Lella Lombardi, 50 anni fa l’impresa in Formula Uno. Dopo di lei nessuna ci è più riuscita
di Maurizio CrosettiEra gentile e tenacissima, minuta e forte. Era una testaccia dura con i capelli corti. E non era “una donna che sa guidare come un uomo”, ma una formidabile pilota. Era Maria Grazia Lombardi, per tutti Lella: prima e unica donna nella storia ad andare a punti in Formula Uno. Accadde esattamente mezzo secolo fa, il 27 aprile 1975 al Gran Premio di Spagna, circuito cittadino del Montjuïc. Come lei nessuna mai.
Lella Lombardi, missili sulle spalle
Lella Lombardi non era arrivata per caso nel Circus, ma era salita nell’Olimpo dell’automobile dopo una lunga gavetta fatta di pazienza, bravura, coraggio, lotta ai pregiudizi e ai luoghi comuni e talento, soprattutto quello. Aveva cominciato mettendo lei i soldi, comprando a rate la scocca senza motore, andando sui circuiti in roulotte per risparmiare, cercando i finanziatori (ancora non si chiamavano sponsor) a uno a uno, tentando di imporre un semplice argomento: lei che in macchina va più veloce di tanti, ovviamente uomini. I quali, però, n…
Era gentile e tenacissima, minuta e forte. Era una testaccia dura con i capelli corti. E non era “una donna che sa guidare come un uomo”, ma una formidabile pilota. Era Maria Grazia Lombardi, per tutti Lella: prima e unica donna nella storia ad andare a punti in Formula Uno. Accadde esattamente mezzo secolo fa, il 27 aprile 1975 al Gran Premio di Spagna, circuito cittadino del Montjuïc. Come lei nessuna mai.
Lella Lombardi, missili sulle spalle
Lella Lombardi non era arrivata per caso nel Circus, ma era salita nell’Olimpo dell’automobile dopo una lunga gavetta fatta di pazienza, bravura, coraggio, lotta ai pregiudizi e ai luoghi comuni e talento, soprattutto quello. Aveva cominciato mettendo lei i soldi, comprando a rate la scocca senza motore, andando sui circuiti in roulotte per risparmiare, cercando i finanziatori (ancora non si chiamavano sponsor) a uno a uno, tentando di imporre un semplice argomento: lei che in macchina va più veloce di tanti, ovviamente uomini. I quali, però, non sopportano di essere sorpassati e battuti da una femmina. Che tra l’altro non sembra mai stanca. E in Formula Tre, vola. I britannici la chiamano The Tigress of Turin, anche se Lella è alessandrina.
Quando le domandano se non le faccia paura la fatica di guidare quei missili a quattro ruote, lei serenamente risponde: «Mica devo caricarmeli sulle spalle». Anche la sua March, in quella famosa corsa di cinquant’anni fa, si limita a condurla benissimo. Ma il 27 aprile 1975 è un giorno spaventoso, non solo epico. Molti piloti, tra cui il campione del mondo Fittipaldi, si rifiutano di partire perché il tracciato è pericoloso e troppo vicino al pubblico. Si va ai voti, e Lella si dichiara favorevole, così come il suo compagno di scuderia e amico Vittorio Brambilla, un omone che ha fatto il meccanico e che, si narra, stringe i bulloni con le dita: il gigante e la bambina.
Tutto questo e molto altro racconta il libro Lella Lombardi. Un pilota, una donna (Minerva), scritto da Giacomo Arosio per recuperare una bellissima storia di vita.
La gara della morte
Il Gran Premio dunque parte. Le Ferrari di Lauda e Regazzoni vanno fuori presto. Lella Lombardi, ventiquattresima nella griglia, dopo undici giri è tredicesima. Lei è una regolarista, ben nota per le qualità di collaudatrice e per non strapazzare mai le automobili: una virtù nata, a suo tempo, dalla necessità di non logorare o rovinare il mezzo, quando si sarebbe trattato di pagare i guasti di tasca propria. Dopo venti giri Lombardi è undicesima, e ancora risale fino all’ottavo posto, sempre guidando pulito, senza scorrettezze o sportellate. La corsa della vita di Lella, però, al venticinquesimo passaggio diventa una gara di morte: la Lola del tedesco Rolf Stommelen, in quel momento in testa, perde l’alettone posteriore, s’impenna e in pratica decolla per poi atterrare in mezzo al pubblico. I soccorritori raccolgono quattro cadaveri e sei feriti. La corsa però riparte, per essere interrotta definitivamente dopo altri quattro giri.
A quel punto, Lella Lombardi è sesta dietro Mass, Ickx, Reutemann, Jarier e Brambilla. Stommelen morirà in gara otto anni più tardi, ancora per un alettone che si stacca. Il sesto posto equivale alla conquista di un punto, che però viene conteggiato come mezzo perché la corsa è stata sospesa in anticipo. Pur nella drammaticità del momento, l’impresa di Lella è un inedito. Mai era accaduto che una donna conquistasse punti, nemmeno ai tempi di Maria Teresa de Filippis, che alla fine degli anni Cinquanta aveva guidato in Formula Uno la Maserati e la Porsche, e mai succederà dopo, quando altre raggiungeranno l’élite dei piloti.
Nessuna come Lella Lombardi, che si qualificherà in dodici Gran Premi e rimarrà in Formula Uno ancora per un anno, sebbene a singhiozzo. Le tocca lasciare il Circus con un sentimento di incompiutezza: sa di non avere avuto le stesse opportunità dei maschi, e di non essere stata ascoltata e seguita allo stesso modo.
Una vita al volante
Lella Lombardi non era una femminista e aveva una compagna, Fiorenza, che è rimasta con lei fino alla sua morte precoce, a soli 50 anni, per colpa di un cancro al seno. Ma prima di andarsene (e non essendo stata davvero un’effimera curiosità umana in un universo machista e maschilista, fatto di rombi di motori, mani sporche d’olio, fiamme e velocità, ma una pilota formidabile e apprezzatissima), Lella riesce a guidare ancora tanto e bene con i prototipi Osella e turismo Alfa Romeo, a partecipare al Mondiale Marche e al Campionato Europeo.
E soprattutto realizza il sogno di una scuderia tutta sua, la Lella Lombardi Autosport creata nel 1988 con il simbolo del colibrì verde, appena quattro anni prima di morire.
Lella ha fatto scuola, ha messo a punto in maniera impeccabile decine di automobili, ha insegnato il mestiere a moltissimi piloti, quasi tutti maschi, convincendo per primo suo padre macellaio a Frugarolo, provincia di Alessandria: a quattro anni, Lella costruisce macchinine usando i bottoni, a nove già guida la Fiat Topolino di papà che aiuta nelle consegne, e da ragazza è formidabile al volante del camion Hanomag, un bestione da tre tonnellate. E mai nessuna paura: né di firmare una cascata di cambiali da 42 mila e 500 lire ciascuna per comprare la prima CRM da corsa (una parte della spesa se la sobbarca papà), né degli incidenti o del rischio. Ha lasciato il segno, e non soltanto per quello storico mezzo punto. «Io so guidare, tutto qui. Ed è la cosa che più amo al mondo».