Faber contro la musica con il silenziatore
di Giuseppe VidettiQuesta non è la più bella canzone di Fabrizio De André (1940-1999), ma quanto ne abbiamo bisogno in questo maggio 2025! Una veteroballata molto anni Sessanta: armonica + protesta, alla Dylan, per intenderci. A rigore, Canzone del maggio (liberamente tratta da un canto del Maggio francese del 1968 di Dominique Grange, Chacun de vous est concerné) era già datata nel 1973, quando uscì Storia di un impiegato, il sesto album del cantautore (realizzato con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani). Sbagliato. Il Movimento Studentesco era assai attivo in quegli anni in Italia, almeno quanto lo era stato nel 68 in Francia.
Se ci aggrappiamo a queste canzoni, come al Manifesto di Ventotene, è perché l’indifferenza di fronte alle emergenze contemporanee è spaventosa. Gli artisti, negli Usa, per esprimere il dissenso non marciano, espatriano (Richard Gere, Ellen DeGeneres, Rosie O’Donnell, Ryan Gosling). Bono (U2) sbraita sull’Ucraina e tace su Gaza. Roger Waters (Pink Floyd), ormai una voce i…
Questa non è la più bella canzone di Fabrizio De André (1940-1999), ma quanto ne abbiamo bisogno in questo maggio 2025! Una veteroballata molto anni Sessanta: armonica + protesta, alla Dylan, per intenderci. A rigore, Canzone del maggio (liberamente tratta da un canto del Maggio francese del 1968 di Dominique Grange, Chacun de vous est concerné) era già datata nel 1973, quando uscì Storia di un impiegato, il sesto album del cantautore (realizzato con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani). Sbagliato. Il Movimento Studentesco era assai attivo in quegli anni in Italia, almeno quanto lo era stato nel 68 in Francia.
Se ci aggrappiamo a queste canzoni, come al Manifesto di Ventotene, è perché l’indifferenza di fronte alle emergenze contemporanee è spaventosa. Gli artisti, negli Usa, per esprimere il dissenso non marciano, espatriano (Richard Gere, Ellen DeGeneres, Rosie O’Donnell, Ryan Gosling). Bono (U2) sbraita sull’Ucraina e tace su Gaza. Roger Waters (Pink Floyd), ormai una voce isolata, s’incazza con Nick Cave e Thom Yorke, troppo indulgenti con Israele. Protestano i soliti noti – Patti Smith, la Mannoia e, grazie a Dio, Benigni – ma il silenzio di rocker americani dopo l’elezione di Trump e il declino della loro democrazia è agghiacciante.
La canzone ha messo il silenziatore – anche in Italia (cfr Sanremo). Dove sono finite le proteste di Bob Dylan e Phil Ochs e Joan Baez e Harry Belafonte? Dove sono i coraggiosi Lennon? Il Comitato del piccolo cigno di Bowie si è sciolto? E gli inni di strada dei Rolling Stones ispirati al 68, démodé? Strange Fruit di Billie Holiday, Alabama di John Coltrane e Mississippi Goddam di Nina Simone? Sepolti insieme agli allarmi lanciati da Marvin Gaye e Neil Young? Chi ricorda Contessa e Valle Giulia di Paolo Pietrangeli? Giovanna Marini e Victor Jara e Violeta Parra? Qui non abbiamo più Respect, figuriamoci se… mettiamo dei fiori nei nostri cannoni! Ecco perché questo maggio di De André ci cura e ci consola, come La guerra di Piero e Masters of War.