«Qui nel Bronx, a New York, dove vivo, a gennaio e febbraio l’atmosfera è stata davvero pesante. L’Ice, la polizia anti immigrati, era ovunque. Salivano sugli autobus, presidiavano le scuole, gli ospedali. Una cosa mai vista prima. Ora li vediamo meno. Come se non avessero, davvero, una strategia continuativa. Ma certamente hanno ottenuto il loro principale scopo: fare paura».Valeria Luiselli è la pluripremiata scrittrice d’origine messicana, ma da ormai quasi vent’anni negli States, autrice, fra l’altro di quell’Archivio dei bambini perduti, finalista al Booker Prize, e parzialmente ispirato dalle politiche adottate da Trump nel 2018. Quelle in base alle quali i genitori che attraversavano illegalmente il confine messicano-americano venivano separati dai figli.
Oggi qual è l’…
«Qui nel Bronx, a New York, dove vivo, a gennaio e febbraio l’atmosfera è stata davvero pesante. L’Ice, la polizia anti immigrati, era ovunque. Salivano sugli autobus, presidiavano le scuole, gli ospedali. Una cosa mai vista prima. Ora li vediamo meno. Come se non avessero, davvero, una strategia continuativa. Ma certamente hanno ottenuto il loro principale scopo: fare paura».Valeria Luiselli è la pluripremiata scrittrice d’origine messicana, ma da ormai quasi vent’anni negli States, autrice, fra l’altro di quell’Archivio dei bambini perduti, finalista al Booker Prize, e parzialmente ispirato dalle politiche adottate da Trump nel 2018. Quelle in base alle quali i genitori che attraversavano illegalmente il confine messicano-americano venivano separati dai figli.
Oggi qual è l’atmosfera che si percepisce?
«La realtà quotidiana, preoccupante, confusa, in rapidissima evoluzione, ci ha scioccati fino all’inazione. Diversamente dalla prima amministrazione Trump, dove tanti s’impegnavano in forme d’attivismo, oggi la cosa certo più disturbante è il senso di paralisi che ci assale e che ci circonda. Di recente qualche forma di reazione c’è stata, soprattutto nei mondi che conosco meglio: i circoli accademici e, a livello minore, quelli letterari. Ma resta, e mi preoccupa moltissimo, questo stato di attesa sospesa».
In che modo ci si è arrivati secondo lei?
«L’Amministrazione sta rispolverando vecchie leggi. Come l’Alien Enemies Act del 1798 usata per deportare i venezuelani. Una misura che permette di arrestare ed espellere senza processo cittadini stranieri quando la sicurezza nazionale degli Stati Uniti è minacciata da un altro Paese. È la stessa legge, per intenderci, che nel 1942 permise l’internamento in campi di prigionia degli americani di origine giapponese. Nemmeno la sorveglianza tecnologica è nuova: la Nsa, National Security Agency, agiva già ai tempi di Obama. I social hanno solo accresciuto la possibilità di una sorta di spionaggio quotidiano. Insomma, non tutto è frutto delle politiche repubblicane. Né possiamo dimenticare che l’America resta un Paese profondamente diviso razzialmente. C’è una parte della nazione secondo cui l’altra non dovrebbe far parte della collettività».
Stati Uniti, la legge sui “nemici alieni”del 1798 contro i rifugiati è ancora in vigole ed è attuata
E sul fronte della misoginia?
«Abbiamo un governo che aspira a sottoporre le donne a una vera violenza riproduttiva. Vuole toglierci la possibilità di scegliere se e quando avere figli. E di rendere più complesso l’accesso al diritto di voto».
Pensa che davvero sia verosimile che gli Stati Uniti scivolino verso una qualche forma di dittatura?
«Io ho paura che il sistema di garanzie possa saltare. Si sta tentando di spostare il bilanciamento di poteri a beneficio di quello esecutivo. Molte delle istituzioni che finora hanno funzionato tenendoci uniti sono a rischio. Se questo accadrà, il Paese sprofonderà in una dittatura irreversibile. Certo, non ci siamo ancora arrivati. E ovviamente spero ancora che ci si fermi prima. Il caos e la sciatteria con cui il governo sta operando, potrebbe impedirgli di fare tutto il male a cui aspira. Se crei il caos, in qualche modo ti torna indietro...».
Come reagire?
«Dobbiamo respingere in maniera ferma e costante l’estremismo di quelli che oggi sono al potere. Non parlo di atti rivoluzionari, ma di una resistenza umana, una resistenza quotidiana, che impedisca loro di fare altri danni. Noi dobbiamo essere capaci di agire come rivoli di pioggia che non si possono contenere».
Sul Venerdì del 16 maggio 2025