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Giorni di gloria

Anna Magnani è Pina in una scena del film Roma città aperta, capolavoro di Roberto Rossellini (1945) (Webphoto) 
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Festeggio il 25 aprile da quando sono piccolo. Con il nonno che metteva la cravatta rossa e leggeva l’Avanti! (era più o meno coetaneo del Partito socialista). Con mia madre e le sue sorelle che mi portavano alla manifestazione insieme alle loro amiche partigiane. Dunque lo Psycho che cade il 25 aprile non può che parlare di Resistenza. I film da raccomandare sarebbero molti, ne elenco alcuni, chissà che siano spuntoper un cineforum: scolastico, condominiale, di quartiere.Partirei dalla trilogia della guerra antifascista di Rossellini: Roma città aperta (1945), Paisà (1946), Germania anno zero (1948). Proseguirei, ancora Rossellini, con Il generale Della Rovere (1959). Poi Le quattro giornate di Napoli (Loy, 1962), Il terrorista (De Bosio, 1963), La donna nella Resistenza (Cavani, 1965), Rappresaglia (Cosmatos, 1973), C’eravamo tanto amati (Scola, 1974), Novecento (Bertolucci, 1976), La notte di San Lorenzo (Taviani, 1982). Fino ai notevoli L’uomo che verrà (Diritti, 2009) e Una quest…

Festeggio il 25 aprile da quando sono piccolo. Con il nonno che metteva la cravatta rossa e leggeva l’Avanti! (era più o meno coetaneo del Partito socialista). Con mia madre e le sue sorelle che mi portavano alla manifestazione insieme alle loro amiche partigiane. Dunque lo Psycho che cade il 25 aprile non può che parlare di Resistenza. I film da raccomandare sarebbero molti, ne elenco alcuni, chissà che siano spuntoper un cineforum: scolastico, condominiale, di quartiere.Partirei dalla trilogia della guerra antifascista di Rossellini: Roma città aperta (1945), Paisà (1946), Germania anno zero (1948). Proseguirei, ancora Rossellini, con Il generale Della Rovere (1959). Poi Le quattro giornate di Napoli (Loy, 1962), Il terrorista (De Bosio, 1963), La donna nella Resistenza (Cavani, 1965), Rappresaglia (Cosmatos, 1973), C’eravamo tanto amati (Scola, 1974), Novecento (Bertolucci, 1976), La notte di San Lorenzo (Taviani, 1982). Fino ai notevoli L’uomo che verrà (Diritti, 2009) e Una questione privata (Taviani, 2017). Su YouTube ho appena rivisto il documentario (attenzione a scegliere la versione restaurata) Giorni di gloria: girato all’epoca degli eventi, regia di Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero. Immagini forti, in particolare la riesumazione dei cadaveri delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine e la fucilazione del torturatore Koch e del questore di Roma Caruso, che aveva fornito i nomi delle vittime al plotone nazista. Una delle parti girate da Visconti riguarda le prime drammatiche fasi del linciaggio di Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli, scambiato per l’aguzzino che non era. Una pagina di rabbiosa disumanità in quei giorni esasperati su cui tornare: non per riscrivere torti e ragioni della Storia, ma per studiarne, fuori dall’enfasi celebrativa, la dolorosa complessità psicologica.

Sul Venerdì del 25 aprile 2025

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