Con un titolo italiano, Aragoste a Manhattan, che fa torto all’originale La cocina, da una settimana è nelle sale un film di Alonso Ruizpalacios, regista messicano noto ai cinefili. Ispirato a una pièce teatrale del 1957, The Kitchen di Arnold Wesker, La cocina è ambientato nella contemporaneità del cuore americano, oggi parecchio aritmico anzi pre-infartuale. Questo cuore è The Grill, affollato ristorante al centro di Manhattan, trappola in tutti i sensi: la sala lo è per i turisti, la cucina per i lavoratori, molti dei quali lavorano qui perché accolti, arma a doppio taglio, senza documenti.
«Ho iniziato a fantasticare su questo film», dice il regista, «quando lavoravo come lavapiatti al Rainforest Café nel centro di Londra, negli anni dell’università. Quello che mi ha colpito è il sistema …
Con un titolo italiano, Aragoste a Manhattan, che fa torto all’originale La cocina, da una settimana è nelle sale un film di Alonso Ruizpalacios, regista messicano noto ai cinefili. Ispirato a una pièce teatrale del 1957, The Kitchen di Arnold Wesker, La cocina è ambientato nella contemporaneità del cuore americano, oggi parecchio aritmico anzi pre-infartuale. Questo cuore è The Grill, affollato ristorante al centro di Manhattan, trappola in tutti i sensi: la sala lo è per i turisti, la cucina per i lavoratori, molti dei quali lavorano qui perché accolti, arma a doppio taglio, senza documenti.
«Ho iniziato a fantasticare su questo film», dice il regista, «quando lavoravo come lavapiatti al Rainforest Café nel centro di Londra, negli anni dell’università. Quello che mi ha colpito è il sistema di caste che ancora esiste nelle cucine ed è parte essenziale del loro funzionamento». Oltre le porte di servizio del ristorante c’è l’intero mondo delle migrazioni. Fate attenzione alle frontiere, giocano un ruolo importante in questo film: tra sala e cucina, direzione e personale, americani e stranieri, stranieri e stranieri. Una delle cose più belle è la continua babele delle lingue, una delle scene più riuscite è quando ciascuna di queste lingue pronuncia le sue parolacce. Nella frenesia delle comande prende corpo una storia d’amore, complicatissima, tra un cuoco messicano, Pedro, e una cameriera americana, Julia. La regia di Ruizpalacios è virtuosistica e impetuosa, a volte didascalica nella spiegazione del messaggio politico (come quando la cucina si allaga di coca-cola), ma alcune scene, mentre seducono gli occhi, sanno toccare il cuore. Se lo andrete a vedere sappiate che hoja santa è il nome popolare del pepe messicano la leggenda vuole che sui rami dell’arbusto aromatico Maria abbia steso ad asciugare i panni di Gesù.