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Attenti ai funghi possono diventare peggio dei virus

Aspergillus fumigatus (Stephanie Rossow / Spl / Getty Images ) 
Non parliamo di quelli raccolti nei boschi,ma dei microscopici organismi che, se inalati, possono causare patologie gravi. Colpa anche del caldo...
4 minuti di lettura

Il fungo dell’apocalisse non è quello atomico, ma una mutazione maligna di un fungo esistente, l’Ophiocordyceps unilateralis, che infetta il cervello delle formiche, rendendole “zombie” costretti a salire in cima agli steli d’erba per spargere, morendo, il più possibile le spore e propagare la piaga. Nella straordinaria serie tv The Last of Us, di cui è appena iniziata la seconda stagione su Sky, una mutazione del fungo dovuta al cambiamento climatico lo rende capace di infettare l’uomo, distruggendo la società. Nella realtà i funghi (una grandissima famiglia cui appartengono sia quelli edibili ma anche lieviti, muffe e microrganismi invisibili) non sono ancora una minaccia globale, ma potrebbero diventarlo, complice proprio il cambiamento climatico, avvertono ricercatori americani e canadesi in uno studio su Nature.

Il fungo dell’apocalisse non è quello atomico, ma una mutazione maligna di un fungo esistente, l’Ophiocordyceps unilateralis, che infetta il cervello delle formiche, rendendole “zombie” costretti a salire in cima agli steli d’erba per spargere, morendo, il più possibile le spore e propagare la piaga. Nella straordinaria serie tv The Last of Us, di cui è appena iniziata la seconda stagione su Sky, una mutazione del fungo dovuta al cambiamento climatico lo rende capace di infettare l’uomo, distruggendo la società. Nella realtà i funghi (una grandissima famiglia cui appartengono sia quelli edibili ma anche lieviti, muffe e microrganismi invisibili) non sono ancora una minaccia globale, ma potrebbero diventarlo, complice proprio il cambiamento climatico, avvertono ricercatori americani e canadesi in uno studio su Nature.

«Conosciamo circa 150 mila specie di funghi, e moltissime di queste non sopravvivono alla temperatura corporea dei mammiferi. Ma le cose stanno cambiando» ci spiega uno degli autori, Joseph Heitman, microbiologo alla Duke University di Durham. «L’aumento delle temperature sta rendendo diverse specie più termo-tolleranti, aumentando il rischio che alcune diventino patogene per l’uomo». L’esempio più inquietante è la Candida auris. «Nessuno la conosceva prima del 2007, quando fu isolata nell’orecchio di un paziente in Asia. Poi, tra il 2010 e il 2012, è comparsa simultaneamente in Venezuela, Sudafrica e India. Poi anche in Russia, Iran e nel 2024 in Singapore. Con ceppi distinti, quindi la diffusione non si deve ai viaggiatori: la Candida auris era presente da tempo in tutte queste aree ma non era stata scoperta perché non faceva danni: solo ora riesce a infettarci, perché si è adattata a qualche grado in più», racconta Arturo Casadevall, microbiologo alla Johns Hopkins School of Medicine e autore del saggio What if fungi win? (E se i funghi vincessero? Johns Hopkins University Press). Il problema, sottolinea Casadevall, non è tanto l’aumento medio delle temperature, quanto la frequenza dei picchi di caldo: sono questi che favoriscono la selezione di funghi più resistenti. «Un esempio è il Cryptococcus deneoformans: si è visto che con il caldo aumenta il numero di mutazioni nel suo genoma», spiega lo scienziato. «La maggior parte sono inutili, ma alcune possono renderlo ancora più resistente al calore o ai farmaci».

La Valley fever avanza

Un’altra minaccia, oggi ancora più temibile, è il genere Coccidioides: «Prolifera nelle zone aride, e nei prossimi decenni, per via del clima, dal Sud degli Stati Uniti salirà fino al Canada, portando con sé la Valley fever, un’infezione dei polmoni che si ha inalando le sue spore», dice Casadevall. «È pericolosa soprattutto per gli immunocompromessi».Può sembrare strano, ma la lotta tra il nostro sistema immunitario e i funghi oggi ci vede più svantaggiati di ieri. «Da quando, nel 1950, sono stati scoperti i corticosteroidi, immunosoppressori che usiamo per le malattie autoimmuni e per le allergie gravi, e da quando è comparso l’Hiv, è diventato più facile per i patogeni infettare gli esseri umani». Una dimostrazione tragica è il Cryptococcus neoformans: «Tutti noi ne inaliamo le spore, che vengono subito distrutte dai nostri anticorpi», osserva James Kronstad, docente di microbiologia alla University of British Columbia.

«Ma negli immunocompromessi il fungo passa dai polmoni al sangue e arriva al cervello, dove può causare la meningite criptococcica, malattia potenzialmente mortale che colpisce oltre 200mila persone all’anno, soprattutto nelle aree del mondo dove l’Hiv è prevalente».I funghi in teoria sono più temibili dei virus: «Perché non hanno bisogno di ospiti per sopravvivere. Il Covid ci ha spaventato, ma un virus deve preservare almeno in parte le specie ospiti. I funghi invece possono permettersi di sterminarle», afferma Casadevall. «Negli Usa, decine di specie di pipistrelli si sono estinte per colpa del Pseudogymnoascus destructans, che dopo la scomparsa dell’animale non muore, ma torna a vivere nel suolo. I funghi sono gli unici patogeni noti ad aver causato vere e proprie estinzioni».

Il sangue caldo ci difende

Proprio il caso dei pipistrelli ha portato Casadevall a formulare un’interessante teoria su come si è evoluta la nostra temperatura corporea. «La “sindrome del naso bianco” portata dallo Pseudogymnoascus infetta i pipistrelli solo quando ibernano e la loro temperatura interna è minima», aggiunge il microbiologo alla Johns Hopkins School of Medicine. «Io mi sono domandato perché mai noi mammiferi dobbiamo avere una temperatura corporea così alta, molto costosa da un punto di vista energetico perché ci richiede, per mantenerla, di dover mangiare di continuo: se fossi un rettile, un pasto mi basterebbe per una settimana. La risposta che mi sono dato è che il sangue caldo ha difeso i mammiferi e gli uccelli dalle infezioni fungine: quando l’asteroide ha colpito la Terra 66 milioni di anni fa, la polvere che ha oscurato la luce solare non ha permesso ai grandi rettili di scaldarsi a sufficienza e li ha resi molto più infettabili dai funghi, mentre i mammiferi si sono salvati». Ma ora il cambiamento climatico, con l’adattamento dei funghi a temperature più alte, potrebbe produrre questa ulteriore minaccia. Urgono strategie concrete per contrastare i funghi patogeni. «Ma come puoi combattere l’ignoto?», provoca sempre Casadevall. «Conosciamo solo il 3 per cento delle specie esistenti. Che ne spunti una sconosciuta capace di infettarci e renderci violenti come in The Last of Us è improbabile, ma non impossibile. Del resto l’acido lisergico, che ci dà allucinazioni, viene proprio da un fungo». La farmacologia poi non può fare miracoli: «Il problema con i funghi è che sono molto più simili a noi rispetto a batteri e virus. Infatti sono, come noi, organismi eucarioti (ovvero con cellule dotate di nucleo). E abbiamo circa il 50 per cento del Dna in comune. Questo rende molto difficile trovare farmaci tossici per loro e innocui per noi» spiega Kronstad.La principale differenza tra le cellule fungine e quelle animali è la membrana cellulare: nei funghi è rigida e composta da ergasterolo (molecola simile al colesterolo, ndr). Su questa differenza si basano gli attuali farmaci antifungini, suddivisi in tre classi: azoli (bloccano la sintesi dell’ergasterolo), polieni (rendono porosa la membrana), echinocandine (interferiscono con la sua costruzione). Ma sono troppo pochi. E l’uso degli azoli in agricoltura promuove la resistenza nei funghi che possono farci ammalare.Qualcosa però si muove. «Il Fosmanogepix, un antifungino innovativo, è in fase 3 di sperimentazione per la Candida auris e presto lo sarà per un altro fungo pericoloso, l’Aspergillus fumigatus. Se funziona, sarà la prima nuova classe di antifungini da decenni», spiega Heitman. «Esistono anche vaccini promettenti contro Candida auris e Coccidioides, ma sono ancora in fase preclinica».Un’altra speranza, questa volta per le colture, viene dal mondo biotech: «Il nostro gruppo ha mostrato che possiamo proteggere i raccolti usando dei pezzetti di Rna (la molecola che dà istruzioni alle cellule per fabbricare le proteine utili alla vita) mirati, da spruzzare sulle piante» dice Kronstad. «Ma forse il migliore alleato che abbiamo contro la micidiale combine “funghi più riscaldamento climatico” sono i funghi stessi: è infatti preziosa per il pianeta la loro capacità di trattenere nel suolo il carbonio liberato dalla decomposizione delle piante». Sperando che The Last of Us resti solo fantascienza.

Sul Venerdì del 25 aprile 2025

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