Egregio Giannini, Umberto Eco, al termine del suo saggio Il fascismo eterno (La nave di Teseo) riporta le parole del presidente americano Franklin Delano Roosevelt: “Oso dire che se la democrazia americana cessasse di progredire come una forza viva, cercando giorno e notte con mezzi pacifici di migliorare le condizioni dei nostri cittadini, la forza del fascismo crescerà nel nostro Paese” (4 novembre 1938). Eco chiude: “Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: non dimenticate”. Oggi è il 25 aprile. Festa della Liberazione: ma siamo sicuri di non aver dimenticato?
Davide Arosio
Egregio Davide, sono felice e amareggiato. Sono felice di aprire la nostra rubrica parlando di una festa che mai come stavolta, nell’80esimo anniversario, deve unirci tutti. Almeno noi, che abbiamo a cuore la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà,i valori sui quali abbiamo scritto - col sangue di chi diede la vita per difenderli - il patto repubblicano che ci l…
Egregio Giannini, Umberto Eco, al termine del suo saggio Il fascismo eterno (La nave di Teseo) riporta le parole del presidente americano Franklin Delano Roosevelt: “Oso dire che se la democrazia americana cessasse di progredire come una forza viva, cercando giorno e notte con mezzi pacifici di migliorare le condizioni dei nostri cittadini, la forza del fascismo crescerà nel nostro Paese” (4 novembre 1938). Eco chiude: “Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: non dimenticate”. Oggi è il 25 aprile. Festa della Liberazione: ma siamo sicuri di non aver dimenticato?
Davide Arosio
Egregio Davide, sono felice e amareggiato. Sono felice di aprire la nostra rubrica parlando di una festa che mai come stavolta, nell’80esimo anniversario, deve unirci tutti. Almeno noi, che abbiamo a cuore la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà,i valori sui quali abbiamo scritto - col sangue di chi diede la vita per difenderli - il patto repubblicano che ci lega nella Costituzione. Ma sono anche amareggiato perché il 25 Aprile continua a essere festa solo per una parte del Paese. Non è un fatto nuovo: già negli anni di Berlusconi, nella sua maggioranza c’era chi proponeva di celebrare il 25 Aprile non come liberazione dal sanguinoso regime fascista ma da tutte le dittature (compresa quella sovietica, che in Italia per fortuna non abbiamo mai conosciuto). Con la destra ex missina al potere il tentativo è ancora più subdolo. Da Meloni a La Russa – per non parlare dei “Fratelli” di seconda e terza fila – la manipolazione della Storia è ormai prassi. Il mezzo è duplice. Primo: mettere tra parentesi il Ventennio mussoliniano, trasferendole responsabilità di tutti gli orrori solo al nazismo. Secondo: delegittimare la Resistenza “figlia del comunismo” (mentre la lotta partigiana la condivisero anche popolari e liberali, laici e cattolici). Il fine ultimo è quello che già denunciò a suo tempo Norberto Bobbio: equiparare fascismo e anti-fascismo, ugualmente deprecabili. È un’impostura vergognosa che non dobbiamo e non possiamo consentire. Mai. Per questo – come ricorda lei - l’appello di Eco sarà sempre attuale: non dimenticate. Senza Memoria non siamo niente.
Decreto sicurezza:ci fosse stato Berlinguer…
Caro Giannini, è stato approvato il decreto sicurezza che contiene norme liberticide sulle manifestazioni del dissenso. Il Pd e le altre opposizioni protestano solo verbalmente e flebilmente. Berlinguer avrebbe portato in piazza milioni di persone.
Vincenzo Pardi (Collecorvino)
Caro Vincenzo, giusto a proposito di democrazia e diritti: lei tocca un nervo sensibilissimo. Il disegno di legge sicurezza, varato dall’esecutivo nel settembre 2024, era già di per sé un manifesto al panpenalismo reazionario e securitario. Prevedeva l’introduzione di oltre venti tra nuove fattispecie di reato e inasprimenti di pena per reati esistenti, dalle proteste in piazza alle rivolte in carcere, dalla detenzione delle madri alle carte Sim vietate ai migranti. Ma ora il governo fa di peggio: trasforma il testo in decreto. Uno strappo alle norme costituzionali e uno scippo alle prerogative parlamentari. Dove sono i requisiti di “necessità e urgenza”? Non so cosa avrebbe fatto Berlinguer. Ma so che questo scempio possono impedirlo solo il presidente della Repubblica e i giudici della Consulta. Confidiamo nella loro saggezza.
Contro i populismi rileggiamo Machiavelli
Caro Giannini, “trista gente è quella di un popolo che segue lo sbatter di bandiere e stendardi piuttosto che le idee ben masticate.” Quando si sentono certi politici urlare parole d’ordine a masse adoranti oppure si vede lo sventolìo di bandiere agitate da folle, mentre gli altoparlanti lanciano attacchi verbali agli avversari, condendoli di parolacce per sembrare più incisivi e spregiudicati, sarebbe bello far apparire sugli schermi la frase sopra citata. Il lessico rivela che siamo distanti qualche secolo, ma la verità del messaggio pare adatta a oggi. È l’implacabile Niccolò Machiavelli che gela con una battuta ogni tentazione populistica e demagogica, tanto di moda in questi tempi e lo fa con un linguaggio così limpido da rendere superfluo e impacciato ogni commento. Lasciamo, allora, ancora la parola a lui nei suoi scritti di governo, ripulendo solo un po’ il suo italiano quattro-cinquecentesco. “Cosa da deprecare non è il tempo che si consuma nel confronto. L’errore che non troverà mai rimedio è invece quello di risolvere ogni decisione per applauso”.
Mauro Luglio (Monfalcone)
Caro Mauro, la lettura del Principe dovrebbero renderla obbligatoria per chiunque si candidi alle elezioni. Il populismo è la cifra del tempo che viviamo, ovunque e non solo in Italia. Grillo docet. Prima di lui Berlusconi. Ma anche sulla “democrazia dell’applauso” torno a Bobbio: ai tempi del Midas, quando Craxi fu eletto segretario del Psi “per acclamazione”, il filosofo torinese scrisse un editoriale memorabile sulla Stampa, in cui teorizzava l’avvento del “capo carismatico”,del “padrone sopra le regole” e della politica personalistica e spettacolare. Era il 16 maggio 1984, ma sembra scritto stamattina.
Sopporteremo per 4 anni l’eleganza di Trump
Caro Giannini, l’inestimabile eleganza delle metafore del presidente americano, suggerisce che egli si senta saldamente installato alla direzione di un bordello. Abuserà della pazienza di tutto il pianeta, Usa compresi, per poco meno di quattro anni. Maria Zauli
Cara Maria, da che l’uomo è uomo, la manomissione delle parole è la prima arma usata dal potere. Il nostro dovere è non cadere nella trappola. Dobbiamo pazientare, ma “senza perdere la tenerezza”, come insegnava Paco Ignacio Taibo, e meno che mai la gentilezza. Oppure, come scriveva Camus ne L’uomo in rivolta: la bellezza non fa le rivoluzioni, “ma verrà il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei”. Facciamoci trovare pronti.
Ma perché Orbán è ancora in Europa?
Caro Giannini, è complicato accompagnare Orbán alla porta?Bernardo Risino (Usmate Velate)
Purtroppo sì, caro Bernardo. Lo hanno votato gli ungheresi, anche se ora forse se ne pentono. È la “democratura”, bellezza,e ti tocca subirla.