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Tutti pazzi (o quasi) per le lontre

Due esemplari di lontra (Shutterstock) 
In Giappone va di moda tenerle in casa e nei caffè, alimentando il bracconaggio. In Europa si riprendono i fiumi, facendo arrabbiare i pescatori sportivi
3 minuti di lettura

In Giappone le lontre dalle piccole unghie orientali (Aonyx cinereus) spopolano sui social: hanno profili Instagram e canali YouTube dedicati come quello di Kotaro e Hara, una coppia di lontre “domestiche” con quasi due milioni di follower. Ma non finisce qui: gli otter café, locali in cui tra un’ordinazione e l’altra è possibile accarezzare e giocare con questi amichevoli mustelidi, vanno molto di moda. Il segreto di tanto successo? «Sono animali socievoli», ci spiega la zoologa Anna Loy dell’università del Molise, coordinatrice assieme all’americana Nicole Duplaix del Gruppo specialisti Lontra dell’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). «In natura vivono in gruppi familiari numerosi e complessi e giocano molto: è così che i cuccioli imparano a cacciare e sopravvivere. Inoltre, usano molto le mani per la manipolazione, un tratto “umano” che le rende ancora più simpatiche».

In Giappone le lontre dalle piccole unghie orientali (Aonyx cinereus) spopolano sui social: hanno profili Instagram e canali YouTube dedicati come quello di Kotaro e Hara, una coppia di lontre “domestiche” con quasi due milioni di follower. Ma non finisce qui: gli otter café, locali in cui tra un’ordinazione e l’altra è possibile accarezzare e giocare con questi amichevoli mustelidi, vanno molto di moda. Il segreto di tanto successo? «Sono animali socievoli», ci spiega la zoologa Anna Loy dell’università del Molise, coordinatrice assieme all’americana Nicole Duplaix del Gruppo specialisti Lontra dell’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). «In natura vivono in gruppi familiari numerosi e complessi e giocano molto: è così che i cuccioli imparano a cacciare e sopravvivere. Inoltre, usano molto le mani per la manipolazione, un tratto “umano” che le rende ancora più simpatiche».

Allevarle poi è facile, non a caso sono le lontre più diffuse negli zoo di tutto il mondo. «Ma dal 2018 sono strettamente protette dalla Cites, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione: è proibito tenerle, allevarle e venderle per scopi commerciali», prosegue l’esperta.

Ma il commercio illegale continua. Un recente studio pubblicato sulla rivista Conservation Science and Practice ha analizzato il Dna mitocondriale di esemplari tenuti nei café e sequestrati negli aeroporti giapponesi: il 75 per cento arriva dalla Thailandia meridionale, probabile hotspot del bracconaggio della specie, una delle 14 esistenti. Molte delle quali in pericolo. «La rarissima e poco conosciuta lontra sumatrana (Lutra sumatrana) del Sudest asiatico, per esempio, rischia l’estinzione a causa della perdita dell’habitat e della caccia per la carne e la pelliccia», aggiunge Loy.

Le lontre hanno una pelliccia fitta fitta, quelle marine la più densa del regno animale, e per questo sono state a lungo perseguitate anche in Europa dove vive la lontra euroasiatica (Lutra lutra), la più diffusa nel mondo.

«A partire dagli anni Quaranta, le lontre europee sono andate incontro a un drammatico declino a causa di caccia, distruzione dell’habitat e uso massiccio di pesticidi, in particolare i policlorobifenili, che inquinavano i corsi d’acqua dolce in cui vivevano», spiega la zoologa. «Poi nel 1983 i policlorobifenili sono stati messi al bando e, anche grazie alla Direttiva Habitat per la protezione della specie e del suo ambiente, dagli anni Duemila è iniziato il recupero di molte popolazioni europee». Anche in Italia, dove la specie è in ripresa. Gli ultimi censimenti (animali notturni, solitari ed elusivi, il segno più evidente della loro presenza sono gli escrementi chiamati spraint che vengono deposti in bella vista perché servono a marcare il territorio) confermano la presenza della lontra al Sud, da sempre roccaforte della specie, il suo ritorno nell’arco alpino e qualche timido affaccio nel Lazio e nelle Marche. Le stime parlano di una popolazione di 800-mille individui, comunque troppo pochi per essere fuori pericolo: ne servirebbero 5 volte tanti e la Giornata mondiale della Lontra, il prossimo 29 maggio, serve anche a ricordare che gli sforzi di tutela non vanno abbandonati. Le lontre europee, comunque, pian piano si stanno riprendendo i loro fiumi, anche sfruttando il mare. «Per colonizzare nuovi bacini di acqua dolce possono spostarsi di foce in foce attraverso il mare, anche se non possono restarci a lungo per questioni di termoregolazione. Al contrario dei cetacei e di mammiferi marini come le foche, le lontre non hanno infatti grasso per proteggersi dal freddo e si mantengono al caldo solo grazie alla pelliccia. Ma in acqua salata il pelo trattiene più umidità e si rovina, facendo perdere calore al corpo», spiega sempre Loy. Nessun problema invece per trovare cibo, dopotutto il mare è pieno di pesci, molluschi e crostacei.

Ma in acqua salata le lontre euroasiatiche cacciano in modo diverso: sono attive soprattutto di giorno e usano la vista anziché le vibrisse. Come fossero lontre di mare (Enhydra lutris), insomma, le uniche marine al cento per cento insieme alla lontra del Cile o chungungo (Lontra felina), che ormai si trovano solo lungo le coste della California centrale minacciate da petrolio, bracconaggio e reti dei pescatori.

In loro difesa, e a ricordare quanto siano importanti per mantenere in buona salute le foreste di kelp (si mangiano le stelle marine che altrimenti danneggerebbero questi importanti ecosistemi), è intervenuta anche la primatologa Jane Goodall, che un mesetto fa ha tenuto una “lezione” su un catamarano elettrico nella Baia di Monterey, California, dove questi animali sono autentiche icone. Rispetto alle cugine americane, le lontre europee per fortuna soffrono meno le ostilità degli umani. «I conflitti maggiori sono con gli impianti di acquacoltura e con i pescatori di pesca sportiva: perché le lontre gli soffiano le trote, i trofei più ambiti».A riguardo, l’Austria ha già ottenuto una deroga alla Direttiva Habitat in parecchi lander per abbattere fino a 40 lontre l’anno: è un provvedimento mirato a ridurre i conflitti con le associazioni di pesca che hanno interessi economici importanti, ma non una buona notizia per questi animali», conclude la studiosa. In Italia lo stesso problema potrebbe manifestarsi in alcune aree del Nordest. E qualche complicazione potrebbe esserci con la conservazione dei gamberi di fiume, una specie protetta che vive in aree dove la lontra sta tornando.

Sul Venerdì del 23 maggio 2025

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