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L’astronauta Luca Parmitano: “Per lo Spazio l’Europa deve fare di più”

Luca Parmitano. NASA-JSC 
«Siamo tra i primi al mondo» dice il recordman delle passeggiate spaziali. «Ma ci manca il supporto politico che hanno americani, russi e cinesi».
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L’Europa guarda in alto, verso la frontiera naturale delle stelle. Quindi se parliamo di programmi spaziali non sono certo i tempi di un mandato presidenziale americano a farci raffreddare i motori. Parola di Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con all’attivo 366 giorni, 23 ore e 30 minuti di vita spaziale nonché sei passeggiate extraveicolari per un totale di 33 minuti (record Esa) in galleggiamento fuori dalla Stazione spaziale internazionale (Iss). Raggiunto in videochiamata durante una pausa del suo lavoro a Houston, ci riporta coi piedi tra le nuvole.

Che cosa succede allo Spazio europeo in questo particolare momento storico, tra guerre, tensioni internazionali, e l’imprevedibilità di Donald Trump?

«In realtà, dal nostro punto di vista, non credo che questo sia un “particolare momento storico”. O meglio: è da quando sono astronauta che sento ripetere che siamo in un “particolare momento storico”. Ma per noi non sta succedendo niente che non si…

L’Europa guarda in alto, verso la frontiera naturale delle stelle. Quindi se parliamo di programmi spaziali non sono certo i tempi di un mandato presidenziale americano a farci raffreddare i motori. Parola di Luca Parmitano, astronauta italiano dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con all’attivo 366 giorni, 23 ore e 30 minuti di vita spaziale nonché sei passeggiate extraveicolari per un totale di 33 minuti (record Esa) in galleggiamento fuori dalla Stazione spaziale internazionale (Iss). Raggiunto in videochiamata durante una pausa del suo lavoro a Houston, ci riporta coi piedi tra le nuvole.

Che cosa succede allo Spazio europeo in questo particolare momento storico, tra guerre, tensioni internazionali, e l’imprevedibilità di Donald Trump?

«In realtà, dal nostro punto di vista, non credo che questo sia un “particolare momento storico”. O meglio: è da quando sono astronauta che sento ripetere che siamo in un “particolare momento storico”. Ma per noi non sta succedendo niente che non sia già successo. Per esempio, facciamo un passo indietro al 2008. Una delle azioni più clamorose del governo Obama fu cancellare Constellation, un programma Nasa con l’obiettivo di mandare astronauti sulla Iss poi sulla Luna e da lì su Marte. Poi però l’esplorazione spaziale è andata avanti lo stesso. Ovviamente tutto dipende dai legami tra la politica e le agenzie spaziali, che negli Stati Uniti e in Europa sono molto diversi».

In che senso? La politica spaziale europea è più solida?

«Non si possono fare confronti. La Nasa dipende direttamente dal budget del governo americano. E siccome il governo può cambiare ogni quattro anni, ogni quattro anni ci possono essere cambiamenti anche nello Spazio. In compenso per quattro anni la Nasa può contare sul supporto del governo. In Esa invece sono rappresentati 24 Paesi e quindi 24 idee, politiche, piani industriali diversi. Ma quello che cambia davvero è che noi abbiamo un approccio bottom-up, cioè da noi è Esa che ha la visione degli aspetti programmatici per lo Spazio europeo e li propone al consiglio dei ministri. Quindi noi possiamo portare a termine i nostri programmi, però dobbiamo sempre chiedere supporto alle amministrazioni. Lo abbiamo scritto, qualche anno fa, nel manifesto degli astronauti europei».

Cioè? Che cosa chiedono gli astronauti europei?

«Chiediamo di allinearci alle altre agenzie che hanno un forte supporto politico: quella indiana, la cinese, la russa, l’americana… Perché è vero che siamo noi gli esperti dello Spazio, ma serve anche il riscontro dei decision maker, che in fondo rappresentano tutti noi cittadini europei. Insomma: quando si parlerà di tornare sulla Luna, vogliamo sederci al tavolo delle trattative da pari. E come dicono gli americani: se non ti siedi al tavolo, sei nel menu!».

I cittadini europei secondo lei credono nello Spazio?

«Questo è un punto cruciale, per lo Spazio e per tutta la scienza. Chi fa il politico deve parlare di cose rapide e tangibili, mentre la ricerca ha tempi lunghi e un valore che può non essere immediato. Un esempio a cui sono affezionato. A bordo della Iss c’è un esperimento unico che si chiama Ams e che sta dando risultati incredibili, capaci di ridisegnare la nostra conoscenza dell’universo. Fantastico, ma difficile da far apprezzare al cittadino. Eppure bisogna dire che sì, l’avventura spaziale ha ricadute pratiche nei trasporti, nelle comunicazioni, nella salute, ma ha soprattutto un valore assoluto per la conoscenza. E poi la scienza anticipa. Altro esempio: sulla Iss c’è anche un esperimento per lo studio del nostro corpo nell’ambiente. Si tratta di afferrare un oggetto in assenza di peso e di manipolarlo. Oggi ci permette di capire come funzionano i nostri “sensori periferici”. Ma in futuro, quando avremo la tecnologia, ci costruiremo nuovi arti artificiali».

A proposito di Iss: che cosa le succederà? Si parla molto delle prossime stazioni commerciali…

«Certo, ed è importante. Perché quando la Iss sarà dismessa l’umanità avrà comunque bisogno di un accesso all’orbita bassa. Ma l’Iss davanti a sé ha ancora almeno cinque anni di vita. Ricordiamoci che secondo il progetto iniziale doveva vivere quindici anni: siamo già a 25 e arriveremo a trenta. È un successo straordinario, oltre che una sfida tecnologica continua. Quindi aspettiamo a suonare le campane a morto! E, comunque, quando la Iss sarà dismessa, non sarà un funerale, ma la celebrazione di uno dei maggiori successi scientifici, tecnologici, esplorativi nonché il più grande successo della cooperazione scientifica internazionale di tutta la storia dell’umanità».

Sì, ma dopo noi europei come ce la caveremo?

«Abbiamo strutture di lancio e un’industria aerospaziale tra le prime al mondo. Ricordiamoci che il 50 per cento del volume della Iss è stato costruito a Torino, che i nostri satelliti per l’osservazione terrestre sono i migliori, che il nostro sistema di navigazione Galileo è superiore al Gps…È vero: non abbiamo ancora un sistema di trasporto umano spaziale. Ma ci stiamo lavorando, e in particolare ci sta lavorando la mia collega Samantha Cristoforetti».

E lei, Parmitano, che cosa sta facendo?

«Il mestiere più bello del mondo! Anche fuori dal mondo... Seguo vari progetti: adesso mi trovo a Houston come ufficiale di collegamento per il volo spaziale umano tra Nasa ed Esa. Dal punto di vista operativo sono istruttore. Mi occupo di programmi come il Lunar Gateway, che sarà una stazione orbitante intorno alla Luna (progetto Esa, Nasa e Jaxa – agenzia spaziale giapponese – il cui lancio è previsto per il 2027, ndr). Un astronauta non ha un’agenda fissa!»Tornerà presto nello Spazio?«È una domanda da un milione di dollari! Beh: sono relativamente giovane come astronauta. E sì, mi piacerebbe tornare nello Spazio nei prossimi anni».

Sul Venerdì del 30 maggio 2025

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