✕

Natalia Aspesi: siamo sindaci o vigili urbani?

Disegno di Mojmir Jezek 

Ascolta l'audio

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
4 minuti di lettura

Cara Natalia, le allego qui una mia lettera per il Venerdì di Repubblica, che deciderà lei se pubblicare o no. Se non la pubblica, pazienza: cesserò di acquistare Repubblica anche il venerdì, quando l’acquisto è solo per il piacere di leggere la sua corrispondenza. Se preferisce tagliare l’ultima frasetta riguardo al nostro sindaco, ritenendola inopportuna, faccia pure (anche io avrei preferito non doverla scrivere). Non le pare che il sindaco di Milano, Beppe Sala, invece che di faraoniche operazioni speculative altamente finanziarie, dovrebbe provvedere a più normali occupazioni di manutenzione civile e banalmente stradale? Per esempio, in corso Buenos Aires, zona nella quale abito, anziché spendere milioni di euro per creare inutili aiuole, basterebbe installare due-tre autovelox e/o altrettante pattuglie di vigili urbani per disincentivare il bullismo di motociclisti e automobilisti eccessivamente esuberanti. E così pure basterebbe “rammendare” i marciapiedi pieni di buche. Ma orm…

Cara Natalia, le allego qui una mia lettera per il Venerdì di Repubblica, che deciderà lei se pubblicare o no. Se non la pubblica, pazienza: cesserò di acquistare Repubblica anche il venerdì, quando l’acquisto è solo per il piacere di leggere la sua corrispondenza. Se preferisce tagliare l’ultima frasetta riguardo al nostro sindaco, ritenendola inopportuna, faccia pure (anche io avrei preferito non doverla scrivere). Non le pare che il sindaco di Milano, Beppe Sala, invece che di faraoniche operazioni speculative altamente finanziarie, dovrebbe provvedere a più normali occupazioni di manutenzione civile e banalmente stradale? Per esempio, in corso Buenos Aires, zona nella quale abito, anziché spendere milioni di euro per creare inutili aiuole, basterebbe installare due-tre autovelox e/o altrettante pattuglie di vigili urbani per disincentivare il bullismo di motociclisti e automobilisti eccessivamente esuberanti. E così pure basterebbe “rammendare” i marciapiedi pieni di buche. Ma ormai circolano voci che il nostro sindaco, che pure ho votato come già i suoi predecessori di sinistra, abbia deciso di consegnare la prossima amministrazione civica alla destra.
Domenico Pertocoli

Ma se al posto di Sala alle prossime elezioni ci fosse un uomo/donna di sinistra di gran talento? Lei, pur di votare contro Sala sosterrebbe un buon uomo, tipo Lollobrigida, che già, come altri, ne fa attualmente di ogni colore? Sinceramente mi pare esagerato, e poi per fare un dispetto a Sala, andrebbe davvero contro il proprio senso di giustizia? Poi, mi scusi, perché eliminare due giornali che forse non adorano Sala? E comunque un sindaco non ha il compito di “provvedere a normali occupazioni di manutenzione” e volendo può anche provare a cambiare il volto della sua città. Anche a me come funziona adesso corso Buenos Aires non piace, ma non me ne importa niente.

Prodi non avrebbe tirato i capelli a un uomo

Le scrivo ora spinta dall’indignazione e dalla conseguente profonda delusione generate dal gesto compiuto dal dottor Prodi nei confronti della giornalista che lo intervistava, rivolgendogli domande provocatorie e irritanti sul Manifesto di Ventotene. Sebbene io condivida il pensiero e le critiche espressi dal Professore, ritengo però inadeguato e offensivo il gesto nei confronti della giornalista (le tira una ciocca di capelli) e mi chiedo: se al posto di una donna ci fosse stato un uomo, magari con una lunga capigliatura con tanto di ciocca pronta al tiraggio, quella mano sarebbe ugualmente scattata in avanti sfuggendo all’autocontrollo di un signore che ammiravo (fino all’altro ieri) per la sua pacatezza? Credo proprio di no e penso che questo gravissimo gesto dimostri come il patriarcato nella nostra cultura sia stato assorbito con l’educazione ricevuta (ahimè) da tutti gli uomini, indipendentemente dal loro schieramento politico.
Paola Panarese

Prodi sarà anche bravo, ma io non sono una sua fan, soprattutto da quando, forse sarà il dispiacere, si è spenta un paio di anni fa sua moglie. Però mi scusi, non capisco la sua indignazione. Io non ho visto il fatto, ma lo ho ripescato su TikTok. E mi ha lasciato del tutto indifferente anche perché lei ha detto che quel “gravissimo gesto”, era“provocatorio e irritante”: però lei ha pensato che se la ragazzina dai capelli fluenti fosse stato un uomo lui non avrebbe osato, e sempre per via del patriarcato. Non so quanti anni abbia lei, ma posso dirle, essendo io vecchissima, che il gesto di muovere la folta chioma era come farlo con una nipotina che si lava poco, giusto per vederla in faccia. Che poi la giornalista abbia fatto una domanda scema offendendo Ventotene, mi pare ovvio. Il patriarcato è un’altra cosa, magari serve ad ammazzare la compagna, e se un ragazzo ugualmente ignorante avesse fatto la stessa domanda stupida si sarebbe preso, come da un nonno, una frase più dura.

Dialogo tra marito e moglie: perché ci sono i femminicidi?

Gentile Natalia, in primis la ringraziamo per il tempo che ci dedica attraverso la sua rubrica, sempre appassionante e stimolante. A scriverle, sul tema dei femminicidi, siamo in due: Luisa e Dawit, moglie e marito, genitori di due splendide bambine di 10 e 8 anni. La domanda è: cosa spinge tanti uomini a uccidere così tante donne? Il pensiero di Dawit è che le donne abbiano raggiunto, nella nostra società, un livello di autostima, sicurezza, autorevolezza e forza tali da mettere a nudo l’uomo, che, per contro, appare oggi come una figura indebolita. Ma cosa spinge un uomo a trasformare la consapevolezza della propria debolezza nell’atto estremo del femminicidio? Secondo Dawit, è il fatto che quella donna è la custode intima dei suoi segreti, delle sue fragilità, della sua pochezza. Lei è la testimone scomoda della verità profonda di quell’uomo, una verità che egli desidera eliminare insieme a colei che la conosce. Il pensiero di Luisa è che oggi l’uomo non sia più indispensabile per la donna, grazie alla libertà e alla sicurezza che quest’ultima ha saputo conquistare in tutti questi anni. La donna può decidere quando dire basta a una relazione. Incapace di accettare l’abbandono, l’uomo riversa la sua ferocia contro la donna stessa. Entrambi crediamo che, alla radice dei femminicidi, vi sia un grande tabù della società postmoderna: quello della morte. In particolare, la morte di una certa idea di maschio. Da questo evento, scaturisce l’incapacità dell’uomo di elaborare il lutto del ruolo che la società gli ha garantito per secoli. È necessario che l’uomo si apra a una nuova visione della vita e segua la donna verso un nuovo equilibrio nei rapporti umani. Carissimi Saluti!
Luisa & Dawit

Ecco, che una bella coppia coi suoi bei bambini voglia capire, insieme, il mistero che spinge gli uomini al femminicidio, e abbia deciso di trovare la ragione di tanta efferatezza, parlando, confrontandosi: mi è sembrato importante. Intanto: perché uccidono? Noi veniamo al mondo e la prima cosa che impariamo è che non si uccide. Dawit crede che se la donna è testimone della sua fragilità e delle sue debolezze, può spingere l’uomo a volerla eliminare. Luisa pensa che l’uomo non sia più indispensabile e una donna possa vivere benissimo senza. Per dire, senza più il suo uomo e avendo già una figlia, la premier Meloni può dirsi soddisfatta. Poi tutti e due pensano che ci sia il grande tabù della morte del maschio come era sino a poco tempo fa. Qualcuna di queste idee forse ci renderebbero comprensibile il femminicidio e darebbero il modo per eliminarlo? Non lo so, ma forse le belle parole di Luisa e Dawit possono aiutarci.

Leggi i commenti