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Annalisa Cuzzocrea: accogliere, non escludere

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A CASA TUTTI BENE Della battaglia sui diritti delle persone trans mi spaventano le parole d’odio. Da tutte le parti
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Per anni ho cercato di capire chi abbia ragione tra la scrittrice britannica J.K. Rowling, che lotta perché le donne non siano mai più chiamate “persone con utero”, e la comunità trans che definisce J.K. Rowling e le femministe della differenza come lei “terf”. Che significa “femminista radicale trans-escludente”, ma che è – di fatto – un insulto. È una questione di cui si è occupata la Corte suprema britannica, decidendo qualche giorno fa che a definire l’essere donna è il sesso attribuito alla nascita. Quindi non un certificato successivo. Non un cambio di identità di genere. E che di conseguenza le tutele pensate per le donne non possano estendersi alle persone trans.

Sto semplificando, perché la questione è…

Per anni ho cercato di capire chi abbia ragione tra la scrittrice britannica J.K. Rowling, che lotta perché le donne non siano mai più chiamate “persone con utero”, e la comunità trans che definisce J.K. Rowling e le femministe della differenza come lei “terf”. Che significa “femminista radicale trans-escludente”, ma che è – di fatto – un insulto. È una questione di cui si è occupata la Corte suprema britannica, decidendo qualche giorno fa che a definire l’essere donna è il sesso attribuito alla nascita. Quindi non un certificato successivo. Non un cambio di identità di genere. E che di conseguenza le tutele pensate per le donne non possano estendersi alle persone trans.

Sto semplificando, perché la questione è complessa, ma dietro una decisione simile c’è una lotta che viene portata avanti da anni da associazioni femministe, in questo caso For Women Scotland, contrapposte alle associazioni Lgbtq+.Con l’idea, da parte delle prime, che sia in atto una volontà di cancellazione del femminile, che comincia con l’estensione dei diritti conquistati duramente dalle donne negli anni alle persone trans, passa per le competizioni sportive femminili cui possono avere accesso le persone transgender e arriva alla gestazione per altri come pratica che cancella la figura della madre e il rispetto per la sua esistenza. Non so bene che cosa pensare, di questa battaglia, prima di tutto perché mi spaventano i toni. Mi spaventa la durezza con cui J.K. Rowling o chi per lei giudica le aspirazioni delle persone trans e mi spaventa la violenza con cui alcuni attivisti Lgbtq+ si rivolgono a lei e la minacciano. C’è un di più di odio, in questa contrapposizione ideologica, che non è adeguato alle ragioni per cui ognuna delle due parti dice di impegnarsi. Se davvero siamo interessati alla difesa dei diritti delle donne e alla loro uguaglianza nella società, ancora solo parzialmente conquistata in larga parte del mondo e anche in quell’Occidente che si considera un’avanguardia, è difficile capire come questa battaglia possa essere condotta in difesa: e cioè creando un argine, un muro, rispetto a persone con disforia di genere chesi sentono donne e hanno bisogno di essere riconosciute in quanto tali.

Posso mettere qui le poche certezze che ho: i figli delle famiglie Arcobaleno vanno riconosciuti, tutti, comunque siano nati. Nessuna battaglia ideologica può passare sopra il diritto di un bambino di avere riconosciuti come genitori le persone che lo hanno fatto venire al mondo. Chi vuole lottare contro le donne sfruttate dalla gestazione per altri, che ci sono in molti Paesi e vanno difese, deve chiedere regole ferree, non reati universali. L’altra certezza è che l’universo femminile in cui mi riconosco accoglie, non esclude. Servirebbero discorsi meno violenti e la capacità di incontrarsi a metà strada: riconoscendo le paure e i desideri di tutti. Incontrandosi come persone. Soprattutto, non odiandosi.

Sul Venerdì del 1° maggio 2025

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