Massimo Giannini: In nome dell’articolo 21
di Massimo GianniniCaro Giannini, lei che si dichiara sempre progressista non prova un forte sdegno di fronte alla vicenda di Emanuele De Maria? Già condannato a 15 anni per omicidio, “premiato” dopo pochi anni con il lavoro all’esterno, poi evaso dal carcere di Bollate, di nuovo omicida e infine suicida, essendosi gettato dal Duomo di Milano. Va bene lo Stato di diritto, ma non le sembra una vergogna?
Laura Ilaria Girardi
Carissima Laura Ilaria, condivido il suo sdegno. Quello di De Maria è senz’altro un caso di cattiva amministrazione della giustizia. Lo è per la condanna troppo mite dopo il primo femminicidio del 2016, quando massacrò a coltellate la 23enne Oumaima Racheb. Lo è per la misura premiale del “lavoro esterno” al carcere, concesso dall’art…
Caro Giannini, lei che si dichiara sempre progressista non prova un forte sdegno di fronte alla vicenda di Emanuele De Maria? Già condannato a 15 anni per omicidio, “premiato” dopo pochi anni con il lavoro all’esterno, poi evaso dal carcere di Bollate, di nuovo omicida e infine suicida, essendosi gettato dal Duomo di Milano. Va bene lo Stato di diritto, ma non le sembra una vergogna?
Laura Ilaria Girardi
Carissima Laura Ilaria, condivido il suo sdegno. Quello di De Maria è senz’altro un caso di cattiva amministrazione della giustizia. Lo è per la condanna troppo mite dopo il primo femminicidio del 2016, quando massacrò a coltellate la 23enne Oumaima Racheb. Lo è per la misura premiale del “lavoro esterno” al carcere, concesso dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario ai detenuti per i quali non sussista pericolo di fuga o rischio di altri reati. De Maria, prima di gettarsi dal Duomo, ha violato entrambe le condizioni, fuggendo dal carcere e uccidendo un’altra donna, Chamila Wijesuriya. È una tragedia che si poteva evitare, come pensa tanta gente? Certamente sì: il ministro Nordio ha disposto un’ispezione per accertare eventuali errori del Tribunale di sorveglianza. Dobbiamo sbattere in galera tutti i rei e buttare la chiave, come dice qualche politicante? Assolutamente no: chi ha sbagliato deve pagare, e la certezza della pena è fondamento dello Stato di diritto. Ma chi dimostra un effettivo ravvedimento merita una chance. L’articolo 21 serve a questo, e i numeri dicono che funziona. Tornano a delinquere il 69 per cento dei detenuti che hanno scontato tutta la pena in prigione, ma solo il 5 per cento di quelli che invece ne hanno scontata una parte lavorando all’esterno. Il carcere dovrebbe essere anche redenzione, non solo punizione. Anche questo è un fondamento dello Stato di diritto, oltreché un principio di civiltà giuridica.
I soprusi su chi lavora e l’impossibilità di denunciare
Caro Giannini, ho letto la lettera di venerdì scorso, sul giovane neo assunto al quale il datore di lavoro impone la restituzione in contanti della quota del Tfr. Ho ripensato a un amico che vive in Italia da una decina d’anni, lavoratore onesto e volenteroso, famiglia con bambini piccoli, contratto a tempo indeterminato ottenuto ingoiando tante ingiustizie. Anche a lui, ogni mese, detraggono dalla busta-paga 100-200 euro, con la scusa che l’autista del furgone ha preso una o più multe. Ma non fanno vedere i verbali, perciò non può contestare nulla. Ho dimenticato di dire che si tratta di un giovane immigrato di pelle nera. E il mio cruccio più grande è quello di non poter fare nulla.
Stefania Martinelli - Rivanazzano (Pavia)
Cara Stefania, questa sua segnalazione è già una risposta implicita al suo cruccio. Forse non è proprio così vero che non possiamo fare nulla: denunciare fatti e misfatti di ordinaria o straordinaria violazione dei diritti di chi lavora, come fa lei adesso, è un contributo importante. Lavoro nero, sfruttamento, bassi salari, violazioni contrattuali: sono uno scandalo che ci riguarda tutti. Compresi i migranti, senza i quali la nostra economia si fermerebbe. L’ha ribadito anche Mattarella, il Primo Maggio: «Il trattamento dei migranti - con salari che secondo l’Oil risultano inferiori di un quarto rispetto a quelli dei connazionali, se non addirittura con fenomeni scandalosi come il caporalato - va contrastato con fermezza». È giusto ricordarlo. Sempre.
E ora una grande piazza per chiedere la pace
Buongiorno Giannini, Don Ciotti a Propaganda Live ha parlato delle terribili guerre, anche non lontane da noi, dove si contano migliaia di morti mentre i vivi sopravvivono senza più casa, cibo, acqua, medicine. E ha lanciato un appello al mondo intero, affinché non rimanga sordo e indifferente di fronte a tanta tragedia. Sarebbe impossibile prendere spunto da quanto fatto con successo da Michele Serra sull’Europa, e riunire le piazze di tutte le città italiane per dire “BASTA” a tutti i crimini di guerra in atto?
Rita Palmucci
Cara Rita, di manifestazioni per la pace, come lei propone, bisognerebbe farne una al giorno. In tutte le città non solo d’Italia, ma d’Europa. Servirebbe a poco, perché nessun corteo ferma Putin o Netanyahu. Ma la testimonianza conta. Papa Leone segue il magistero di papa Francesco. Non risolve, ma consola.
Non si tratta solo di vendetta: Israele difende la sua terra
Caro Giannini, l’interpretazione delle azioni militari di Israele sempre in termini di vendetta mi sembra viziata dal pregiudizio cristiano che rimprovera ai giudei l’eccessivo attaccamento a logiche veterotestamentarie. È probabile che i ministri estremisti di destra del governo Netanyahu cerchino vendetta, ma Israele ha soprattutto una necessità militare oggettiva e vitale: evitare che un vicino possa organizzare in futuro altri pogrom come il 7 ottobre e fermare definitivamente i lanci di missili contro il suo territorio.
Livio Sirovich – Trieste
Caro Livio, l’ho scritto tante volte. Considero Israele un “presidio” irrinunciabile di democrazia, in un’area del mondo dominata dal jihadismo. E giudico il 7 ottobre un pogrom mostruoso, 1.300 civili ebrei sterminati solo “perché ebrei”. Premesso questo, non bollerei come “pregiudizio cristiano” quello di chi – me compreso - ritiene la reazione israeliana sulla Striscia una “pulizia etnica” ancora più mostruosa ai danni dei civili palestinesi. Certo che Israele si deve difendere dai missili che piovono dal Libano e dallo Yemen, certo che per evitare altri 7 ottobre deve estirpare il terrorismo che da Hamas all’Iran persegue la “distruzione dello Stato sionista”. Ma io la penso come Anna Foa: con il bagno di sangue a Gaza, Netanyahu otterrà il risultato opposto: il “suicidio di Israele”.
Sono Berlusconi & Co. che ci hanno portato Meloni
Caro Giannini, come antidoto ai “pensieri che non condivide”: provi a pensare che Berlusconi, Fini, Follini, Letta, Pera, Casini, Urbani, Pisanu “et alii” son quelli che ci han portato a Meloni, Salvini, Lollo e Santanchè.
Franco Sciarini
Caro Sciarini, non le do torto. Ma se ragioniamo su cause ed effetti, possiamo metterci anche quelli in mezzo tra il Cav e l’Underdog: Monti e Bersani, Letta e Renzi, Conte e Draghi. Così non ne usciamo.
Sul Venerdì del 23 maggio 2025