. Era una risposta incompleta, e ho capito in questi giorni che per fare passi avanti e non star qui a dirci le stesse cose ogni volta, dobbiamo andare più a fondo. Tirando fuori un processo di “vittimizzazione sec…

Quando il corpo di Giulia Cecchettin è stato ritrovato e le ragazze di tutt’Italia hanno cominciato a fare rumore, e a urlare basta, mia figlia aveva 9 anni e mi ha chiesto: «Perché adesso? Perché per Giulia manifestano e per chi è stata uccisa prima di lei non è successo?». Era una domanda scomoda, specialità dei bambini. Non ero certo disposta ad accettare, io che avevo scritto a più riprese di quella vicenda, che ci fosse una forma di “discriminazione” nella nostra reazione. Le avevo invece detto che ci sono vite e volti e sorrisi che hanno la forza di diventare simboli, e di parlare così anche di tutte le altre. Di chi è venuta prima, nel lunghissimo e atroce elenco di donne uccise da uomini che dicono di amarle. E di chi è venuta dopo, come Sara Campanella e Ilaria Sula. Era una risposta incompleta, e ho capito in questi giorni che per fare passi avanti e non star qui a dirci le stesse cose ogni volta, dobbiamo andare più a fondo. Tirando fuori un processo di “vittimizzazione secondaria” che è dentro ognuno di noi.

A Giulia, Sara, Ilaria non possiamo rimproverare niente. Non erano dentro rapporti tossici fatti di violenza. Non vivevano ai margini assoggettate a un feroce ordine patriarcale. Non si erano presentate a un ultimo appuntamento chiarificatore. Credo che una delle ragioni per cui di ogni vittima cerchiamo sempre di capire cos’ha sbagliato, cosa poteva fare per evitarlo, cosa c’è in lei – e non nell’assassino – che non va, sia perché è un modo per dirci: a me non potrebbe succedere. A mia sorella, a mia figlia, alla mia migliore amica, non potrebbe succedere. Un modo per esorcizzare il fatto che invece, può succedere a ognuna di noi. Noi che pensiamo di fare tutto giusto. Noi che abbiamo insegnato alle nostre figlie a essere autonome, libere, sincere, e a non avere paura. Così adesso la colpa che qualcuno imputa a queste ragazze la cui vita è stata annientata da chi voleva possederle, non amarle, è proprio di non aver avuto paura. Di non aver chiesto aiuto. Di aver vissuto senza sentire una minaccia incombente. Ma se davvero la prima cosa che ci viene in mente è che avrebbero dovuto stare attente, come se la norma fosse l’uomo che uccide, non abbiamo capito il lavoro culturale enorme che ci aspetta. E che le ragazze ci chiedono arrabbiandosi ogni volta che ripetiamo loro cosa fare. È un lavoro che va fatto sui ragazzi e sugli uomini in mille modi diversi: in famiglia, a scuola, nelle squadre di calcio, nei tornei di tennis. Ripetiamo insieme: essere aggressivi non è virilità, essere oppressivi o gelosi non è amore, essere persecutori non è passione. Sono loro a dover riconoscere in emozioni malate il germe della violenza. Se crediamo all’idea che succederà sempre com’è sempre successo, non crediamo nel progresso dell’umano. E lasciamo le bambine a chiedersi: perché tanto rumore?

Sul Venerdì del 18 aprile 2025

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