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Guardatelo bene: l’axolotl ci salverà la vita

L’axolotl (Getty images) 
È una salamandra capace di rigenerare cervello, arti, occhi e conserva caratteristiche larvali. Gli scienziati lo studiano per copiarlo. Prima che si estingua
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Lago di Xochimilco, una ventina di chilometri a sud di Città del Messico. In epoca precolombiana quest’area umida era un paradiso verde: i Xochimilcas, nativi mesoamericani, costruirono isole artificiali chiamate chinampas per coltivare mais, fagioli, zucche e molte varietà di fiori, creando un esteso sistema di canali pieni di vita selvatica. Oggi, su molte di quelle isole, sono stati costruiti bar, ristoranti, campi da calcio. E i canali – quelli rimasti, perché le sorgenti che li alimentano sono state deviate per uso urbano – sono affollati di barche per turisti.Della natura e della quiete di un tempo è rimasto ben poco, ma gli scienziati non si arrendono: continuano a cercare un piccolo “mostro marino” dal fascino leggendario. Il lago è infatti l’unico luogo al mondo dove vive l’axolotl (Ambystoma mexicanum), una salamandra tutt’altro che comune. «È un animale straordinariamente resiliente, capace di sopravvivere anche in acque inquinate» ci racconta Luis Zambrano, ecologo dell’Un…

Lago di Xochimilco, una ventina di chilometri a sud di Città del Messico. In epoca precolombiana quest’area umida era un paradiso verde: i Xochimilcas, nativi mesoamericani, costruirono isole artificiali chiamate chinampas per coltivare mais, fagioli, zucche e molte varietà di fiori, creando un esteso sistema di canali pieni di vita selvatica. Oggi, su molte di quelle isole, sono stati costruiti bar, ristoranti, campi da calcio. E i canali – quelli rimasti, perché le sorgenti che li alimentano sono state deviate per uso urbano – sono affollati di barche per turisti.Della natura e della quiete di un tempo è rimasto ben poco, ma gli scienziati non si arrendono: continuano a cercare un piccolo “mostro marino” dal fascino leggendario. Il lago è infatti l’unico luogo al mondo dove vive l’axolotl (Ambystoma mexicanum), una salamandra tutt’altro che comune. «È un animale straordinariamente resiliente, capace di sopravvivere anche in acque inquinate» ci racconta Luis Zambrano, ecologo dell’Università Nazionale Autonoma del Messico «ma nemmeno la sua incredibile resistenza basta, se scompare il suo habitat». E purtroppo è proprio quello che sta succedendo. L’axolotl è in via di estinzione: le stime parlano di un migliaio di individui rimasti, ma un censimento del 2014 ne ha contati appena 36.Su incarico del governo, una squadra guidata da Zambrano è tornata sul campo a caccia dell’anfibio che sfida l’estinzione. Per gli aztechi, l’axolotl era l’incarnazione di Xolotl, dio della morte e del mondo sotterraneo. Ma anche senza mitologia, è un animale eccezionale: le sue incredibili capacità rigenerative di arti, midollo, occhi e persino parti di cervello ne hanno fatto il modello di ricerca ideale per gli scienziati che sognano un giorno di rigenerare arti umani.

Esistono una cinquantina di laboratori nel mondo in cui si studia questo anfibio dall’aspetto forever young, visto che conserva caratteristiche larvali anche da grande: una pinna dorsale da girino e branchie esterne per muoversi e respirare nell’acqua che non abbandona mai. L’axolotl è un eterno fanciullo anche dentro: vive una ventina d’anni ma a partire dai 4 l’orologio epigenetico, l’insieme delle modifiche al Dna che alterano l’espressione dei geni e si accumulano con l’età contribuendo all’invecchiamento, si arresta. Un altro ottimo motivo per cercare di capire come portare un po’ di “resilienza axolotliana” in noi, così da farci vivere meglio e più a lungo.

Dal Messico a Parigi

I primi esemplari portati in Europa a scopo di ricerca furono trasferiti dal Messico all’orto botanico di Parigi negli anni Sessanta del secolo scorso. Praticamente tutti gli axolotl in cattività sono discendenti loro e di esemplari importati nel Ventesimo secolo. Negli anni sono stati incrociati con salamandre tigri (Ambystoma tigrinum) e oggi nei laboratori ci sono solo ibridi. Lo spauracchio della perdita di linee genetiche è un altro dei motivi che ha spinto il nuovo censimento. «Pubblicheremo i risultati preliminari nei prossimi mesi, ma il conteggio finale richiederà circa un anno» ammette Zambrano «nel nostro team ci sono sia pescatori del luogo sia ricercatori che stanno prelevando campioni di Dna ambientale (quello che una specie rilascia nell’ambiente, ndr) da analizzare per aumentare l’affidabilità dei risultati».Basilio Rodríguez è il pescatore che sta dando una mano ai ricercatori.

Conosce molto bene le abitudini di questi piccoli predatori notturni, che in natura hanno un colore bruno-nerastro anche se esistono mutanti bianchi con occhi scuri, albini bianchi-rosati e albini dorati. Sa cogliere gli indizi che segnalano la presenza degli axolotl, così da gettare le reti nei posti giusti: queste salamandre hanno bisogno di respirare ogni 5 minuti e quando lo fanno, risalendo in superficie, lasciano un’increspatura sulla superficie dell’acqua; se invece sono a caccia, appaiono una serie di piccole bolle in linea. La specie preda insetti, lumache, piccoli pesci e crostacei e soffre la competizione di carpe e tilapie, pesci alieni che mangiano pure uova e giovani axolotl.E a proposito di giovani axolotl, il super-potere rigenerativo serve soprattutto a loro: sono cannibali, si mangiucchiano a vicenda e farsi ricrescere le parti amputate è cruciale per sopravvivere.

Una campagna per salvarlo

Per sensibilizzare e promuovere la causa degli axolotl, gli scienziati hanno lanciato la campagna “Adotta un Axolotl”. «Basta andare sul sito restauracionecologica.org e scegliere un pacchetto di adozione» spiega Zambrano «si può adottare simbolicamente un axolotl che vive nella nostra colonia di ricerca (l’università ospita 150 axolotl selvatici, ndr) oppure un rifugio in cui questi animali vivono in natura. Dal momento che si tratta di ecosistemi gestiti dagli agricoltori da oltre 1.500 anni, parte dei fondi raccolti andrà anche a loro, i veri custodi di questi luoghi che si impegnano a proteggerli dalle minacce dell’urbanizzazione». Tutela e ripristino dell’habitat sono gli obiettivi principali dei ricercatori. «Per ora non abbiamo previsto la reintroduzione di axolotl in natura» conclude l’ecologo «prima dobbiamo capire se esistono ancora esemplari allo stato selvatico e, poi, verificare che i rifugi siano davvero in grado di garantire la sopravvivenza della specie nel lungo periodo. La speranza è che qualche axolotl libero ci sia ancora e i rifugi servono ad ampliare le zone in cui può continuare a vivere».

Sul Venerdì del 1° maggio 2025

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