Cara signora Aspesi, sono di formazione un laico-ateo, ma sempre attento alle questioni della Chiesa, che hanno una grande influenza geopolitica, spirituale e morale sulla nostra società e sui suoi costumi. Ho sempre apprezzato papa Francesco, per la solare schiettezza con cui ha combattuto vizi secolari della Chiesa, per le aperture verso le donne, i divorziati, gli omosessuali, e l’attenzione costante ai dimenticati, portatida lui in primo piano. Posso dire di essermi, grazie a lui, riavvicinato a Dio ed alla Chiesa. Ora, con l’elezione di Leone XIV, temo una parziale retromarcia rispetto ad alcuni temi; Prevost è sicuramente attento agli ultimi, ha fatto il missionario in Perù per vent’anni, è contro le politiche scellerate di Trump sull’immigrazionee l’economia, è colto e moderno. Dall’altro lato, almeno da cardinale, ha mostrato un’ostinata chiusura su famiglia (per lui l’unica è quella eterosessuale legata dal matrimonio), diritti della comunità Lgbt, sessualità, celibato dei pr…
Cara signora Aspesi, sono di formazione un laico-ateo, ma sempre attento alle questioni della Chiesa, che hanno una grande influenza geopolitica, spirituale e morale sulla nostra società e sui suoi costumi. Ho sempre apprezzato papa Francesco, per la solare schiettezza con cui ha combattuto vizi secolari della Chiesa, per le aperture verso le donne, i divorziati, gli omosessuali, e l’attenzione costante ai dimenticati, portatida lui in primo piano. Posso dire di essermi, grazie a lui, riavvicinato a Dio ed alla Chiesa. Ora, con l’elezione di Leone XIV, temo una parziale retromarcia rispetto ad alcuni temi; Prevost è sicuramente attento agli ultimi, ha fatto il missionario in Perù per vent’anni, è contro le politiche scellerate di Trump sull’immigrazionee l’economia, è colto e moderno. Dall’altro lato, almeno da cardinale, ha mostrato un’ostinata chiusura su famiglia (per lui l’unica è quella eterosessuale legata dal matrimonio), diritti della comunità Lgbt, sessualità, celibato dei pretie ruolo delle donne in Vaticano e nella società. Le confesso che ho paura di allontanarmi di nuovo, com’era ai tempi dell’oscurantista Benedetto XVI e del mondano (coi suoi costumi) ma severo (con gli altri) razzolatore San Giovanni Paolo II. Lei come la vede? Da Papa, Prevost cambierà rotta rispetto alle sue idee cardinalizie o le porterà avanti? Un caro saluto,
Andrea Costanzi
Mi perdoni, ma lei crede in Dio o nell’uomo che qui sulla terra lo rappresenta? Credo che mai si sia parlato tanto e con tanta speranza di un Papa, che si ritrova a essere eletto al massimo soglio in un momento tragico per tutti, con le guerre orribili e i palestinesi civili che muoiono a Gaza. Io stessa, laica, mi sono commossa davanti al sorriso di pace e al coltissimo americano che oggi ci fa da Papa, un uomo di aspetto ancora giovanile, che parla benissimo le lingue compreso l’italiano, e, chiedo scusa se posso osare, di bell’aspetto. Io non credo che il Papa debba essere qualcosa di diverso, e se approvasse con entusiasmo gli Lgbt ne saremmo forse dispiaciuti. E poi perché dovrebbe? Perché la Chiesa è eterna e del resto anche papa Francesco non li approvava, al massimo aveva per loro parole di compassione. Io credo che lei dovrebbe forse aspettarsi il meglio da questo Papa e altrimenti continuare a credere in ciò che ci ha conquistato col papa Francesco.
Matrimoniale o letti separati? Non ho dubbi, meglio da soli
Gentile Aspesi, il tema è di quelli piuttosto caldi e discussi. Eppure, molto spesso le coppie lo tengono nascosto. Un po’ anche per vergogna, che poi in fondo non ce ne sarebbe. In molte società occidentali la condivisione del letto matrimoniale è un segnale di relazione di coppia sana e funzionale. È una convinzione che arriva da lontano, per ragioni storiche e culturali, ma da anni è spesso messa in discussione da chi sostiene che dormire in letti separati sia in alcuni casi una scelta preferibile sotto molti aspetti. Chi scrive dorme da sempre nel letto con la moglie, ma entrambi abbiamo sempre pensato a letti separati. Purtroppo, gli spazi non lo consentivano. Adesso ci sarebbe la possibilità e ne parliamo, senza arrivare ancora a una decisione. Parlo, allora, di dormire in due camere da letto, affiancate ma separate. La ritengo una decisione salvifica. Spesso si hanno orari diversi. C’è chi si addormenta prima e non ama vedere la televisione. Questo è il mio caso. E poi, sempre per quanto mi riguarda, mi sveglio molto prima dell’alba e può dare fastidio. Io e mia moglie un equilibrio l’abbiamo sempre trovato e lo troveremodi sicuro. Lei che cosa ne pensa?
N.C. Napoli
Che cosa ne penso io? Che dormire nel proprio letto, da soli, è una gran bella soluzione, un modo felice di addormentarsi, senza qualcuno che stia sveglio, che russi e che con l’andare degli anni diventi una speciedi tormento. Io non so la vostra età, ma penso che, dopo anni di assalti felici, che senso ha dormire insieme, con tutti i suoi fastidi? Senta, le do un simpatico consiglio: quando con sua moglie avrete deciso di separarvi (di letto!), organizzi una festa con due soli invitati, voi due, magari con champagne, e poi finalmente bacio della buonanotte e via verso il letto singolo, in cui, sono sicura vi troverete benissimo.
Finalmente parliamo di una magnifica scrittrice
Quando ho saputo che Fuori è l’unico film italiano in concorso a Cannes, mi sono emozionato. Perché racconta la storia di Goliarda Sapienza, una scrittrice nata nella mia città, Catania, nel 1924. E non in un quartiere qualsiasi, ma a San Berillo, quello che per anni è stato definito “malfamato”, come se la povertà e il margine fossero una colpa. Goliarda veniva da una famiglia che oggi definiremmo ingombrante: padre socialista, madre sindacalista e femminista, entrambi fieramente antifascisti. In casa sua si diceva che un Paese lo si conosce davvero solo dal carcere, dall’ospedale e dal manicomio. Ed è proprio da lì che Goliarda ha voluto guardare il mondo, scegliendo con coraggiodi attraversare la vita non dal centro, ma da quei margini dove si annidala verità. «Il carcere è sempre statoun mio desiderio», diceva a un perplesso Enzo Biagi. Parole forti, scomode, che ancora oggi mettono a disagio. Ma Goliarda non ha mai cercato di piacere, solo di capire. E nei suoi libri L’università di Rebibbia e Le certezze del dubbio racconta quel mondo femminile fatto di dolore, di rabbia, ma anche di dignità e resistenza. Racconta un’umanità che non ha voce, se non nelle pagine che lei ha scritto con una lucidità che brucia. Io credo che Goliarda oggi parli anche a noi, a questa Catania che l’ha vista nascere ma forse non l’ha mai accolta davvero. Una città che spesso dimentica le sue figlie migliori, quelle che non stanno al loro posto. Quelle che, come lei, sono sempre state fuori. Fuori dalle convenzioni, dal sistema,dai compromessi. Eppure è proprio lì, fuori, che si respira la libertà più autentica. Quella che non ha bisogno di autorizzazioni. Quella che si paga cara, ma che non ha prezzo.
Francesco Vitale, Catania
Gentile signor Vitale, le sono molto grata di aver portato Goliarda Sapienza fra queste lettere, perché con lei può capitare di nuovo di sentirsi, come allora negli anni 80, libera, la più libera. I libri che lei ricorda, Le certezze del dubbio e L’università di Rebibbia sono un esempio di cosa voglia dire essere “Fuori”, fuori dal carcere, fuori dalle convenzioni, insomma fuori. Il film è nelle sale italiane da ieri, 22 maggio. È bello che lei ricordi questa magnifica catanese per i suoi bei libri (L’arte della gioia), oltre che per il suo bisogno di assoluta libertà. Il regista è Mario Martone, la sceneggiatrice è la sua bella moglie Ippolita di Majo.
Sul Venerdì del 23 maggio 2025