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L’Eternauta. Su Netflix la serie dal fumetto culto argentino: ieri, oggi, sempre resistenza

Ricardo Darín nella serie tv nel ruolo di Juan Salvo. ©2024 Netflix, Inc. 

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Il fumetto è del 1957, ma la lotta contro gli oppressori torna attuale nell’ambiziosissima produzione tv latinoamericana. Ne abbiamo parlato con regista e protagonista
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Il 4 settembre 1957 la rivista di fumetti argentina Hora Cero pubblica il capitolo 1 di L’Eternauta, primo graphic novel in spagnolo, scritto dallo sceneggiatore Héctor Germán Oesterheld, e illustrato da Francisco Solano López. Considerato da molti antesignano della fantascienza, prima di Dune, Star Trek e Star Wars, quel fumetto è diventato una serie tv in sei episodi diretta da Bruno Stagnaro e scritta insieme a Ariel Staltari, appena arrivata su Netflix. Nel cast, Ricardo Darín, mito del cinema argentino.

«La storia è incentrata su Juan Salvo, un uomo comune che, dopo essere sopravvissuto a una nevicata tossica che uccide milioni di persone a Buenos Aires, si unisce alla guerriglia di resistenza per combattere un’invasione di alieni e, di fronte alla catastrofe, è costretto a diventare il leader della sua comunità», racconta Stagnaro da Buenos Aires.

«L’Eternauta è una delle produzioni originali latinoamericane più ambiziose della storia di Netflix, girata nell’arco di nove mesi, …

Il 4 settembre 1957 la rivista di fumetti argentina Hora Cero pubblica il capitolo 1 di L’Eternauta, primo graphic novel in spagnolo, scritto dallo sceneggiatore Héctor Germán Oesterheld, e illustrato da Francisco Solano López. Considerato da molti antesignano della fantascienza, prima di Dune, Star Trek e Star Wars, quel fumetto è diventato una serie tv in sei episodi diretta da Bruno Stagnaro e scritta insieme a Ariel Staltari, appena arrivata su Netflix. Nel cast, Ricardo Darín, mito del cinema argentino.

«La storia è incentrata su Juan Salvo, un uomo comune che, dopo essere sopravvissuto a una nevicata tossica che uccide milioni di persone a Buenos Aires, si unisce alla guerriglia di resistenza per combattere un’invasione di alieni e, di fronte alla catastrofe, è costretto a diventare il leader della sua comunità», racconta Stagnaro da Buenos Aires.

«L’Eternauta è una delle produzioni originali latinoamericane più ambiziose della storia di Netflix, girata nell’arco di nove mesi, con oltre 35 set reali e 25 scene virtuali, compresa la ricostruzione di set chiave in studio e l’uso di location in varie zone di Buenos Aires, come l’Avenida de Mayo e l’Avenida Maipú».

Dopo la scomparsa di Oesterheld durante la dittatura del suo Paese alla fine degli anni 70, L’Eternauta è diventato il simbolo della resilienza artistica sotto l’oppressione, oltre che uno dei graphic novel più amati in Argentina. Consulente creativo del progetto è Martín M. Oesterheld, nipote di Héctor Germán che, oltre a L’Eternauta, era l’autore di Il Sergente Kirk ed Ernie Pike, ispirato alle storie del corrispondente di guerra americano Ernie Pyle, pubblicati anche in Italia da Rizzoli Lizard e disegnati da Hugo Pratt.

Come nasce la serie?
Bruno Stagnaro:
«Erano più di 20 anni che Martín Oesterheld voleva fare un film. Nel corso degli anni, diversi registi si erano interessati, finché alla fine è diventata una serie. Ho incontrato Martín un anno prima della pandemia e lui ha ritenuto che il mio lavoro si prestasse al progetto. L’idea è sempre stata quella di raccontare la storia nell’epoca contemporanea, perché suo nonno era concentrato sull’attualità. Ci siamo concentrati in particolare su un punto che sembra centrale per L’Eternauta: la storia di un sopravvissuto. La chiave è che nessuno si salva da solo».
Ricardo Darín: «Sì, è una storia che ti fa capire che non c’è modo di salvarsi da soli, ma di come sia necessario lavorare fianco a fianco, e preoccuparsi di ciò che accade alla persona che ci sta accanto. È una storia con la quale mi sono immedesimato, come credo gran parte della mia generazione, anche perché è stata pubblicata nell’anno in cui sono nato».
Stagnaro: «Una delle cose di cui mi sono reso conto quando ho iniziato a lavorare all’adattamento è che il fumetto originariamente usciva con tre pagine a settimana, quindi i suoi archi narrativi sono molto più brevi, con una logica diversa da quella di una serie. Per questo abbiamo scelto di trasmetterne lo spirito senza cadere nell’adattamento letterale».

Oesterheld venne sequestrato e fatto sparire a causa delle sue critiche al governo anti-peronista presenti nel suo lavoro. Ci sono elementi politici nella serie?
Stagnaro:
«È inevitabile, fanno parte della storia. Ma alla fine è una vicenda epica dell’uomo comune, tema che stava a cuore a Héctor Germán, è la storia della resistenza di un gruppo di amici armati di solidarietà e ingegno. La raccontiamo a modo nostro, da una prospettiva molto argentina».
Darín: «È una storia molto umana, non tipicamente fantascientifica. Ciò che mi affascina di più è il fatto che rispecchia l’identità argentina, riflette quella capacità di lotta e di sopravvivenza che è propria della nostra cultura, e se ben raccontata, ha qualcosa di vero da trasmettere, sufficiente per essere significativa ovunque. Non volevamo rimanere intrappolati solo nell’aspetto fisico dell’avventura o nella scala della produzione, volevamo dare una dimensione umana a ciò che accade, si è una storia di resilienza, di speranza, ma allo stesso tempo molto straziante».

Conosceva il fumetto da bambino?
Stagnaro:
«Ricordo che mio padre lo portava a casa ogni settimana, è stata una delle prime cose che ho letto per intero all’età di dieci anni, e ha avuto un impatto profondo sul mio modo di capire la narrativa. Mi ha accompagnato per tutta la vita e ha avuto una grande influenza sul mio lavoro di regista».

Perché L’Eternauta rimane ancora attuale dopo 68 anni?
Darín:
«È l’idea della rinascita del collettivo, del gruppo, perché nessuno si può salvare da solo. Ce lo insegna il passato. Spero che il pubblico più giovane, che magari non conosce le origini del fumetto, sia interessato anche solo a suspense, intrighi e tensione narrativa».
Stagnaro: «Si tratta della sopravvivenza di un gruppo di persone che deve affrontare una situazione estrema. La serie non vuole solo intrattenere, ma anche invitare alla riflessione sul significato di resistenza, di lotta collettiva e sull’importanza della memoria, tutti elementi centrali nel lavoro di Oesterheld».

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