Il nuovo Nabucco: un fungo atomico scende sull’Arena di Verona
di Leonetta BentivoglioTerrore, svelamento, allucinazione, presagio di un incubo mondiale, spettro delle angosce sull’avvenire forse infernale che ci aspetta: sono immagini e sensazioni che potrebbero attraversarci guardando la nuova lettura scenica del Nabucco firmata per l’Arena di Verona dal regista Stefano Poda, un visionario di successo, celebre per le sue mirabolanti realizzazioni interdisciplinari. A un certo punto dell’azione guerresca che sospinge l’opera di Giuseppe Verdi, un gigantesco fungo atomico si spanderà nel cielo, proiettando il suo riverbero sulla pietra nuda che fodera, come un manto granitico, l’impressionante spazio areniano, che nel suo Opera Festival arriva ad accogliere undicimila spettatori a sera e 420 mila lungo tutta la rassegna.
Quest’anno Nabucco inaugura la sfilata dei melodrammi all’aperto nel poderoso anfiteatro romano, il cui festival nel 2025 approda alla sua centoduesima edizione. Il titolo verdiano (famoso per il mitico e patriottico coro del Va, pensiero) sarà in scen…
Terrore, svelamento, allucinazione, presagio di un incubo mondiale, spettro delle angosce sull’avvenire forse infernale che ci aspetta: sono immagini e sensazioni che potrebbero attraversarci guardando la nuova lettura scenica del Nabucco firmata per l’Arena di Verona dal regista Stefano Poda, un visionario di successo, celebre per le sue mirabolanti realizzazioni interdisciplinari. A un certo punto dell’azione guerresca che sospinge l’opera di Giuseppe Verdi, un gigantesco fungo atomico si spanderà nel cielo, proiettando il suo riverbero sulla pietra nuda che fodera, come un manto granitico, l’impressionante spazio areniano, che nel suo Opera Festival arriva ad accogliere undicimila spettatori a sera e 420 mila lungo tutta la rassegna.
Quest’anno Nabucco inaugura la sfilata dei melodrammi all’aperto nel poderoso anfiteatro romano, il cui festival nel 2025 approda alla sua centoduesima edizione. Il titolo verdiano (famoso per il mitico e patriottico coro del Va, pensiero) sarà in scena a Verona dal 13 giugno al 5 settembre, con recite disseminate per l’intera estate.
Già artefice dell’allestimento veronese di un’acclamata Aida nel 2023 (che torna in Arena quest’anno, a partire dal 20 giugno, e che fu detta l’“Aida di cristallo” per la sua iperbolica base trasparente e ricca di riflessi abbaglianti), Poda è un metteur en scène di solida esperienza internazionale che lavora in un’ottica multimediale e kolossal, creando eventi in cui confluiscono design, architettura, pittura e invenzioni illuminotecniche fiabesche.
Stavolta cura regia, scene, costumi, luci e danze di un Nabucco pieno di effetti esplosivi, nel senso più letterale del termine.
Nabucco: parole blasfeme
Si sa che Nabucco nacque alla Scala nel 1842, ottenendo subito un favore clamoroso grazie al suo messaggio risorgimentale sull’urgenza di un’Italia unita e libera dal giogo austriaco. Prendendo spunto da un episodio biblico, l’impasticciato libretto di Temistocle Solera narra l’esodo del popolo ebraico ridotto in schiavitù a Babilonia. Dominano il plot le figure del re babilonese Nabucco e della sua presunta figlia Abigaille (che poi si rivelerà solo una schiava), soprano di agilità premiata da alcune fra le pagine migliori scritte da Verdi per questo registro. Nella chiusa del secondo atto il dispotico Nabucco, afferrando la corona, si proclama unico nume (“Non son più re, son Dio!”), e quando risuonano le sue parole blasfeme scoppia un fulmine, che Poda traduce nella forma maledettamente iconica di una bomba nucleare, sul genere di quelle che nel 1945, ottant’anni fa, distrussero Hiroshima e Nagasaki.
La trama scorre in un futuro immaginario, senza citazioni prese dall’attualità: «L’argomento non deve mai limitarsi ad aggiornare il libretto, operazione riduttiva e illusoria», sostiene Poda, che considera Nabucco una vicenda da maneggiare tramite una raffica di metafore. Perciò s’innalzeranno in scena oggetti enormi e scultorei quali una clessidra, un missile e due semisfere. Queste ultime si uniscono nel finale plasmando una sfera unica, mentre sia il missile che la clessidra vanno in pezzi. Gli idoli pagani crollano sotto il peso della Storia, mentre le due semisfere si ricompongono in una sintesi post-atomica che intende proporsi come uno squarcio di speranza e rigenerazione.
Poda esprime così gli obiettivi del progetto: «Le due sfere vanno viste non solo come lo scontro fra Ebrei e Babilonesi, ma fra spiritualità e razionalità. I due poli si attraggono e si respingono, fino alla conciliatoria fusione conclusiva». La clessidra è un emblema del flusso del tempo che azzera ogni vittoria apparente: «La Vanitas incisa sulla clessidra, come nelle nature morte barocche, rammenta la caducità della bellezza e del potere».
Le due semisfere simboleggiano anche il protone e l’elettrone, che assieme al neutrone determinano l’atomo, ed è così che Poda vuol lanciare un messaggio sui rischi terrificanti delle conquiste scientifiche. «L’uomo ha scoperto come scindere l’atomo per poi rendersi conto che la tecnologia può avere conseguenze disastrose», spiega. «L’irrompere del fulmine al termine del secondo atto ci dice che l’umanità sta oltrepassando i suoi limiti. L’esplosione atomica segnala la distruzione della ragione nel momento in cui si separa dallo spirito».
Nabucco. Costumi post-moderni
Il vicedirettore artistico dell’Arena Stefano Trespidi, che sta seguendo le complessità pazzesche di quest’avventura, riferisce come lo spettacolo si basi su «una cifra d’astrazione dove ogni personaggio è un elemento simbolico», e sottolinea il minuzioso lavoro di ricerca sui materiali dei costumi post-moderni: «Da un lato c’è il mondo dei Babilonesi, tesi verso il progresso; dall’altro il cosmo degli Ebrei, che incarnano l’umanesimo». I primi saranno iper-tecnologici, nel senso che indosseranno abiti confezionati con led luminosi e tessuti brillanti, mentre ammanteranno i secondi stoffe naturali come lino e garze dalle tinte calde, vicine al colore della terra.
Dipende dal meteo
Ma come si costruisce nell’aria un finto fungo atomico? «Con ghiaccio secco e polveri consentite, senza pericoli né per il pubblico né per gli artisti», replica Michele Olcese, direttore degli allestimenti scenici all’Arena, messo a dura prova dalle richieste fantasiose del regista. «Certo il fungo, col suo fumo incandescente che arriva alla stratosfera per poi ricadere verso il basso, rappresenta una figurazione difficilissima da ricreare, e di sicuro la sua forma, di sera in sera, potrebbe essere diversa, in quanto subirà gli influssi delle condizioni meteorologiche». Annuncia che non è prevista alcuna proiezione filmica, «espediente che non appartiene mai allo stile di Poda», e avverte che le due ingenti semisfere «saranno fatte di una maglia metallica addensata da frammenti luccicanti».
Abbonda nella messinscena l’utilizzo di strisce led, cioè di fili di luce capaci di modellare apparizioni stupefacenti, mentre «una grande pedana trasparente, di policarbonato, descrive una sorta di labirinto dove s’intrecciano luminarie, e anche i costumi saranno bersagliati da led sfavillanti». Da effetti Geyser e da una rete dinamica di laser scaturiranno i giochi onirici, futuribili e aerospaziali di questo fantasmagorico Nabucco.
Olcese nota come queste tecniche siano praticamente inedite nelle messinscene operistiche, «essendo usate solo nei musical e nei concerti rock». Per l’occasione invade Verona un esercito di cantanti stellati. Il 13 e 14 giugno sarà protagonista di Nabucco il baritono Amartuvshin Enkhbat, e in seguito il personaggio tocca in alternanza a Luca Salsi, a Youngjun Park e a Igor Golovatenko. Cattura la parte di Ismaele, nipote del re di Israele, Francesco Meli, che in alcune repliche cede il posto a Galeano Salas. Il ruolo di Zaccaria, pontefice degli Ebrei, va a Roberto Tagliavini e poi ad Alexander Vinogradov, a Christian Van Horn e a Simon Lim. Il soprano russo Anna Netrebko, una super-star senza confronti, interpreta Abigaille il 17 e il 24 giugno e il 31 luglio. In altre recite vestiranno i panni di questo carattere femminile Anna Pirozzi, Maria José Siri e Olga Maslova. Felena, figlia di Nabucco, avrà il corpo e la voce di Vasilisa Berzhanskaya, di Francesca Di Sauro e di Aigul Akhmetshina. Governerà lo spettacolo dal podio il maestro Pinchas Steinberg.