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Natalia Aspesi: a chi mi sgrida sulle persone trans

mojmir jeŽek?/ www.core-edizioni.it 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Gentili Umberto Galimberti e Natalia Aspesi, vorrei farvi leggere il mio pensiero in risposta a Giuliano Ferrara, aggiungendo la mia simpatia per quella indomita ragazza che è Natalia Aspesi, con cui concordo pienamente, e la mia perplessità sulle argomentazioni di Galimberti: nel senso che concordo sul fatto che non siamo solo il nostro sesso biologico, ma non per questo il sesso biologico è trascurabile! Anzi è fondamentale perché al di là che un maschio si senta femmina e che decida pure di fare la transizione, resterà sempre biologicamente un maschio e non tanto per avere o meno il pene, ma perché la sua struttura fisica è e rimane da maschio, molto più potente di una femmina, quindi non è bene che invada gli spazi dedicati alle donne, spazi creati proprio per proteggerle in quanto fisicamente più deboli. Per fare solo due esempi, ci sono stati abusi di trans nelle carceri femminili e anche nei ritrovi per lesbiche, il che testimonia pure che all’occorrenza prevale il maschio che …

Gentili Umberto Galimberti e Natalia Aspesi, vorrei farvi leggere il mio pensiero in risposta a Giuliano Ferrara, aggiungendo la mia simpatia per quella indomita ragazza che è Natalia Aspesi, con cui concordo pienamente, e la mia perplessità sulle argomentazioni di Galimberti: nel senso che concordo sul fatto che non siamo solo il nostro sesso biologico, ma non per questo il sesso biologico è trascurabile! Anzi è fondamentale perché al di là che un maschio si senta femmina e che decida pure di fare la transizione, resterà sempre biologicamente un maschio e non tanto per avere o meno il pene, ma perché la sua struttura fisica è e rimane da maschio, molto più potente di una femmina, quindi non è bene che invada gli spazi dedicati alle donne, spazi creati proprio per proteggerle in quanto fisicamente più deboli. Per fare solo due esempi, ci sono stati abusi di trans nelle carceri femminili e anche nei ritrovi per lesbiche, il che testimonia pure che all’occorrenza prevale il maschio che resta in loro, e nelle competizioni sportive è assolutamente assurdo che maschi che si sentono donne (che abbiano o meno fatto la transizione) pretendano di gareggiare con le donne (vedi la famosa Valentina che Repubblica è andata prontamente a ri-intervistare).
Attilia Giuliani
biologa, maratoneta e pure melomane

Gentile signora, che io sceglierei come melomane, io non volevo far arrabbiare il professor Galimberti che oltretutto mi è molto simpatico, né suscitargli una valanga di parole che mi sgridano e mi sgridano. I cinque esperti che hanno detto la loro sono stati dei gran furbacchioni. Con quelle parole hanno definito che il sesso è fatto così, o sei femmina e puoi avere tu i bambini che popolano il mondo, o sei maschio e i bambini puoi arrampicarti su un muro ma mai li farai. Questa mi pare una cosa molto sensata. Non c’è in giro nessun altro che possa fare bambini, neppure un trans! Insomma, se i bambini dobbiamo farli, non ci sono che le donne per riempire il mondo! Con questo, prendendomi sempre alla lettera, c’è chi si è offeso e non ha capito che davvero io, dopo aver girato mezzo mondo, mi ritrovo qui, poverina, senza mai aver incontrato un trans. E se ne incontrassi uno farei di tutto per rendergli bella la vita.

Ma la disforia di genere non è “una simpatica alternativa”

Il suo commento sulla decisione della Corte Suprema inglese è di una tale povertà rispetto alle riflessioni del ritrovato Galimberti, che viene voglia di sgridarla. La disforia di genere per lei è solo una “simpatica alternativa”: e i diritti? Lei poi chiude affermando di non conoscere nemmeno un/una trans, né che possano avere figli: e le adozioni e quant’altro? Ce ne sono di famose/i: visto che fa ancora interviste, perché non si aggiorna un po’ anche sugli ospedali dove queste persone sono in cura? Cordialmente,
Giovanni Frigerio

Intanto la ringrazio per aver scritto“il ritrovato Galimberti” e per farle venire la voglia di “sgridarmi”. Io per il resto so poco, ma per esempio ci sono davvero trans che adottano figli? Come madri o come padri? Ha ragione quando dice che dovrei interessarmi agli ospedali che li hanno in cura, ma, mi perdoni, non mi è venuto in mente. Non le sembra comunque una “simpatica alternativa” quella di affrontare la vita in quanto trans? Ripeto, io non ne ho incontrato uno di trans, poi ubbidiente, sono andata a vedere cosa se ne dice in giro. C’è un film del 2015 chiamato The Danish girl tratto da un libro di David Ebershoff da noi pubblicato da Guanda, in cui un attore innamoratissimo della moglie, nel primo Novecento, si fa operare perché si sente donna. C’è anche chi nella transizione Maschio-Femmina vuole avere anche l’utero: e per esempio si ricorda Lilli Elbe, che nel 1931 volle che i medici le trapiantassero un utero, ma morì per complicazioni successive alla procedura. Nel 2018 l’Oms ha tolto la transessualità dall’elenco delle malattie mentali, e una persona transessuale deve rivolgersi a uno psicoterapeuta che diagnostichi la disforia di genere. Con questa certificazione può andare dall’endocrinologo per la terapia ormonale sostitutiva. Secondo la legge 164/82 la persona transessuale può richiedere al tribunale l’autorizzazione agli interventi chirurgici di conversione sessuale. Ottenuta sentenza positiva ha diritto all’intervento sui genitali a carico del Servizio sanitario nazionale. Alla fine la persona transessuale deve rivolgersi di nuovo al Tribunale per chiedere il cambiamento del sesso anagrafico. Tutti i documenti vengono modificati per sesso e per nome con l’eccezione del casellario giudiziario e l’estratto vero della nascita. Mi pare anche piuttosto semplice, ma non credo che sia poi così facile.

È una conquista civile usare un’altra toilette?

Carissima Aspesi, dopo la sentenza della Corte Suprema di Londra, anche quale esperto di diritto, stavo per scrivere ad alcuni amici di sinistra per rassicurarli che la decisione della Corte sotto il profilo tecnico/giuridico non era criticabile, e non danneggiava i trans. Ho rinunciato. La sua opinione su Repubblica del 19 aprile, “sono donna certificata e me ne vanto”, riassume meglio di un trattato giuridico la questione: si nasce o maschi o femmine, quello che può succedere dopo va tutelato ma non deve preoccupare né interessare il nascituro o la nascitura e neppure i genitori. E quindi condividerei il suo “sì, sono donna e non mi serve lo champagne”; e (se fossi “ non donna”) aggiungerei: “sì, sono trans o gay e neppure a me serve lo champagne”: non è propriamente una conquista civile la pretesa di accedere alla toilette delle donne. Né rileva, come scrive Galimberti e come tutti sanno o intuiscono, che tutti i maschi sono in parte femmine e tutte le femmine sono in parte maschi.
Andrea La Francesca

Ho un po’ esagerato dicendo “sono donna certificata e me ne vanto”, in quanto la mia presunta femminilità è di molto acciaccata, anzi non c’è più. O c’era? Mah, dovremmo chiederlo a un lontano passato. Certo Galimberti come sempre ha ragione, tuttii maschi sono in parte femmine e tutte le femmine sono in parte maschi. Io non so quale casino avrei fatto scoprendomi trans (da donna che vorrebbe essere maschio) e pensi un po’, forse non avrei fatto niente. Magari sarei stata di quelle che nel chiuso della stanza, senza capire il disegno della sorte e non capendo niente, avrei confuso il maschio con la femmina o viceversa creando una irreversibile confusione.

Sul Venerdì del 1° maggio 2025

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