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Matera, I ragazzi dei cento Sassi

Alcuni dei ragazzi e ragazze under 35 che, dopo aver organizzato le primarie a Matera, sostengono Roberto Cifarelli, che ha battuto gli altri candidati. foto di Michele Piscitelli 

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Prima una petizione, poi le primarie apertissime. E ora un candidato che punta alla poltrona di sindaco di Matera. I partiti? Non pervenuti. Quello che ai “grandi” sembrava un gioco da bambini, si è rivelato un esperimento vincente. Reportage
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In principio fu la “petizione dei 100”, documento sottoscritto da cento under 35, che aveva come pilastri due parole: rinnovamento e partecipazione. Era il 17 febbraio, molti a Matera pensarono che si trattasse del maldestro tentativo di un manipolo di giovani di giocare a far gli adulti, senza immaginare che quel passo avrebbe sparigliato le carte della politica lucana in vista delle elezioni amministrative del 25 e 26 maggio. E avrebbe consegnato agli elettori un quadro sorprendente delle candidature, con pezzi di destra e sinistra uniti a sostegno del candidato sindaco Roberto Cifarelli. È lui il vincitore delle primarie “open city” del 7 aprile, probabilmente le prime non di coalizione che l’Italia abbia visto nei vent’anni in cui questo strumento è stato utilizzato per scegliere i leader dal basso. Al voto, quel giorno, hanno partecipato 5.082 persone, cioè il 10 per cento dei 50mila elettori (tra cui 28 under 18, con un rigido meccanismo di certificazione), chiamate a decidere t…

In principio fu la “petizione dei 100”, documento sottoscritto da cento under 35, che aveva come pilastri due parole: rinnovamento e partecipazione. Era il 17 febbraio, molti a Matera pensarono che si trattasse del maldestro tentativo di un manipolo di giovani di giocare a far gli adulti, senza immaginare che quel passo avrebbe sparigliato le carte della politica lucana in vista delle elezioni amministrative del 25 e 26 maggio. E avrebbe consegnato agli elettori un quadro sorprendente delle candidature, con pezzi di destra e sinistra uniti a sostegno del candidato sindaco Roberto Cifarelli. È lui il vincitore delle primarie “open city” del 7 aprile, probabilmente le prime non di coalizione che l’Italia abbia visto nei vent’anni in cui questo strumento è stato utilizzato per scegliere i leader dal basso. Al voto, quel giorno, hanno partecipato 5.082 persone, cioè il 10 per cento dei 50mila elettori (tra cui 28 under 18, con un rigido meccanismo di certificazione), chiamate a decidere tra cinque candidati, espressione di forze politiche diverse e anche contrapposte. Candidati che si sono impegnati a sostenere il vincitore nelle urne a fine maggio. Il risultato è stato che Cifarelli ha incassato quasi la metà dei voti (2.357) e il Pd, con cui è stato eletto due volte in Consiglio regionale (è stato anche assessore alla Regione e in Comune), si è diviso in tre, fino a negargli appoggio formale, ovvero una lista a sostegno con il simbolo del partito.

Ancora più dura la risposta di Forza Italia a Nicola Casino, che degli azzurri è stato capogruppo comunale: sospeso dalla segretaria regionale Elisabetta Casellati dopo la candidatura alle primarie aperte, che gli hanno portato 1.429 preferenze. Un terremoto che i cento della petizione di febbraio non ipotizzavano quando hanno lanciato l’idea delle primarie «nel campo progressista perché», come spiega Alessandro Venturo, 29 anni, operatore della Caritas di Bari, «è l’area a cui tutti noi del gruppo facciamo riferimento per esperienze, professioni, tradizioni familiari». Ma da sinistra nessuno ha risposto e, anzi, le prime schermaglie per le candidature hanno fatto capire che - «come nella migliore tradizione elettorale» - il motore delle scelte non sarebbero stati i programmi ma i nomi. «Qualcuno ha voluto incontrarci » racconta Luca Colucci, 29 anni, «ma la prima domanda era sempre “chi c’è dietro di voi?”, la stessa che ci fanno i giornalisti, e la risposta “nessuno” risultava a tutti poco credibile». E invece… «E invece siamo veramente noi e basta» ci dicono in una mattina tersa di fine aprile, arrivando alla spicciolata nel parco del Castello. Attorno gli autobus scaricano scolaresche e le guide raggruppano turisti da guidare nei Sassi.

Non solo folklore

«Il racconto di Matera interessa ancora» spiega Venturo, ma certo non può bastare quello cinematografico fatto di folklore e buona cucina, che incanta i visitatori e non risponde alle esigenze dei cittadini. «La città ha bisogno di un governo che pensi ai bisogni delle persone, lavoro, casa, servizi pubblici efficienti, tutela del patrimonio culturale e ambientale, innovazione e inclusione», era scritto nella petizione dei cento. E, per chiarirlo ulteriormente, i promotori si sono presentati di persona: Fabio Alba, avvocato di 29 anni in giacca e cravatta; Barbara Scarciolla, 26, operatrice teatrale che guida una moto più grande di lei; Raffaele Giannella, 32, impiegato in una cooperativa per l’integrazione; Nunzia Andrulli, 29, informatica. E Mauro Acito, che a 32 anni è tra i più “anziani” del gruppo e lavora nell’ambito della progettazione culturale. I loro nomi (tranne Mauro) sono gli stessi che si trovano nella lista “Materia futura. Dai giovani per Matera” insieme a quelli di altri 16 candidati ragazzi. Sono tutti figli dei Sassi, qualcuno ha studiato o fatto esperienze professionali in altre città o all’estero ? Raffaele a Lecce, Fabio a Milano, solo per citarne due – ma tutti sono convinti che «a Matera si può tornare. E restare». Il “come” è tutto da costruire.

Perché dopo il boom turistico esploso con “Matera capitale europea della cultura 2019”, anche grazie a film e fiction che ne veicolano l’immagine meglio di qualunque spot, adesso bisogna andare avanti. Il tasso di occupazione qui – nonostante il proliferare di b&b, ristoranti, attività legate al turismo – è fermo al 54,7 per cento (a fronte del 63 nazionale) e la disoccupazione all’8,3 (contro il 6,3). «Il problema è soprattutto l’occupazione femminile» dice Venturo «così come il costo delle abitazioni». Che ovviamente è salito di pari passo con la trasformazione di tante abitazioni in b&b e case vacanza. Moltissimi sono nei Sassi, alcuni di proprietà altri assegnati grazie a concessioni demaniali che stanno per scadere, e questo sarà uno dei problemi della nuova amministrazione comunale, insieme al rifinanziamento della Legge 771, che dal 1986 ha messo a disposizione fondi statali per il recupero del cuore storico della città. Ci sono poi i progetti finanziati con il Pnrr e la questione caldissima dell’area ex Barilla, che il Comune ha rinunciato ad acquistare all’asta lasciando l’affare a un privato, che ora vuole realizzare un polo polifunzionale con un parco. Ma si teme una speculazione edilizia: «Il prossimo Consiglio comunale dovrà occuparsene» dice Luca Colucci, che, alla domanda sull’inesperienza amministrativa dei giovani candidati risponde: «Siamo già in contatto con realtà nazionali di giovani amministratori che verranno qui a farci un po’ di scuola. Sappiamo che abbiamo bisogno di allenamento e non vogliamo farci trovare impreparati».

In campo diciotto liste

Attorno, del resto, hanno la politica con la P maiuscola, a partire da Cifarelli, sulla scena comunale e regionale da un trentennio, che raccoglie il sostegno di anime diverse, da Socialisti e +Europa a Italia Viva e Azione, pezzi di centrodestra con la lista del forzista sospeso Casino (Matera 2030) e parti del Pd ma senza simbolo, confluite nella lista Matera democratica (con cui è candidato anche il segretario cittadino dei dem Luigi Gravela). Il mancato concretizzarsi di un percorso comune del centrosinistra (che il segretario regionale dem Giovanni Lettieri ha definito <ingeneroso attribuire solo al Pd>) ricalca quanto accaduto un anno fa a Potenza e fa ipotizzare una resa dei conti successiva al voto all’interno del Partito democratico. In corsa per la poltrona di primo cittadino anche l’ex sindaco Domenico Bennardi del Movimento Cinque Stelle, la cui amministrazione è finita in anticipo a causa dello strappo degli alleati del centrosinistra. Il centrodestra candida Antonio Nicoletti, ingegnere già direttore generale dell’Azienda di promozione del territorio di Basilicata, oggi al vertice della Fondazione Matera Basilicata 2019, con sei liste. La lista civica “Democrazia materana” appoggia l’imprenditore del settore turistico Luca Prisco mentre l’avvocato Vincenzo Santochirico (già assessore comunale e regionale e presidente di Acquedotto lucano) è alla guida di “Progetto Comune Matera”, dopo che è fallito il tentativo di far convergere su di lui i voti del centrosinistra comprensivo di Partito democratico.In totale sono state presentate 18 liste, in cui corrono 500 candidati. La campagna elettorale, come ovunque, ormai è molto social, anche se in una città piccola come Matera il “porta a porta” conta ancora molto. Così come la capacità dei candidati di promettere favori, «finora sembra solo questo», dicono i giovani, secondo i quali l’abitudine di vendere i voti a 50 euro – documentata da più indagini nella vicina Bari, per esempio – qui non sembra essersi diffusa. «Noi promesse non ne possiamo fare», dicono i ragazzi, ed anche l’astensionismo che alle regionali 2024 qui ha superato il 40 per cento andrà combattuto con altri metodi. Rivolgendosi ai coetanei, per esempio, pur nella consapevolezza che molti di loro non andranno a votare, perché vivono o lavorano fuori «e rientrare a Matera per le elezioni è costoso». Anche di questo tema si è parlato nell’hackathon del 23 marzo, la maratona pubblica di idee in cui si è discusso di welfare, di soluzioni abitative, di imprenditoria giovanile e innovazione, di mobilità organica e di inclusività.

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