Assalti ai portavalori, a Cerignola si impara
dalla nostra inviata Chiara SpagnoloQuando, a inizio 2016, un criminale di Catanzaro cominciò a organizzare una rapina a un caveau, prima chiese il placet della ‘ndrangheta e poi decise di rivolgersi ai migliori professionisti in circolazione. Un amico barese lo portò a Cerignola: lì prese accordi con Alessandro Morra detto “il Pavone”, a capo di una delle batterie più infallibili negli assalti ai portavalori. Il colpo da 8 milioni alla sede della Sicurtransport fece salire le quotazioni dei cerignolani, e anche se Morra e i suoi due anni dopo furono arrestati, la “scuola di Cerignola” ha continuato a operare.
Da lì probabilmente sono partiti gli autori dell’assalto al furgone Cosmopol, avvenuto il 27 marzo nei pressi di Candela (Foggia) dopo che i banditi hanno sparato con…
Quando, a inizio 2016, un criminale di Catanzaro cominciò a organizzare una rapina a un caveau, prima chiese il placet della ‘ndrangheta e poi decise di rivolgersi ai migliori professionisti in circolazione. Un amico barese lo portò a Cerignola: lì prese accordi con Alessandro Morra detto “il Pavone”, a capo di una delle batterie più infallibili negli assalti ai portavalori. Il colpo da 8 milioni alla sede della Sicurtransport fece salire le quotazioni dei cerignolani, e anche se Morra e i suoi due anni dopo furono arrestati, la “scuola di Cerignola” ha continuato a operare.
Da lì probabilmente sono partiti gli autori dell’assalto al furgone Cosmopol, avvenuto il 27 marzo nei pressi di Candela (Foggia) dopo che i banditi hanno sparato contro un bus di pendolari per bloccare il traffico; e quelli che il 6 novembre scorso hanno incendiato cinque mezzi vicino a Toritto (Bari) per fermare il blindato dell’Ivri. Pugliesi potrebbero essere anche alcuni dei protagonisti delle scene da guerriglia che il 29 marzo sono andate in scena sull’Aurelia, nel territorio di Livorno, in un colpo alla Btv che ha fruttato almeno quattro milioni.
Telecamere e alberi
Mentre l’elenco delle rapine si allunga, a Cerignola c’è chi cerca di valorizzare quella parte di città che non si identifica con il “centro di formazione” della criminalità. Il sindaco Francesco Bonito e la sua amministrazione ce la mettono tutta per far dimenticare, da un lato, l’onta dello scioglimento del Consiglio comunale guidato da Franco Metta per infiltrazioni mafiose nell’agosto 2021; dall’altro, il fatto che da qui partano le bande incubo dei portavalori. Perché nella patria del sindacalista Giuseppe Di Vittorio, fondatore della Cgil, quello del rapinatore è considerato un “lavoro sicuro” più di molti altri. In città si installano telecamere di sicurezza, si inaugurano parchi e si piantano alberi; si incentiva la partecipazione dei ragazzi alle attività sportive e teatrali, con un’attenzione particolare ai disabili e agli ipovedenti che al Teatro Mercadante hanno una stagione accessibile. Si intensificano le politiche di inclusione sociale, come gli appuntamenti alla Biblioteca di comunità. Ma a tanti sforzi sembra fare spesso da contraltare la rassegnazione: il video dal 24 marzo, diventato virale, mostra una banda in azione per rubare un Suv sotto gli occhi dei passanti, che allargano le braccia, scuotono la testa, riprendono la scena, ma non danno l’allarme. Il sindaco ha parlato di «assuefazione e indifferenza da parte di alcuni cittadini», allarmato dalla possibilità che si alimenti «un senso di impunità e sfiducia nella risposta dello Stato». Il procuratore aggiunto Francesco Giannella, coordinatore della Dda di Bari, si spiega questa indifferenza con il fatto che il territorio non subisce direttamente queste azioni criminali. «Gli assalti ai portavalori, i furti di auto, le rapine ai Tir non colpiscono la gente comune. L’ultimo omicidio di stampo mafioso a Cerignola risale al 2020, laddove nel Foggiano negli ultimi vent’anni abbiamo contato trecento omicidi, il 70 per cento dei quali irrisolti. L’inchiesta “Cartagine”, che ha documentato la presenza della mafia su quel territorio, risale agli anni 90, senza morti, bombe, danneggiamenti. Non ci sono denunce per estorsioni né reati contro il patrimonio. La vendita di droga continua ma è intesa come “servizio” che non danneggia la popolazione, così come i furti d’auto perpetrati in danno di non cerignolani o altrove».
Nella vicina provincia Bat, per esempio, che nel 2024 era al primo posto in Italia per denunce di furti d’auto (896 ogni centomila abitanti, oltre il doppio di Roma e Milano) con conseguenti costi delle assicurazioni tra i più cari del Paese. «Questa specie di pace sociale assicura che la gente non abbia lo stimolo a reagire contro una criminalità che fondamentalmente non dà fastidio» ha aggiunto Giannella. Ma una criminalità che spende nelle attività locali il denaro illecitamente guadagnato, se è vero che Cerignola ha il Pil più alto della provincia di Foggia. Alcuni giovani, attratti dalle sirene dei guadagni a molti zeri assicurati dalle bande, vengono reclutati nelle zone più povere della città e forse non è un caso che il quartiere San Samuele, detto Fort Apache, sia la più florida piazza di spaccio ma anche il comodo nascondiglio delle armi da guerra usate negli assalti. Poi ci sono i “figli d’arte”, come quel Salvatore Bruno che nel 2021 fu arrestato insieme al padre Giuseppe, 24 ore prima della progettata rapina a due camion della Lavazza vicino a Novara. Intercettandoli, i poliziotti ascoltarono il passaggio di consegne tra padre e figlio: «È giusto che tu debba sapere come funziona, ché domani sei tu quello che gestisci, capito? Tu coordinerai il lavoro, Salvatore, è importante. È una vita che stiamo in mezzo alla strada, ma ora sei tu che devi comandare e non devi sbagliare».“Non sbagliare”, ovvero sparare ma non per uccidere («Perché se poi ti prendono ti becchi l’ergastolo»), anche se le vittime questo non lo sanno. «Se sapete pregare, pregate» diceva una guardia giurata, chiusa nell’abitacolo di un portavalori investito da una pioggia di piombo. Lasciare il morto a terra è un inconveniente che si cerca di evitare, nonostante proprio da un colpo insanguinato – la strage della Grottella nel 1999 vicino a Lecce, con un bottino da tre miliardi di lire e tre vigilantes uccisi – si dice sia nata la “scuola dei cerignolani”, instradati da un criminale sardo che in Puglia era latitante. Da allora è stato un susseguirsi ininterrotto di colpi. Quelli riusciti, come la rapina da 4,8 milioni all’Ivri di Chieti nel marzo 2022, e quelli programmati e non portati a termine, come l’assalto a un portavalori che spostava decine di milioni di euro a Coblenza, in Germania, e quello alla società di trasporto valori Loomis vicino alla dogana di Chiasso nel 2017, entrambi sventati da blitz. Con questo piano, dicevano i cerignolani, si sarebbero «sistemati a vita», invece sono finiti in carcere.
La microcamera del basista
Ascoltandoli, i carabinieri hanno capito quanto seria sia la ditta. Ogni batteria ha molte armi a disposizione (generalmente provenienti dall’ex Jugoslavia), auto e camion rubati per bloccare le strade e per spostarsi, nascondigli per uomini e mezzi. Le bande hanno gerarchie, ma pochi legami familiari all’interno, con specializzazioni e divisione dei ruoli. Anni fa a Cerignola si scoprì che in campagna si tenevano lezioni di assalti. Una figura fondamentale è la talpa, onnipresente ma difficile da individuare. A Catanzaro, per esempio, il basista era un capoarea della Sicurtransport: ai rapinatori fornì i video del caveau ripresi con una microcamera nascosta in una penna. Proprio la precisa divisione dei ruoli è una delle caratteristiche che potrebbero connotare questi gruppi come associazioni a delinquere, ha spiegato il procuratore Giannella, così come la scientifica pianificazione dei colpi e l’uso di tecniche paramilitari, senza trascurare la capacità di prendere accordi con altre organizzazioni criminali. Venti anni fa un’inchiesta di Treviso scoprì che i cerignolani avevano pagato 400 mila euro a malavitosi lombardi per avere auto, ruspe, camion e armi. «Il confine tra banda criminale e organizzazione mafiosa è labile nella realtà, ma netto per la legge» dice Giannella. «I reati come rapine, furti d’auto, riciclaggio di pezzi da ricambio, assalti ai portavalori sono di competenza delle Procure ordinarie e questo determina un frazionamento investigativo che non sempre è positivo. Le Dda hanno maggiori capacità di coordinamento e di penetrazione investigativa, per cui sarebbe auspicabile un intervento normativo che attribuisca a noi la competenza su questi reati».