L’IA e i gabinetti da pulire
di Daria Galateria«Sono l’amministratore delegato che ha pulito più gabinetti nella storia», dichiara Jensen (Jen-Suhn) Huang, l’ad di Nvidia. Aveva quattro anni quando i genitori taiwanesi visitarono New York: il padre decise che ci avrebbero vissuto. La madre sceglieva ogni giorno dieci parole inglesi a caso dal vocabolario e le insegnava ai due figli, con spelling e significati. I ragazzi erano ingestibili, mai fermi: i genitori, vendendosi tutto, li iscrissero a un collegio privato americano, l’Oneida Baptist Institute del Kentucky. E qui iniziano i gabinetti. Il collegio non era una scuola prestigiosa, come avevano dato a intendere ai genitori di Jensen, ma una specie di riformatorio per disadattati. Jensen veniva picchiato dai bulli; tra le corvée da assolvere, doveva «pulire i cessi del dormitorio; sono cose che non dimentichi più», dichiara a Tae Kim in Nvidia e il genio di Jensen Huang, la biografia pubblicata in Italia da Sperling & Kupfer. Il compagno di stanza aveva otto anni più di lui…
«Sono l’amministratore delegato che ha pulito più gabinetti nella storia», dichiara Jensen (Jen-Suhn) Huang, l’ad di Nvidia. Aveva quattro anni quando i genitori taiwanesi visitarono New York: il padre decise che ci avrebbero vissuto. La madre sceglieva ogni giorno dieci parole inglesi a caso dal vocabolario e le insegnava ai due figli, con spelling e significati. I ragazzi erano ingestibili, mai fermi: i genitori, vendendosi tutto, li iscrissero a un collegio privato americano, l’Oneida Baptist Institute del Kentucky. E qui iniziano i gabinetti. Il collegio non era una scuola prestigiosa, come avevano dato a intendere ai genitori di Jensen, ma una specie di riformatorio per disadattati. Jensen veniva picchiato dai bulli; tra le corvée da assolvere, doveva «pulire i cessi del dormitorio; sono cose che non dimentichi più», dichiara a Tae Kim in Nvidia e il genio di Jensen Huang, la biografia pubblicata in Italia da Sperling & Kupfer. Il compagno di stanza aveva otto anni più di lui e era coperto ovunque di tatuaggi e cicatrici. Jensen gli insegnò a leggere, l’altro il sollevamento pesi – i dirigenti attuali di Nvidia sostengono che Huang ha la mentalità dei ragazzi di strada, lui ribatte che dipende da quella scuola, e che è meglio non attaccar briga con lui: «Difficilmente mi spavento».
Finalmente i genitori riuscirono a trasferirsi in America, nell’Oregon; i ragazzi passarono a una scuola statale, a Portland. Lì, nel club di tennis da tavolo di un certo Lou Bochenski, il Paddle Palace, Jensen praticò il ping pong, guadagnando qualche soldo extra facendo le pulizie nel club. Negli anni Settanta, all’epoca della “diplomazia del ping-pong”, una figlia di Lou, Judy, era andata a giocare in Cina, prima americana in missione ufficiale. Per Lou anche Jensen era una promessa del tennis da tavolo; ma al primo torneo, a Las Vegas, il ragazzo – aveva 14 anni – si distrasse coi divertimenti in città, e perse. Col fratello era riuscito a farsi assumere al fast food Denny’s di Portland, dove lavava piatti, e i bagni: intanto frequentava la Aloha High School, dove programmava videogame sul computer dell’Istituto; a sedici anni era diplomato, a ventuno laureato, sposato e conteso tra le aziende produttrici di microprocessori. Si annoiava; in leggendari incontri al Denny’s con i geniali informatici Curtis Priem e Chris Malachowsky, nel 1993 fondò Nvidia, oggi una delle società più ricche al mondo, grazie ai suoi chip capaci di reggere i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Biden e ora Trump contrastano i suoi commerci con la Cina; Jensen, col carattere e il chiodo di pelle da ragazzo di strada, prende le misure.
Sul Venerdì del 1°maggio 2025